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Lettere al Direttore del 5 Maggio

Annalisa Araldi

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aaraldi@publia.it

07 Maggio 2018 - 07:00

Lettere al Direttore del 5 Maggio

Non vinca la delusione
Rinunciare al voto sarebbe un errore
Egregio direttore,
capisco la rabbia di Giulio Roveda che in una recente lettera esprimeva il concetto: ‘Il voto dei cittadini ignorato come sempre, non andrò più a votare’. Gravissimo errore! Per un futuro migliore l’unica speranza che ci rimane è il voto. Tolto il voto è dittatura. Caro Giulio non andare a votare è fare un favore a coloro che sono dentro al palazzo, da li non escono più. Come in tutte le parti del mondo bisogna lottare contro la prepotenza umana. Non dimenticarlo Giulio! Ai parlamentari, gli deve entrare bene nella testa: che essi facciano parte ai 5 Stelle, a Forza Italia, alla Lega, a Fratelli d’Italia o al Pd, sono stati votati dai cittadini italiani per curare gli interessi del paese e del cittadino stesso, diversamente se ne stiano a casa.
Cesare Forte
(Oradea - Romania)

Programmi per ‘spioni’
Basta con i reality. È solo Tv spazzatura
Signor direttore,
da oltre un decennio, hanno spopolato in Tv i reality. Per fare un esempio banale, il più noto è ‘Il grande fratello’ seguito dall’‘Isola dei famosi’ e molte altre ‘perle’. In questi programmi si mette in evidenza la vita comune di alcuni personaggi ‘famosi’, e non che vengono pagati (spesso anche moltissimo) per vivere assieme per un certo periodo. Questa sarebbe la spiegazione ufficiale. Ma, dal mio punto di vista, i reality, copiati dalle Tv estere, sono solo dei programmi di gossip e si sa che il gossip fa audience. Ma a non tutti piace, anche se sono molti che lo guardano. Per quanto interessante e intrattenente possa essere (sinceramente a me, sembra che sono programmi per i ‘spioni’), che guardano dal ‘buco della serratura’. Per non parlare delle volgarità bestemmie, risse verbali. Si tratta di programmi frivoli e persino falsi. Infatti gli autori pagano fior di quattrini i partecipanti per fare spettacolo, per esagerare, per creare gossip. Comunque sia, tutti i partecipanti firmano un contratto consentendo ad essere ripresi. E a questo punto sorge spontaneo chiedersi: è mai possibile che questi partecipanti, che sono comunque esseri umani come noi, non siano minimamente influenzati dalle telecamere che li riprendono 24 ore su 24? Siamo nel terzo millennio, con la crisi che ci attanaglia, e aggiungo senza governo, come si può avere una televisione che trasmette queste schifezze? (...)
Andrea Delindati
(Cremona)

Oltre a nuovi contatori
Leggere meglio i dati. Ora c’è un prospetto
Egregio direttore,
in relazione alla lettera di Gianfranco Ferrari, pubblicata su La Provincia di Cremona del 27 aprile 2018, LD Reti, in qualità di società di distribuzione locale cui fa capo l’attività di installazione dei contatori, intende cogliere l’occasione per informare che, contestualmente all’installazione dei nuovi contatori, è stato consegnato ai clienti un prospetto con tutte le istruzioni per leggerne al meglio i dati, compresi naturalmente quelli relativi ai consumi.
I nuovi contatori rispondono alla vigente normativa nazionale, che è stata oggetto di ripetuti aggiornamenti proprio allo scopo di migliorare la facilità d’utilizzo e la chiarezza delle informazioni. È poi attesa una nuova normativa da parte dell’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente che, regolamentando la fatturazione dei contatori elettronici, renderà in futuro l’autolettura non più necessaria e le bollette sempre più allineate dal punto di vista dei tempi di rilevazione ai consumi.
LD Reti Srl

Deve vincere la politica
Se c’è una guerra tutti sono sconfitti
Egregio direttore,
tutto ciò che resta della guerra sono i struggenti e dolorosi ricordi di quello che si è perduto e di come i soldati hanno affrontato la morte insieme non importa da che parte sono. Pur indossando divise di colori diversi, l’angoscia li attanaglia nel profondo. Niente rimane uguale nel proprio animo quando intorno a te c’è solo la morte. Alcune volte riescono a vedere un piccolo barlume di speranza altre volte aspettavano solo di sopravvivere. Ogni giorno devono imbracciare i loro fucili e finire senza comprendere il perché quello che i loro leader hanno cominciato.
I politici si sbagliano spesso. Per loro la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi. La nostra etica, relativa alle loro bislacche affermazioni ci impone di chiederci se siamo sempre dalla parte giusta della situazione morale. Non ci chiediamo mai troppo se è giusto bombardare a tappeto inermi città o sganciare bombe atomiche sulla gente, causando in tal modo milioni di morti.
La storia è scritta dai vincitori. Loro sono in grado di dirci che cosa è successo e sono in grado di dirci chi sono i cattivi. Possono mostrarci i crimini degli altri eserciti, possono nascondere i propri.
In sostanza la gloria della vittoria mette in luce i difetti degli sconfitti mostrando al mondo le loro colpe ma lascia nell’oscurità gli orrori dei vincitori.
Ernesto Alberichi
(Spino d’Adda)

