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27 marzo

Lettere al Direttore

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emanzini@laprovinciacr.it

29 Marzo 2017 - 04:00

IL CASO

Il ruolo dei partiti nella costituzione.I cittadini privati della loro sovranità

Signor direttore,
in una stanza poco illuminata, si discuteva della ‘anteriorità’ dei diritti dell’uomo rispetto allo stato, ossia di cosa fosse nato prima fra i due. Il socialista Giovanni Lombardi, con sguardo fiero dietro agli occhiali dalla forma circolare, affermava che «i diritti dell’uomo non sono nati prima di quelli dello Stato, ma si sono affermati attraverso i grandi rivolgimenti sociali». Il suo compagno di partito, Lelio Basso, si affrettava a supportarlo, dichiarandosi in disaccordo con la relazione del democristiano Giorgio La Pira sulla «priorità della persona umana sulla società organizzata in stato» e sentenziando che «la persona non può esistere, come tale, senza la società nella quale vive». Il relatore La Pira, pacatamente obiettava che in tema di diritti naturali si era ispirato alle dichiarazioni contenute nel preambolo della Costituzione francese, aggiungendo pure, quasi per acquisire la benevolenza dei suoi interlocutori, come quest’ultima fosse il risultato di una prevalenza socialcomunista. Ancora Lombardi, stentoreo, rispondeva che «socialisti e comunisti non possono accettare quelle dichiarazioni, che sono ispirate ad un concetto individualistico della persona e che contrastano con il fatto che il diritto è sempre di natura sociale». Lo sguardo vigile del comunista Palmiro Togliatti, cadeva su tutti i presenti. Il presidente Umberto Tupini, per evitare di esasperare le posizioni, aggiornava la seduta all’indomani. I diciotto componenti la prima sottocommissione dell’Assemblea Costituente, defluendo lentamente all’esterno in una Roma affamata e deturpata dai segni della guerra, assaporavano il piacevole tepore di un tramonto di settembre del 1946, forse ignari di avere posto le basi di un concetto di individualità collettiva che avrebbe soffocato, nella futura Costituzione, quello di individualità personale. Una filosofia, questa, che si sarebbe poi suggellata nell’articolo 49 del definitivo testo costituzionale, che avrebbe sancito il ruolo esclusivo dei partiti - individualità collettiva - nel concorrere a determinare la politica dell’Italia, privando il cittadino - individualità personale - della sua sovranità naturale.
Andrea Giacalone
(Cremona)

La Costituzione italiana del 1948 fu la prima, a livello internazionale, a dedicare una disposizione (l’articolo 49, appunto) ai partiti politici, riconoscendone il ruolo di ‘strumenti’ dei democrazia, tanto più necessari dopo un ventennio caratterizzato dalla presenza del partito unico fascista. E’ fuori di dubbio che nel corso dei decenni la nostra democrazia abbia virato verso la partitocrazia. Non è però marginalizzando il ruolo delle organizzazioni politiche — che sono e restano, a mio avviso, presidi insostituibili — che si risolve il problema. «I partiti sono una componente costituzionalmente necessaria dell’ordinamento liberal-democratico. Con la loro libera e continua collaborazione alla formazione della volontà politica del popolo essi adempiono ad un compito pubblico assegnato loro dalla Legge Fondamentale e da essa garantito», si legge nell’articolo 1 delle legge sui partiti attualmente in vigore nella Repubblica Federale Tedesca. Un principio che mi trova d’accordo. A questa normativa — che regola dettagliatamente la vita dei partiti in ordine sia alla democrazia interna che alla trasparenza sui finanziamenti — dovrebbe ispirarsi anche il Parlamento italiano, dove giace una proposta di legge costituzionale di riforma dei partiti approvata in prima lettura alla Camera e poi arenatasi.

