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Lettere al Direttore del 6 Maggio

Annalisa Araldi

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aaraldi@publia.it

09 Maggio 2018 - 16:38

Lettere al Direttore del 6 Maggio

Il 1° maggio festa senegalese
Al centro Dordoni il solito caos: basta
Gentile direttore,
il 1° maggio, festa del lavoro, la questura, senza avvisi, almeno io non ne ho visti, ha dato il permesso al centro Dordoni di fare una festa senegalese. Considerato il fatto che i senegalesi non c’entrano niente con la nostra festa del lavoro e che, i centri sociali fanno già molto da soli, mi piacerebbe sapere perché il questore o chi per esso, ha dato il permesso per una ‘festa’ cominciata con suoni e canti verso le dieci di mattina e terminata dopo le 10 di sera e, soprattutto, dopo una mia telefonata alle forze dell’ordine che, molto gentilmente mi hanno confermato il permesso della festa, ma non sapevano quali erano i limiti degli orari stabiliti. Ora, io, povera e piccola e anche stupida cittadina cremonese, cardiopatica e abitante a poche centinaia di metri dal centro storico, chiedo formalmente a chi dà questi permessi, di pensare ogni tanto, che fra tanti alieni (vedi centri sociali) ci sono anche essere umani che hanno diritto di vivere. Credo che 12 ore di ‘festa’ possano rompere le scatole a chiunque, e siccome siamo vicini all’estate, e di notti insonni se ne presenteranno altre, pregherei appunto il signor questore, di pensarci due volte prima di essere così magnanimo, perché la prossima volta che accade, io, da sola, povera, piccola e stupida cittadina cremonese, che paga le tasse, le prometto che affronterò gli alieni (visto che non lo fate voi) vado e non mi importa se sono ubriachi, se mi derideranno o se mi faranno del male, a questo punto non ho nulla da perdere però, poi, da brava cittadina italiana mi difenderò con tutti i mezzi possibili. Ci sono tante strade legali da intraprendere e ce n’è un’altra anche molto facile che però non vi entra nelle orecchie, mandarli via, come avevate promesso.
Lettera firmata
(Cremona)
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Non stiamo parlando di un corteo potenzialmente pericoloso... Stiamo parlando di una semplice festa. Proprio per questo la questura non poteva negare il permesso. Sulla musica ad alto volume fino a tardi ha ragione: ci sono orari che vanno rispettati e, nel caso, che devono essere fatti rispettare da chi di dovere.

Quella che c’è va cambiata
La legge elettorale premi la coalizione
Gentile direttore,
l’attuale legge elettorale attualmente in vigore in Italia non funziona bene perché rende difficile la governabilità. Si attende un governo formato dalla coalizione più votata che abbia per priorità la costruzione di una legge elettorale che dia un premio di governabilità alla coalizione più votata.
Silvio Pammelati
(Roma)

Ritratto dell’incomunicabilità
Ecco il ‘panorama’ che ho in ascensore

Gentile direttore,
questo è il panorama che di solito ammiriamo in ascensore quando non abbiamo voglia di parlare. Non sappiamo cosa fare né cosa dire, i piani scorrono lenti, non si arriva mai, sembra di essere sull’Empire State Building. Di chi ci sta vicino sogguardiamo il viso, in compenso contempliamo le sue scarpe. È il ritratto... dell’incomunicabilità!
Michele Massa
(Bologna)

Caro don Piccinelli...
Il lutto in famiglia concetto da chiarire
Egregio direttore,
vorrei rispondere alle parole di don Piccinelli, sulla morte di due migranti in un incidente stradale alle porte di Soresina. Il guidatore era senza patente, otto esseri caricati sul retro di un furgone senza sedili che tornavano da lavoro di caporalato. L’associazione che segue questi profughi non sapeva dove e come stavano andando a lavorare in nero? In caso contrario c’è stata molta negligenza da parte loro. Il don in questione dovrebbe pensare oltre a chi sfrutta il lavoro di questi nuovi schiavi, anche a chi fa arrivare gente che non scappa da nessuna guerra, clandestinamente e senza diritto di stare sul territorio italiano. Il lutto in famiglia lo abbiamo avuto quando uno o più di questi elementi, hanno stuprato, ucciso e fatto a pezzi una ragazzina di 18 anni. Abbiamo avuto il lutto in famiglia quando uno di questi esseri a colpi di piccone uccideva tre ignari passanti. Il lutto in famiglia lo abbiamo avuto tutte le volte che questi pseudo-profughi hanno fatto del male ai nostri giovani, alle nostre donne e ai nostri anziani. Loro sempre tutelati da tutti anche quando commettono crimini e noi dobbiamo tenerci la paura di incrociarli e di vivere le nostre città. Ma voi ormai avete occhi e portafogli solo per loro, noi possiamo morire di fame perché non facciamo guadagnare nessuno. Avete tradito il popolo italiano, avete tradito la Chiesa e avete tradito Gesù Cristo nel nome del Dio denaro, come chi per 30 denari (o 35 euro) fece crocifiggere Nostro Signore. Amen.
Enrico Ricci
(Soresina)