I miracoli impossibili
Umanità e buon senso a Salvini mancano
Signor direttore,
mi è più facile immaginare una foglia salire su un albero che sperare di sentire un discorso umano di buon senso uscire dal cranio delle brigate Salvini & Bossi. È come illudersi di credere a dei miracoli impossibili.
Pietro Ferrari
(Cremona)

Gli errori di Di Maio
Grillo è il Berlusconi del Movimento 5 Stelle
Signor direttore,
ormai siamo a due mesi dalle passate votazioni e non abbiamo ancora un nuovo governo. La politica e i partiti hanno passato settimane e settimane a scannarsi a parole e nessuno è capace di mantenere le promesse fatte in campagna elettorale.
Carissimo Di Maio avrai preso una maggioranza parziale, ma sapevi in partenza che la destra era formata da Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega: uniti formano una coalizione di centrodestra che ha superato i tuoi voti e la precedenza per la carica di premier andrebbe a Salvini. Se tu non sei d’accordo perché ti dà fastidio Silvio Berlusconi, devi sapere che non avrà mai un incarico, è solo il ‘consigliere esperto’ della destra. Anche tu, caro Di Maio, hai il tuo B.: è Grillo, consigliere esperto e fondatore del tuo partito che mai si candiderà e mai si farà chiamare onorevole.
Perché vuoi formare un nuovo governo col Pd? Lascia perdere, che mai ti hanno dato appoggio. Dai retta a Salvini che ora si trova in maggioranza con la destra e svegliatevi per formare un nuovo governo come avete promesso. Basta prendere per i fondelli chi vi ha votato.
Adesso volete nuove e elezioni: saranno la vostra rovina perché state certi che i voti che perderete andranno a favore del Pd. È questo che volete? (...)
Antonio Pagliarini
(Isola Dovarese)

Castelverde
Non c’era un progetto. Noi all’opposizione
Egregio direttore,
al Comune di Castelverde, da giugno 2014, regna la confusione su ogni cosa.
Vorrei fare qualche precisazione riguardo la lettera del Sindaco Locci pubblicata alcuni giorni fa.
Non posso entrare nel merito della veridicità delle dichiarazioni fatte dal Sindaco sugli ex Consiglieri Pompini e Dolara, lo ha già fatto il giornalista Ugaglia in risposta alla loro lettera: ‘Confermo parola per parola quello che ho scritto nell’articolo’.
Vorrei invece precisare che io e la Bruschi non siamo passate in minoranza, come scritto erroneamente dal Sindaco, la minoranza si crea con i gruppi dei canditati Sindaci che non hanno vinto le elezioni, noi siamo passate all’opposizione. Questo si evince dal verbale n.4 del Consiglio Comunale del 01/02/17 che trattava la nomina del consigliere di minoranza nel Consiglio dell’Unione: ‘... il Consigliere Paglioli provenendo dal gruppo di maggioranza e non essendo stata eletta in alcuna delle liste di minoranza, non può subentrare ad alcun Consigliere’.
Vorrei tranquillizzare Graziella, ‘nessun disagio personale’, sono serena e sto bene, solo non potevo rimanere in un gruppo che non ha un serio progetto amministrativo, dove non si è mai guardato al futuro di Castelverde ma prevale la brama di scaricare le responsabilità rispetto all’ambizione di lavorare per il territorio e per i cittadini.
Maria Paglioli
(Consigliere comunale di Castelverde)