LA POLEMICA

Ho un piccolo negozio, senza voucher è più dura
Egregio direttore,
faccio seguito alla lettera, apparsa sul giornale di venerdì scorso, del segretario generale Cgil di Cremona per poter esporre sui voucher anche il mio punto di vista. Titolare di un piccolo negozio, e affacciatami da poco nel mondo del lavoro imprenditoriale, credo che con l’abolizione totale di questi ticket, si sia riusciti a rendere più difficile e ingarbugliata la situazione. Concordo sul fatto che i voucher non fossero l’unica forma utile per entrare nel modo del lavoro per i giovani, ma erano sicuramente la formula più adatta per alcune situazioni che, adesso, non vengono più riconosciute dai contratti nazionali. Esistono casi in cui la piccola azienda, il negozietto o l’artigiano - nei casi specifici, di conduzioni a carattere individuale - abbiano bisogno sporadicamente, solo per qualche ora, di un aiuto o di una persona che tenga aperta l’attività in momenti in cui il titolare deve assentarsi. Ad oggi, rispettabile segretario, se mi dovessi ammalare, cosa potrei fare per non dover chiudere? Un contratto a chiamata? Per una mezza giornata o qualche ora in più, mi sembra una soluzione inappropriata. La cosa che più mi ha lasciato perplessa è che in questo momento nessuno sa dare delle risposte plausibili. Anche le associazioni datoriali che lei cita, non sanno a quale legge fare riferimento. Ho chiesto informazioni circa le alternative ai voucher a un impiegato della Cgil (sede non di Cremona) e la sua risposta mi ha mortificata. Queste le sue parole: «Signorina, se lei non ha la possibilità di assumere un dipendente non avrebbe dovuto fare la titolare». Un dipendente dell’Inps, invece, mi ha suggerito di telefonare al governo perché loro non avevano le risposte. Commercialisti o associazioni ‘competenti’, infine, brancolano nel vuoto legislativo che avete lasciato per il lavoro occasionale. Adesso, più per questioni politiche che altro, la Cgil ha voltato le spalle ai voucher, ma lo stesso sindacato li utilizzava per pagare (giustamente) le collaborazioni saltuarie. Adesso preferite apostrofarvi come paladini «del lavoratore equamente retribuito», ma ricordo che chi riceveva i voucher, aveva una quota destinata all’Inps e all’Inail. Concordo che sia giusto combattere il lavoro nero, ma sarebbe stato più corretto - prima di cancellarli - controllare chi abusava con questi buoni. Ora che non ci sono più, avete messo in difficoltà chi li usava per reali necessità. Ovviamente si parla di realtà troppo piccole che i ‘governanti’ non considerano nemmeno. Resto in attesa, speranzosa, di proposte politiche ‘sensate’ per inquadrare il lavoro occasionale, utile per le piccole attività commerciali come la mia! Il rischio è tarpare le ali ai giovani non ‘figli di papà’ come me che, senza un lavoro, hanno provato (con un po’ di incoscienza) ad aprire una propria attività.
Lettera firmata
(Cremona)

Medico soresinese
‘Avviso’ agli studiosi: nuove opere di Rossi
Signor direttore,
con queste poche righe si vuole rendere noto agli studiosi soresinesi che sono emerse nuove opere del medico condotto locale Fioravante Rossi, di cui si scopre altresì la data della morte, ossia il 1875. Inoltre si hanno tracce della diffusione e del consenso dei suoi scritti presso la comunità scientifica del tempo. Sarebbe anche opportuno rivedere il corpus delle pubblicazioni della stamperia Pietro Tonani di Soresina (fondata nel 1869), molte delle quali non inserite nell’elenco ufficiale dei libri soresinesi, come pure diverse opere degli editori-stampatori Rossi e Mariani. L’elenco dei titoli è troppo lungo per essere inserito in questa lettera; resto quindi a disposizione di tutti gli interessati che volessero approfondire la ricerca.
Maria Fortina Mainardi
(mariafortina@hotmail.com)

Regole e trasgressioni
Il ‘nostro piccolo’ non incide davvero
Egregio direttore,
nel ringraziarla per l’ospitalità su ‘Spazio Aperto’, volevo tranquillizzarla per un suo, più che legittimo, dubbio circa ‘il nostro piccolo’ che potrebbe non essere immune da trasgressioni. Il nostro piccolo è troppo piccolo perché riesca a produrre i danni che certi altri (sui quali puntiamo spesso il dito) hanno dimostrato di saper fare. Detto alla Seneca ‘semel in anno licet insanire’ ma non ‘in saecula saeculorum’!
Bruno Tanturli
(Crema)

Provi a moltiplicare il ‘nostro piccolo’ per 61 milioni di abitanti: quanto fa? Quanti danni può generare in termini sia morali che economici? Comunque, per quanto mi riguarda, questo nostro scambio finisce qui.
cremonese

