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2 novembre

Lettere al Direttore (1)

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emanzini@laprovinciacr.it

04 Novembre 2017 - 04:05

IL CASO
Rifiuti nel cestino e soprattutto fuori. Che brutto spettacolo sulla 'pedonale'


Egregio direttore,
dopo il cielo azzurro della fotografia del signor Liuzzi di domenica 29 ottobre, eccone una molto meno poetica della differenziata nostrana sulla pedonale via monsignor Assi, lato supermercato Famila, in zona Magazzini Generali.
maroni.sergio@libero.it
(Cremona)

La fotografia parla da sola. La raccolta dei rifiuti è un servizio che si può migliorare e potenziare ma non c’è dubbio che si debba migliorare e potenziare anche il senso civico e la buona educazione.

LA REPLICA
Caro Sindaco, il Museo del Lino è di tutti i pescarolesi
Egregio direttore,
a seguito della pubblicazione sul suo giornale, in data 27 ottobre 2017, della lettera a firma dell’attuale Sindaco di Pescarolo ed Uniti, mi sento in obbligo di esprimere alcune considerazioni. Non credo che tale missiva meriti un commento specifico, essendo più che altro un calderone di affermazioni contraddittorie e risibili. (...) Preferirei utilizzare lo spazio che lei vorrà concedermi per ribadire ancora una volta almeno un punto, dei tanti che verranno diffusamente trattati in ‘Appello di solidarietà al Museo del Lino’ che stiamo per divulgare.
L’attuale giunta comunale, vuole scardinare impunemente gli accordi della Convenzione stipulata fra Museo e Comune e valida 50 anni. Questa Convenzione stabilisce in termini inequivocabili l’impegno da parte del Comune, impegno sempre rispettato dalle precedenti amministrazioni, del pagamento degli oneri di gas, luce e telefono. Per farlo adduce una ragione pretestuosa: il Museo del Lino sarebbe una proprietà privata. Sì, il Museo del Lino non è formalmente un ente pubblico, ma qualsiasi cittadino può aderirvi pagando una tessera di 5 euro annuali e sottoscrivendo le finalità espresse chiaramente nello Statuto del Museo: il patrimonio materiale (oggetti, manufatti e strumenti) e immateriale (interviste, documenti scritti e visivi) è inalienabile.
Niente può essere venduto per nessun motivo. Non è possibile alcuna speculazione: la proprietà ideale è rimasta dei Pescarolesi che al 90% hanno alimentato le collezioni con le loro donazioni. Compito e missione del Museo è quello di ordinare, esporre, conservare e restaurare, qualificare tutti i materiali con lo scopo di ricostruire in modo critico e articolato la storia sociale e individuale di chi ha abitato e abita il territorio pescarolese. Questa grande raccolta, inscindibile, è la rappresentazione tangibile dell’anima collettiva di Pescarolo e dei suoi abitanti.
Il gruppo dei soci fondatori e via via chi si è aggiunto fino ad oggi ha sempre profuso tutte le proprie energie semplicemente per tutelare e proteggere questo grande unicum da interessi scellerati e culturalmente vandalici; per mantenerne l’identità e portarlo alla conoscenza del mondo. Da 45 anni a questa parte tutti si sono prodigati per questa missione senza risparmio di energie, assicurando la vitalità museale in tutte le sue articolazioni: dall’organizzazione di ‘Cena al Museo’ per il finanziamento delle spese correnti (cancelleria, spedizioni postali, inchiostri e carta per computer) alla giornaliera apertura al pubblico per la visita delle collezioni; dalla schedatura degli oggetti con criteri scientifici secondo il metodo SIRBEC che li collega on line con il sistema regionale, alla organizzazione di mostre, convegni, edizioni, laboratori.
Tutto un susseguirsi di iniziative e progetti i cui costi esterni (tipografie, artigiani, fornitura di materiali, rimborso spese per congressisti e collaboratori) sono stati finanziati da Regione Lombardia e da altri enti pubblici con l’obbligo di una rigorosa documentazione delle varie voci di spesa. Ma tutto il lavoro di ideazione, organizzazione, pubblicizzazione, coordinamento dei progetti è sempre stato compito esclusivo e assolutamente gratuito dei volontari del Museo, in cui è compreso anche il ruolo di direttore da me svolto da più di 20 anni. (...)
Un’altra cosa, se ancora ce ne fosse bisogno, a proposito della natura privatistica del Museo: una clausola specifica dello statuto indica che, se per una qualsiasi ragione, l’Associazione del Museo decidesse di sciogliersi, tutto il patrimonio museale passerebbe automaticamente e gratuitamente al Comune di Pescarolo.
Da tutto ciò emerge con chiarezza un complesso insieme di elementi che tendono a configurare un quadro di forte unità ideale fra il polo culturale di Museo e Biblioteca e il Comune di Pescarolo, naturalmente in una distinta specificità dei ruoli. (...)
Dunque affermare che il pagamento degli oneri di gas, luce, telefono sia un peso eccessivo per un comune di 1500 abitanti con un bilancio in attivo, è chiaramente un pretesto ridicolo. Le ragioni che portano a un tentativo di espellere il Museo del Lino (come fosse un corpo infetto) dall’insieme delle associazioni pescarolesi sono altre. Vanno ricercate, anche se la cosa ha dell’assurdo, nell’ampliarsi dell’attività e notorietà museale attraverso dinamiche sociali e culturali che sfuggono agli interessi immediati e alla mentalità opaca di questa Amministrazione. Basti pensare che molti degli appartenenti a questa maggioranza e dei rappresentanti della giunta, non si sono mai degnati di mettere piede nel Museo pur amministrando da oltre tre anni.
Ma, nonostante tutto, se trovassero l’umiltà di farlo, di conoscere da vicino la realtà museale e i suoi oggetti affascinanti; se si facessero aprire dai volontari i cassetti colmi di pizzi candidi e preziosi; se si sedessero dietro al computer e scorressero le migliaia di nitide immagini delle schede SIRBEC di identificazione e catalogazione degli oggetti, ne sono certo, anche loro diventerebbero in breve sostenitori del Museo del Lino.
Fabrizio Merisi
(Direttore del Museo del Lino)