Coop aperta il 25 aprile
I soldi non han colore. Fan dimenticare tutto
Gentile direttore,
è proprio vero, il denaro, sterco del diavolo fa dimenticare tutto. A tal proposito una canzonetta con il suo ritornello dice ‘soldi, soldi, questa quotidiana battaglia per la grana, chi ha tanti soldi vive come un pascià e a piedi caldi se ne sta’.
E così e stato nella ‘rossa’ Casalbuttano, terra del martire antifascista Ferruccio Ghinaglia, che il 25 aprile 2018 ha visto la Coop, ex Cooperativa La Proletaria, aperta nella sua attività distributiva del mattino, quasi a dimenticare che in tale giornata non si dovrebbe lavorare, nonostante lo sciopero proclamato, per tale data, da Confesercenti, Confcommercio, Federdistribuzione e Distribuzione Cooperativa. Tutto ciò produce sgomento e una confusione dei valori fondanti del 25 Aprile.
Questo preludio di una ‘mezza’ festività diventa attraverso il denaro la benedizione degli umani e come si dice i soldi non hanno colore.
Giacomo Mondini
(Segretario politico di Nuova Linea - Casalbuttano)

Prenotazione obbligatoria
Ristoranti e bar pieni. Diversamente ‘poveri’
Egregio direttore,
qualcuno ci spieghi il grado di povertà in cui si dibatterebbe, mediamente il popolo italiano. Trovare posto ad un ristorante impone il supplizio d’inevitabile prenotazioni per non correre il rischio del ‘tutto esaurito’ e malgrado salassi cruenti entrare nei bar si rileva un incremento costante di clienti che mal sopportano, ormai, ordinarietà e monotonia di autonome pratiche domestiche. A conti fatti e in entrambi i casi si spende dieci volte quanto ci costerebbe provvedere in casa. E questa sarebbe la rappresentazione di un Paese in declino di un corpo martoriato e prossimo al collasso?
Gaetano Solfi
(Cremona)

Unica ricetta per la sinistra
Elaborare una nuova proposta politica
Egregio direttore,
domenica sera mi sono imposto di seguire l’intervista televisiva di Fazio al Sen Matteo Renzi, penso che l’ascolto sia una delle precondizioni indispensabili per chi vuole fare politica. Più che deluso sono rimasto profondamente scosso, politicamente parlando ovviamente. Prima di tutto per il fatto che un segretario dimissionario si presenta in televisione alla vigilia di una cruciale Direzione nazionale del suo partito per tentare ancora una volta di dettare la linea, per provare a rendere nullo il dibattito e il confronto interno in una fase così delicata.
Nel merito, il Senatore Renzi ancora una volta ha completamente rimosso le ragioni di due sonore sconfitte, quella del referendum costituzionale del dicembre 2016 e il cataclisma sociale registrato con il voto del 4 marzo che ha coinvolto non solo il suo partito ma tutta la sinistra sociale e politica a cui faccio riferimento.
Come è possibile, da leader, perdere tutte le sfide decisive e ritenersi ancora l’unico leader? Quando un leader perde, e perde male, chiede scusa e si fa da parte. Punto. Perché Renzi è voluto tornare in televisione giocando d’anticipo sulle decisioni che la Direzione nazionale del Pd è chiamata ad assumere?
Certamente per il suo ego personale ma, soprattutto, per cercare di impedire de facto quella discussione di cui parlavo prima, quella sulle ragioni della sconfitta, che avrebbe potuto portare, ma io spero che possa ancora portare, ad un confronto vero, basato su punti programmatici condivisi e da condividere, per far nascere un Governo M5s-Pd-LeU. Una scommessa, forse un azzardo, che però potrebbe essere un tentativo vero per la sinistra di riparlare a ceti popolari che l’hanno abbandonata, di reinsediarsi in parti del Paese dove non è più riconosciuta, di dare risposte diverse dal recente passato.
A Renzi, che guarda da altre parti ed è disposto a spaccare il suo partito, evidentemente ciò non interessa.
Mi chiedo però che altro deve accadere perché a sinistra, dentro e fuori dal Pd, si decida tutti insieme a costruire una nuova proposta politica, che torni ad essere presente nelle fabbriche, tra i giovani e precari e i disoccupati, nella scuola, nella sanità.
Franco Bordo
(Crema)

I partigiani e il 25 aprile
Grazie per il ricordo di Mario Compiani
Egregio direttore,
sul quotidiano ‘La Provincia’ del 25 aprile, con grande commozione, ho letto l’articolo riguardante il restauro della lapide in memoria dei partigiani di Stagno Lombardo e Pieve d’Olmi. Con questo mio scritto desidero ringraziare il sindaco di Pieve d’Olmi Attilio Zabert e il presidente dell’Anpi Giancarlo Corada per aver ricordato, dopo settant’anni, la memoria del mio caro padre Mario Compiani, patriota e partigiano che ha collaborato e sacrificato la propria vita per la salvezza di diverse famiglie. Ringrazio, con profonda riconoscenza, per la pubblicazione sul suo quotidiano.
Luigia Compiani
Cremona

