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Lettere al Direttore del 29 Aprile

Annalisa Araldi

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aaraldi@publia.it

01 Maggio 2018 - 07:00

Lettere al Direttore del 29 aprile

Non andrò più a votare
Il voto dei cittadini ignorato come sempre
Egregio direttore,
francamente lo credevo impossibile, ma ciò che ho scritto e che gentilmente ha pubblicato il 19 marzo intitolando la mia lettera ‘Voto: so chi ha vinto ma non chi governa’ sta diventando una triste realtà. I due partiti che hanno perso le elezioni, si stanno accordando per andare al governo e decideranno, a loro piacimento, il da farsi. La cosa non può che farmi schifo, ma se questa è la regola, mi piaccia oppure no sono costretto ad accettarla. Però le assicuro che d’ora in poi non andrò più a votare, visto che il voto dei cittadini non conta. Ma ciò che vorrei sottolineare, è che le classi dirigenti di questi due partiti, dovrebbero avere il coraggio e il buon senso di dire: ‘No! Noi non abbiamo il diritto di governare questo Paese, perché a farlo deve essere la coalizione che ha ricevuto più consensi dall’elettorato italico’. Ecco signor direttore, questo è quello che mi aspetterei di sentir dire da uomini che garantiscono di essere onesti e sinceri. Ma come poc’anzi detto, solo uomini onesti e sinceri possono dirlo, e adesso capisco perché nessuno lo ha detto.
Mi consenta di dire un’ultima cosa. Il reddito di cittadinanza, tanto per citare uno dei punti più salienti del programma dei pentastellati, è stato votato dal 32% degli elettori, ma vorrei far presente che il 68% non lo ha fatto, e non l’han fatto nemmeno gli elettori del Pd, ma questo poco importa, e con tutta probabilità, se le cose andranno come sembra, questa fesseria ce la troveremo tra i piedi. Alla faccia nostra.
Giulio Roveda
(Pizzighettone)

Polemica a Castelverde
Chi mente? Il sindaco o il giornalista?
Gentile direttore,
con deliberazione del Consiglio Comunale di Castelverde n. 6 dell’11/04/2018 relativa alle comunicazioni, in merito all’uscita del Consigliere Giada Bruschi dal gruppo di maggioranza, il Sindaco dichiara: «...che, relativamente agli articoli usciti in merito a questa dimissione sui quotidiani locali, cartacei e on line, la sottoscritta non ha mai rilasciato dichiarazioni rispetto agli ex Consiglieri Dolara e Pompini. Mi spiace che mi siano state erroneamente addebitate dichiarazioni che non ho mai rilasciato».
Restiamo allibiti da tale dichiarazione. Infatti nell’articolo del 28 marzo intitolato ‘Castelverde, Bruschi lascia. La maggioranza è a rischio’, il giornalista Luca Ugaglia, da noi conosciuto e stimato, pone la seguente considerazione al Sindaco Locci: ‘Il problema è che durante il suo mandato si sono dimessi anche i Consiglieri Dolara e Pompini’. Segue risposta, virgolettata, del Sindaco: ‘Evidentemente tutti desideravano un protagonismo che non gli è stato dato...’. Chi ha mentito? Il Sindaco in Consiglio Comunale, fatto che come tale sarebbe gravissimo, o il giornalista?
Direttore le chiediamo di chiarire se corrisponde al vero che sono state erroneamente addebitate al Sindaco dichiarazioni che non ha rilasciato, visto che quanto pubblicato su La Provincia in quell’articolo ci ha fortemente offeso perché non rispecchia assolutamente il nostro modo di essere.
Paolo Pompini, Ivano Dolara
(ex Consiglieri comunali a Castelverde)
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Risponde Luca Ugaglia
Confermo parola per parola quello che ho scritto in quell’articolo.