Non solo malasorte
Qualcosa non va
Signor direttore,
a sette partite dal termine, la Cremonese ha solo il 20% di probabilità di raggiungere la promozione diretta. L’Alessandria capolista, anche se con un po’ di fatica a vinto con Il Racing Roma per 2-1. Ora le distanze di lunghezza sono nuovamente tornate a sei. A parte le attenuanti delle squalifiche, infortuni vari, e i tre pali colpiti, ennesima formazione cambiata da mister Tesser. (...) O la malasorte che ci perseguita, o evidentemente c’è qualche cosa che non va. Società dirigenza, allenatore, giocatori? Sono dieci anni che si va avanti a questo modo. Un’ultima considerazione. Lo vado dicendo da inizio campionato abbiamo un età media dei giocatori che si aggira sui 28/29 anni, troppo alta, per affrontare un lungo, duro estenuante campionato come la C1. (...)
Andrea Delindati
(Cremona)

I 60 anni dell’Unione
L’Europa che voglio è forte e unita
Egregio direttore,
sessant’anni di Europa : un’Europa inesistente. Desidero chiarire che, sono per un’Europa unita , forte e progressista. Il Papa parlando ai governanti europei è stato chiarissimo: l’Europa o cambia direzione o muore. Parole sante. E’ anche vero, come dice Napolitano, sessant’anni di pace. Basterebbe la pace per giustificare l’Unione europea. Ma è anche vero quel che dice Salvini , un’Europa che difenda i propri confini, i propri interessi, se no che Europa è? Gentiloni, se n’è accorto adesso. Siamo ventisette Stati, ognuno prende quel poco che le necessita e basta, ma che Europa è? Non c’è nessun populismo, c’è solo la voglia di giustizia e di cose pratiche a favore dei cittadini europei.
Cesare Forte
(Oradea, Romania)

Eradicazione delle nutrie
Basta imprecisioni scientifiche
Egregio direttore,
le chiedo ospitalità per inoltrare l’ultima risposta all’articolo della signora Catelani di Una Cremona onlus pubblicato il 23 c.m. e relativo alla eradicazione delle nutrie. Premesso che questo intervento è il finale di un rapporto epistolare diventato ormai noioso, consapevole di essermi gettato contro un muro di gomma, ovattato, insensibile ed indeformabile ad ogni urto, non mi rimane che commentare e chiedere chiarimenti sul suo ultimo intervento. Appurato che la sterilizzazione di un animale avviene con la somministrazione di un farmaco (inibitore del testosterone) avente, tra l’altro, effetto solo sei mesi, lei sostiene la non necessita di catturare le nutrie per sterilizzarle.
Vuole allora spiegare, a noi comuni mortali, come fa a somministrare tale farmaco a questi animali? Glielo spedisce per posta, tramite corriere espresso o per via mail, magari allegandoci anche un bigliettino con le istruzioni per l’uso? Torno a ripetere, animalisti, siate seri! Spero solo che i miei precedenti articoli siano stati utili ai lettori per focalizzare il vostro modus operandi capace di veicolare concetti aleatori ed imprecisioni scientifiche e , non di meno, irridere ed offendere gli avversari ideologici. Di ciò sa qualcosa l’assessore Giovanni Fava, minacciato dopo aver tenuto un summit a Mantova allo scopo di dare risposte realistiche e concrete al problema.
cerdella.60@gmail.com

Il nodo migranti
Noi italiani siamo troppo permissivi
Signor direttore,
è notizia di questi giorni l’attentato con una molotov contro una palazzina che doveva ospitare i migranti nel comune di Cumignano. «I residenti sono gente per bene», assicura il sindaco, ma essi sono esasperati e come tali promettono un’altra Gorino: si vuole sbarrare l’accesso a tali migranti, anche con i trattori assicurano.
Sinceramente a me sta commedia sa di barzelletta italica: gli abitanti ci portino anche i carrarmati, ma sappiano che in fatto di immigrazione se la prefettura nelle vesti del prefetto, le coop rosse e i politici fanno tutto ciò che vogliono in barba alle più elementari regole della convivenza, è perché qualcuno dalla controparte ha permesso questo scempio. Questo qualcuno si chiama popolo italico che in nome di un assurdo buonismo, ha continuato a tenere un atteggiamento ultra permissivo arrivando a risultati che sono sotto gli occhi di tutti. L’Italia è persa.
Marco Pedrabissi
(Trescore Cremasco)

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