IL CASO
Liste d’attesa degli esami troppo lunghe
Sanità lombarda, ma quale eccellenza!
Egregio direttore,
devo effettuare una gastroscopia e chiamo il numero verde della Regione Lombardia. Siamo ai primi di maggio e all’ospedale di Cremona il primo posto disponibile è il 20 di agosto. Richiamo per verificare la disponibilità in strutture ospedaliere vicine e mi viene detto che tra la provincia di Cremona e quella di Lodi il primo posto è il 6 luglio. Per ottenere una possibilità in giugno bisogna andare a Gavardo, a 75 chilometri da qui. Non va meglio nelle cliniche convenzionate. Ma - dirà l’intelligentone di turno - non va male, perché per altre analisi si va anche a scadenze ben più lontane. Inutile ricordare che questa Sanità ci costa un sacco di quattrini. Mi prendo solo una licenza, a questo punto, se permette. Quella di mandare a quel paese tutti quanti in passato e in futuro hanno parlato e parleranno dell’eccellenza della Sanità lombarda. Provino un po’ di vergogna, se possono.
S. M.
(Cremona)
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La Sanità in Lombardia - tranne qualche eccezione - funziona. Quello che non va sono le liste d’attesa, mediamente troppo lunghe e in alcuni casi scandalosamente lunghe.

LA POLEMICA
Per amore si può solo donare la propria vita, non toglierla ad altri
Signor direttore,
‘Chi non è in grado di dare la vita a un morto, non ha il diritto di toglierla a un vivo’ diceva Guareschi.
Al contrario, i giudici e i medici dell’Alder Hey si sono arrogati il diritto di sentenziare che il tuo miglior interesse, piccolo Alfie, era quello di morire, nonostante ti vedessimo sereno nel tuo letto o tra braccia della tua mamma. Dicevano che, tolto il respiratore, saresti morto dopo pochi minuti e invece tu, un bambino di soli 23 mesi, hai dimostrato che loro, dotti e sapienti, si erano sbagliati: ti abbiamo visto caparbiamente lottare come un leone per continuare a vivere nonostante per molte ore ti abbiano negato ossigeno, acqua e cibo.
‘Avevi fame e non ti hanno dato da mangiare, avevi sete e non ti hanno dato da bere’.
Piccolo Alfie sei il sassolino che è diventato pietra di inciampo all’ideologia di morte imperante. Abbiamo assistito impotenti alla crudeltà di vedere te e i tuoi genitori, Tom e Kate, in croce, mentre chi ti voleva morto raccontava bugie al mondo.
Certo, i potenti sono potenti. Anche quando hanno crocifisso il Cristo erano presenti e avevano venduto il loro cuore e la loro coscienza per pochi denari. Ma la dolce morte non potrà mai essere veramente quell’atto d’amore che loro hanno tentato di accreditare, in quanto definire l’eutanasia un gesto d’amore sarebbe il trionfo dell’antilingua.
Per amore si può solo donare la propria vita, non toglierla ad un’altra persona e una società che sceglie di uccidere i suoi membri più fragili è destinata al suicidio. Se si legittima l’eutanasia verrà meno la sacralità della vita di tutti.
Mi sovviene a questo riguardo un breve ma significativo pensiero:
‘Prima vennero ad uccidere i feti malati. E io non dissi niente, perché ero già nato.
Poi vennero ad uccidere i malati ‘inutili’. Ed io non dissi niente, perché non ero inutile. Infine vennero ad uccidere i malati e basta. E io non dissi niente, perché non ero malato... non ancora’.
Ho sentito dire da alcuni riguardo l’interessamento del governo italiano nel tentativo di salvare la tua vita, concedendoti anche la cittadinanza italiana: ‘Sono orgoglioso di essere italiano’.
Io invece sarò veramente orgoglioso di esserlo solo quando nei nostri ospedali non si uccideranno più bambini con l’aborto (ricordo che sono circa 400 ogni giorno solo in Italia gli aborti chirurgici, ai quali vanno aggiunti quelli chimici eseguiti con la pillola abortiva Ru 486), quando non si lasceranno più morire di fame e di sete i malati come è successo ad Eluana Englaro, quando si cesserà di eliminare o crioconservare le migliaia di embrioni durante le fecondazioni artificiali. Sarò orgoglioso di essere italiano solo quando vedrò intorno a me meno indifferenza perché, come diceva San Pio X, c’è da temere di più l’indifferenza dei buoni che la malvagità dei cattivi. Si, solo allora sarò orgoglioso di essere italiano.
Ricordo le parole di Papa Francesco: ‘Una società è veramente accogliente nei confronti della vita quando riconosce che essa è preziosa anche nell’anzianità, nella disabilità, nella malattia grave e persino quando si sta spegnendo; quando insegna che la chiamata alla realizzazione umana non esclude la sofferenza, anzi, insegna a vedere nella persona malata e sofferente un dono per l’intera comunità, una presenza che chiama alla solidarietà e alla responsabilità’.
Sai, caro piccolo Alfie, ora che, come ha detto il tuo coraggioso papà ‘Il mio piccolo gladiatore ha posato lo scudo e ha aperto le ali’ sta a noi far tesoro dell’insegnamento che ci hai lasciato, del miracolo che hai compiuto, facendo rivivere in milioni di persone le parole di San Giovanni Paolo II: ‘Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana viene minacciata... Ci alzeremo ogni volta che la sacralità della vita viene attaccata prima della nascita. Ci alzeremo e proclameremo che nessuno ha l’autorità di distruggere la vita non nata... Ci alzeremo quando un bambino viene visto come un peso o solo come un mezzo per soddisfare un’emozione e grideremo che ogni bambino è un dono unico e irripetibile di Dio...’.
È proprio vero: ‘Nessun piede è troppo piccolo da non lasciare un’impronta su questa terra’.
Grazie, Alfie, ora rimani nei nostri cuori e salvaci!
Giorgio Celsi
(Presidente dell’Associazione ‘Ora et Labora in Difesa della Vita’)