Strada Sud/1
Quanta benzina verrà consumata?
Signor direttore,
qualcuno ha fatto i conti di quanti litri di benzina verranno consumati se non si farà la Strada sud? Se è vero quello che ha scritto ‘La Provincia’ che ogni giorno passano 22.000 auto in via Giordano vuol dire (calcolando 300 giorni all’anno) che in un anno 7.920.000 veicoli dovranno fare due chilometri in più dovendo essere dirottati sulla tangenziale, perciò verranno percorsi in un anno 15.840.000 (quindici milioni ottocento quarantamila) chilometri. Quanti litri di benzina e gasolio verranno consumati in più per non passare da via Giordano? Dividendo 15.840.000 per 20 chilometri di media, quale consumo per automezzo, fanno 792.000 litri. Chi è contro la Strada sud sono forse azionisti di raffinerie?
Mafer@fastpiu.it
(Cremona)

Strada Sud/2
Tante ragioni per essere contrari
Egregio direttore,
condividendo il suo editoriale del 29 ottobre dal titolo ‘Referendum, una via che porta fuori strada’, gradirei rammentare ai lettori che nel referendum del 18 giugno 1994 ben 35.828 cremonesi si recarono alle urne e sebbene il risultato fu inequivocabile, il 58% dei votanti disse sì all’abrogazione della delibera comunale riguardante la localizzazione dell’inceneritore si costruì egualmente e dopo alcuni anni ne costruirono un altro, pertanto ritengo ragionevole visto il precedente storico, che riproporre un altro referendum consultivo, sulla strada Sud sia poco efficace e sebbene sia pienamente legittimo si andrà incontro ad una notevole spesa, approntamento seggi, stampa delle schede, cancelleria varia, pagamento scrutatori segretari e presidenti di seggio personale del comune, ecc eventualmente si dovrebbe riproporlo alle prossime amministrative del 2019 se il centrodestra vincerà le elezioni amministrative.
Io personalmente sono contrario alla realizzazione della Strada Sud per diversi motivi e ne elenco alcuni.
1) Non c’è nessuna certezza che l’inquinamento ed il traffico in via Giordano diminuirà, sono solo ipotesi difficilmente dimostrabili.
2) Non dimentichiamoci che a detta dei ricorrenti che presentarono ricorso nel 2011 tramite se non ricordo male l’avvocato Antonino Rizzo, bloccando di fatto l’iter procedurale autorizzativo, i ricorrenti contestavano il fatto, che la deliberazione comunale di allora fosse illegittima, in quanto allora non aveva previsto il VIA (valutazione impatto ambientale) sebbene la regione avesse dato il benestare, violando anche la legge regionale sulle aree protette, e il progetto non era ottemperante alla legge nazionale sul codice degli appalti di derivazione comunitaria in quanto la progettazione fu commissionata all’autostrada A21 che non è legittimata in virtù del codice degli appalti tra i soggetti che possono progettare le opere pubbliche.
Infine il sindaco Galimberti ha confermato in data 31 ottobre 2017 ai promotori del no alla strada sud con l’avvallo di ben 7.000 firme certificate, che l’opera verrà stralciata dichiarando a chiare lettere che ‘la nostra visione della città non prevede altro cemento’ che tradotto significa che la realizzazione della Strada Sud per molti anni verrà accantonata e forse definitivamente cassata.
Chiediamoci piuttosto cosa intende fare l’amministrazione comunale di serio ed efficace per tentare di risolvere il grave problema della congestione stradale del traffico e soprattutto dell’inquinamento veicolare e non solo, che attanaglia la nostra città con un indice elevato e preoccupante di tumori già evidenziato dall’indagine epidemiologica in atto da parte dell’Ats, ricordando ai lettori che le soglie dei particolati Pm10 ossidi di azoto ecc, imposti dalla comunità europea vengono sistematicamente superati da oltre dieci anni nell’indifferenza generale.
Elia Sciacca
(Cremona)