Spino D’Adda
Da Albatros (Milanesi) critiche strumentali
Egregio direttore,
in merito alle dichiarazioni di Antonio Milanesi apparse sul quotidiano La Provincia (‘Albatros’ è lui e solo lui) precisiamo che: Milanesi ancora non ha studiato, e sì che ha avuto sette anni di tempo. L’iter di apertura della seconda farmacia nulla ha a che vedere con i poteri dell’Amministrazione Comunale (quindi ‘non perdonare a Poli di non star facendo un torto a Riccaboni’ non solo è sciocco, ma anche sbagliato). Milanesi si rassereni: la seconda farmacia è stata assegnata e sarà aperta entro fine estate. E si spera che questa polemica inesistente termini qui. O dobbiamo lamentarci perché vorremmo un secondo bar aperto la sera in piazza Vittorio Emanuele a Pandino?
Non capiamo cosa abbia a che vedere il nostro chiederci (o meglio, il nostro farci portavoce: commercianti lo hanno chiesto a noi, infatti, il post su Facebook nasceva da lì e non da una nostra diretta esigenza) come mai non si sa nulla di cosa sarà fatto e da chi alla festa al Rosselli il 2 giugno con le celebrazioni del 25 aprile. Perché ‘La Provincia’ concede spazio ad attacchi che evidentemente sono del tutto legati a acredine personale e nulla hanno di politico? Non abbiamo mai nascosto di aver commesso un grave errore, allora (ed erano quattro anni fa, non tre, Milanesi perde davvero i colpi), ma fu davvero l’unica soluzione praticabile; consci dello sbaglio, ci pare di avere ampiamente rimediato, dall’anno seguente celebrando - cosa che anche l’Amministrazione Poli continua a fare - la ricorrenza dell’eccidio e coinvolgendo ampiamente le scuole. Tra l’altro, Milanesi quel 24 aprile proprio non c’era, per cui le menzogne potrebbe risparmiarsele. Proprio perché si era in pochi lo si sarebbe notato! E di norma, inutile aggiungerlo, Milanesi si è sempre visto assai poco a Spino d'Adda... ma non abita a Pandino?
Lista ‘Progetto per Spino’
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Il bello del confronto è proprio questo: ognuno dice la sua. Cosa che voi avete fatto con questa lettera.

Concertone del 1° Maggio
Cambia lo sponsor e i big disertano
Gentile direttore,
il Concertone del primo maggio vedrà la presenza di artisti noti quali Gianna Nannini, Fatboy Slim, Max Gazzé & Form, Carmen Consoli, Ermal Meta, Sfera Ebbasta, Lo Stato Sociale, Cosmo, Le Vibrazioni e Francesca Michielin. La stragrande maggioranza di ospiti musicali è però composta da cantanti e gruppi sconosciuti e (perciò) poco costosi contrariamente alle passate edizioni della manifestazione. Lo sponsor della edizione di quest’anno è Poste Italiane.
Silvio Pammelati
(Roma)