Ne parlo con...

Trenord ‘targata’ Lega

Il gioco delle poltrone lo pagano i cittadini
Egregio direttore,
Trenord è, oggettivamente, uno dei servizi di trasporto ferroviario pubblico peggiori in Italia. (...) Questo è il dato di fatto, il frutto della gestione leghista della partecipata regionale, legata anche alla scelta delle persone nominate ai vertici aziendali. La persona giusta per mettere una pezza alla condizione dei treni regionali lombardi era Cinzia Farisè, amministratore delegato di Trenord dal 2014, voluta fortemente da Maroni anche alla luce dell’ennesimo disastroso rapporto sullo stato dei servizi ferroviari. Ma il film horror per i passeggeri è rimasto lo stesso. Ritardi, cancellazioni, disservizi. Nonostante questo, quando forse l’ex Presidente aveva già deciso di farsi da parte e non ricandidarsi, Farisé era stata riconfermata da Maroni per altri tre anni con uno stipendio di 300mila euro tondi l’anno e un contratto blindato. Ma morto un Papa se ne fa un altro e, come riporta un articolo di Business Insider, ora Fontana sembra voglia mettere mano alle cariche aziendali decidendo di sacrificare la regina Farisè e di salvare il ré leghista Andrea Gibelli, presidente della holding regionale Ferrovie Nord Milano (Fnm). Ma quanto ci costano questi giochi di poltrone e di potere all’interno del partito egemone in Lombardia? 300mila euro, ovvero la buonuscita della Farisè. Infatti come si legge nella Relazione sulle Remunerazioni del 2017, se la Farisè venisse rimossa dall’incarico ‘FNM si obbliga ad offrire alla stessa una nuova posizione dirigenziale’ garantendole ‘per il periodo intercorrente tra la data di effettiva cessazione dell’incarico di Amministratore Delegato in Trenord e la data di naturale scadenza della carica, un importo complessivo derivante dalla somma dei seguenti elementi:
1) l’ammontare complessivo della retribuzione annua lorda; 2) l’indennità per ufficio organico; 3) la misura massima del premio annuo di risultato che avrebbe potuto maturare alla data di naturale scadenza dell’incarico’.
Trecentomila euro, appunto. Se invece Farisè non dovesse accettare il lavoro, Fnm le corrisponderà ‘il trattamento sopra individuato, composto dagli elementi sub (1)-(3) che precedono, computati per il periodo intercorrente tra la data di effettiva cessazione dell’incarico di ad di Trenord e la data di naturale scadenza dalla carica, verrà aumentato del 30%, a cui verranno aggiunte otto mensilità computate sulla base degli elementi sopra esposti’.
Niente male per il numero uno di un’azienda che erogava un servizio pessimo. Noi non ci stiamo.
Marco Degli Angeli
(Consigliere Regione Lombardia del M5S)



Caro direttore, questa è la situazione di via 4 novembre a Soresina ieri mattina alle ore 9,30. Sotto la pioggia si riparano le buche: una badilata o due e via per un’altra delle migliaia di buche.
Pier Luigi Vecchia
(Soresina)

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Data di inizio 26 Giugno 2022 - 18:00