Cristianesimo in declino
I cattolici progressisti tra i responsabili
Egregio direttore,
anche se Andrea Zecchini, nel suo pezzo sul ‘Bravo don Baronio’ (la Polemica in Spazio aperto del 21 ottobre) ha calcato la mano, non si può non apprezzare la sua volontà di cittadino italiano ed europeo che, con il riaffacciarsi del pericolo islamista, più che per esso si preoccupa per il declino del cristianesimo coinvolto nella secolarizzazione. Questo, a mio parere, è uno tra i punti critici ai quali ci hanno portato, con le loro rivoluzioni, i nemici della Chiesa cattolica, ma anche i cattolici progressisti, che male hanno interpretato e agito l’intento dell’apertura verso il mondo che, come mi è stato insegnato fin da bambino, sarebbe il regno del demonio. A questo punto devo proprio riferirmi al trafiletto politico, su Spazio aperto del 24 ottobre, di Stefano Bandioli e, particolarmente, alla sua conclusione intesa a sollevare da ogni responsabilità, su quanto ho sopra detto, gli insegnanti e sessantottini i quali, invece, si sono infiltrati ovunque e nei settori culturali e dell’insegnamento. Ricordo che fra i loro esponenti vi erano Mario Capanna e Marco Boato provenienti dal dissenso cattolico. Essi citavano, preferibilmente, le encicliche Pacem in terris e la Populorum Progressio nonché le costituzioni Lumen Gentium e la Gaudium et Spes. La contestazione religioso-ecclesiale si aprì, in Italia, nel 1968 a Trento, seguita in settembre, dall’occupazione della cattedrale di Parma. Sempre in settembre la comunità fiorentina dell’Isolotto inviò una lettera di solidarietà ai contestatori di Parma. La prima comunità di base nacque attorno a don Enzo Massi leader della comunità dell’Isolotto. Un esponente di Lotta continua, Paolo Sorbi, protagonista del «contro quaresimale» sul sagrato della cattedrale di Trento scrisse: «Eravamo interpreti del pensiero di don Milani, di don Mazzolari, di padre Balducci, di don Camillo Torres. Persone che ci hanno trasmesso il sogno di un’utopia che abbiamo cercato di realizzare in terra». Per quanto riguarda il «Plasma comunista» il card. Ratzinger scrive nella «La mia vita, ricordi»: osservando che: «La distruzione della teologia è avvenuta attraverso la sua politicizzazione in direzione del messianismo marxista».
Claudio Fedeli
(Cremona)

Una curiosa strategia
Situazione peggiorata. E Renzi chiede i voti
Egregio direttore,
non riesco a capire il perché Renzi chiede i voti agli italiani che per gli italiani non ha fatto nulla per migliorare la loro situazione. Anzi, l’ha peggiorata!
Cesare Forte
(Oradea - Romania)

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