IL CASO
Strategica la fusione tra Piadena e Drizzona. 
Non deve ridursi alla ‘battaglia’ sul nome
Signor direttore,
i processi associativi che riguardano i Comuni sono regolati dalla legge e sono sostanzialmente tre:
- Convenzione (un accordo tra enti)
- Unione (nuovo ente di gestione dei servizi)
- Fusione (solo volontaria)
Piadena e Drizzona sono in aggregazione da più di 20 anni (ben prima che la legge nel 2010 ne stabilisse l’obbligatorietà) sia attraverso Convenzioni che, dal 1998, con l’istituzione dell’Unione lombarda dei Comuni di Piadena e Drizzona che gestisce tutti i servizi alle comunità.
La fusione (da più comuni a uno, con scioglimento dell’Unione) proposta da Piadena ai Comuni limitrofi ha ricevuto un’unica risposta positiva dal Comune di Drizzona che, nell’accettare il percorso di fusione, anche come naturale evoluzione dell’Unione di Piadena e Drizzona, ha posto come unica condizione quella di non far sparire il proprio nome.
E’ lampante la differenza di abitanti tra i due Comuni (3.438 Piadena e 579 Drizzona) ma la legge sulle fusioni è chiara: devono essere favorevoli i cittadini di ciascun Comune; perché uno vale uno indipendentemente dal numero degli abitanti e se, come qualcuno ha scritto è antidemocratico modificare il nome di Piadena (la nostra proposta è che il nuovo Comune si chiami ‘Piadena Drizzona’) allora lo è anche far sparire il nome di Drizzona, come se sentimenti, storia, appartenenza e attaccamento ad un nome valessero solo per gli uni, perché più numerosi, e non per gli altri, perché di meno.
La legge Delrio nel 2014 modifica le regole sulle fusioni prevedendo incentivi e premialità fino ad allora inesistenti. Incentivi costantemente in aumento anche con l’ultima legge di stabilità.
Fondersi oggi per i nostri Comuni significherebbe quindi:
- abbattere la montagna di burocrazia che ci soffoca e ridurre la spesa di gestione perché si passerebbe da tre enti (i due Comuni e l’Unione) a uno.
- ricominciare a fare investimenti con i contributi straordinari.
- semplificare i livelli di governo (da tre consigli e tre giunte a un consiglio e una giunta) accrescendo la forza istituzionale del nuovo Ente.
Da segnalare che cittadini e aziende non avranno alcun onere da sostenere, né procedura da attivare o documento da cambiare.
I vantaggi sono evidenti ma il processo di fusione è volontario e riteniamo sia molto importante per le nostre due comunità che hanno bisogno l’una dell’altra; sarebbe davvero un peccato perdere questa occasione e, ignorando le vere ragioni della fusione, si riducesse il processo a una sola questione di nome.
Mettersi insieme pensiamo significhi riconoscersi e accettarsi reciprocamente: nei fatti avviene già da più di 20 anni procurando vantaggi a entrambe le comunità. Con la fusione proposta si suggella per sempre l’esistente, cioè la realtà comunale unitaria di Piadena e Drizzona; ciascuno portando in dote ciò che ha: chi i servizi, chi il patrimonio, in un processo che non vuole togliere nomi o modificare identità, ma che mettendoli insieme ne esalti la loro storia, e per le eccezionali risorse che mette in campo arricchirà tutti, non solo la toponomastica.
Ivana Cavazzini
(Sindaco di Piadena)
Nicola Ricci
(Sindaco di Drizzona)
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Le ragioni espresse in modo chiaro dai sindaci di Piadena e Drizzona sono interessanti e reali ma non possiamo far finta di non ricordare che l’Italia è il Paese dei campanili... Il processo di fusione fra due Comuni, ancorché ‘conveniente’, è avvertito da molti come una minaccia all’identità di ciascuna realtà. Non ci si deve arrendere ma qualche resistenza va messa in conto. Succede perfino nelle parrocchie alle prese con gli accorpamenti nelle unità pastorali. Quanto alla questione del nome, che sembra dividere maggiormente, credo che la vostra proposta di unire i due toponimi sia la più semplice e di buon senso. In provincia ne abbiamo altri casi, penso, ad esempio, al comune di Gabbioneta-Binanuova (la seconda località era Comune autonomo fino al 1928). Altri hanno preferito aggiungere la dizione «ed uniti». Ma questo rischia maggiormente di ‘cancellare’ la memoria identitaria.

LA PRECISAZIONE
Il colesterolo non deve essere visto solo come un nemico
Caro direttore,
in merito all’articolo pubblicato giovedì 26 aprile sul quotidiano La Provincia riguardo la mia relazione tenuta alla Mac in occasione della conviviale del Lions Club Campus Universitas Nova, desidererei fare alcune precisazioni inerenti l’influenza che ha l’alimentazione nell’aumentare il rischio di patologie dismetaboliche.
Attualmente grande rilevanza viene data all’infiammazione di basso grado sostenuta da una varietà di fattori tra cui la dieta occupa una posizione primaria.
Se negli ultimi decenni del secolo scorso la responsabilità veniva fatta ricadere quasi totalmente sugli elevati livelli di colesterolo e sui grassi saturi, inondando il mercato di prodotti ‘senza grassi’, ora si è accertato che l’aumento della glicemia e di conseguenza dei prodotti di glicosilazione (i famigerati AGE!) e dei trigliceridi, il consumo di grassi idrogenati, lo squilibrio tra acidi grassi polinsaturi omega 6 ed omega 3 a favore dei primi e l’aumento del colesterolo LDL (in particolare la frazione beta) hanno un ruolo chiave nello sviluppo del diabete, vasculopatie, cardiopatie ed anche di patologie degenerative come l’artrosi e le malattie autoimmuni.
Il colesterolo quindi non deve essere visto solo come un nemico ma anche, se rientra nei giusti valori, come alleato essendo il precursore di ormoni come il cortisolo, il testosterone e gli estrogeni.
Anche se il nostro obiettivo è finalizzato alla perdita di peso essenziale è ridurre gli zuccheri, ricordando che il segnale della sazietà è stimolato da un giusto apporto di grassi e proteine e che i carboidrati non riescono ad inibire il senso della fame.
Giuseppina Palazzoli
(medico - Cremona)

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