Parola d’ordine: giustizia
I saggi super partes i veri rivoluzionari
Signor direttore,
questa è una lettera ad una militante anarchica. Non si illudano gli ideologi, la rivoluzione ci sarà ma non secondo gli stereotipi che hanno immaginato. Ci sarà? Beh sì ci sarà è evidente, è ormai una necessità, dopo aver provato di tutto, ma sarebbe troppo facile dire nefandezze, chiamiamole esperienze. Del resto chi è senza peccato scagli le proprie miserie umane. Prevarranno, il vero, il giusto, il bene e l’essenziale, nell’interesse di tutti. Sarà una rivoluzione graduale, sotto certi aspetti culturale, ma soprattutto sarà una presa di coscienza delle potenzialità ‘divine’ degli umani, perciò esistenziale e spirituale. Non solo per l’evoluzione del singolo individuo, bensì sul piano della convivenza civile. Perciò per migliorare l’ambiente e la società con il prevalere di comuni intenti virtuosi. E ci sarà il cambiamento antiautoritario dello Stato, molto prima che si immagini l’estinzione delle istituzioni. D’altro canto qui l’anarchia ha fatto un passo più lungo, altro che della gamba, anche dei trampoli. Si comincerà intanto a fare funzionare quel che abbiamo. Non saranno certo gli incazzati a cambiare il mondo. Sono secoli che ci provano... Scusa ma non ci arrivi che l’odio è la matrice di successive ingiustizie? Ed è sempre stato così. La Rivoluzione la faranno i saggi sopra le parti, i più volitivi, che fin d’ora vogliono esserci.
La rivoluzione scaturirà quando chi ha la conoscenza la dimostrerà inequivocabilmente. I rivoluzionari saranno persone normali come te (rinsavita, rinnovata e recuperata) e me.
Punti focali saranno alcuni concetti espressi dalle religioni pur nel superamento delle barriere religiose di Buddismo, Cristianesimo, Induismo e dei Nativi americani. Spariranno gli idoli e si perseguirà esclusivamente l’essenza. E le ideologie di cui tratterremo come eccezione ed elemento imprescindibile, la giustizia. (...)
Claudio Maffei
(Cremona)

Lega di Cultura di Piadena
Da oltre mezzo secolo sta con i lavoratori
Egregio direttore,
in occasione del 1° Maggio, ho scritto un omaggio alla Lega di Cultura di Piadena che da oltre 50 anni svolge la propria attività a favore e in difesa delle classi lavoratrici, dei più deboli, dei senza diritti e degli indifesi.
La Lega di Cultura è nata in anni di ribellione, ancor oggi, mantiene i tratti di una sana contestazione; Piadena, è nel suo nome, a Pontirolo, però, la sede storica dell’associazione; a darle vita, un gruppo di persone, il mondo intero, i confini della sua azione; della Lega di Cultura di Piadena stiamo parlando, e, ad essa, meritate lodi, stiamo tessendo; la famiglia Azzali, ad ospitarla, ‘mezzo mondo’, a frequentarla; il Micio, presidente, Giuseppe, l’artista poliedrico e gaudente, Peto, Rico, Leo e Fontanella, le voci di un paese resistente, tanti amici e compagni, a supportarli in ogni frangente; qui, il cuore della loro ‘produzione’, qui, le loro idee, trovano radici e propulsione; qui, l’incontro di etnie e generazioni, qui, il mescolarsi di culture, visioni e confessioni; qui, il teatro di accese discussioni, per dare linfa a pacifiche rivoluzioni; qui, la civiltà contadina, l’hanno vissuta, fissata, testimoniata e divulgata; qui, il cuore, batte rosso e proletario, per dar voce e dignità ad ‘un uomo’, non immaginario; qui, un luogo di scambi, e di culturale sperimentazione, per adeguarsi ad un mondo in costante evoluzione; qui, ogni mezzo espressivo, trova eco e un’occasione, per raggiungere la massima condivisione; qui, la solidarietà è di casa, e l’attenzione, è massima, per la persona e ogni causa; qui, la base di tante battaglie di civiltà, politiche e sociali, per la pace, i diritti e il progresso dell'umanità; qui, ogni anno, una festa speciale, ora da salvare, per gli amici della Lega e del canto popolare; cinquant’anni, da quel giorno son passati, nei loro cuori, però, quei valori son rimasti inalterati; così, alla Lega di Cultura di Piadena, gli auguri di una lunga vita, nella certezza che la gente ‘dell’altro mezzo mondo’ qui è la benvenuta.
Cesare Vacchelli
(Pontirolo di Drizzona)

La donna è di se stessa
Il 9° Comandamento non mi convince
Signor direttore,
il nono Comandamento ‘Non desiderare la donna d’altri’ non ha niente di umano, né di cristiano. La donna, infatti, è sempre stata di se stessa. Povero Catechismo, se non vuoi perdere credibilità devi assolutamente cambiare il nono Comandamento.
G. M.
(Mantova)

Nutria in tavola/1
Il sindaco di Gerre assaggi anche altro...
Gentile direttore,
che idea fantastica la nutria nel piatto! Con patate o con cipolle e con una goccia di miele è irresistibile! Ne sa qualcosa il sindaco di Gerre de’ Caprioli che probabilmente tutti i giorni ne imbandisce la propria tavola! Ma l’esuberante sindaco non dimentichi che la carne di topo è più gustosa e che dire di quei graziosi leprottini, così teneri e gustosi! Ma non dimentichi i fedeli cani e i simpatici gatti con verdure in agrodolce sono irresistibili.
dallapartedeglianimali@libero.it

Nutria in tavola/2
Stupore e rabbia. Proposta insensata
Egregio direttore,
abbiamo appreso con stupore e rabbia l’auspicio di organizzare una sagra della carne di nutria da parte del sindaco di Gerre de’ Caprioli.
Dopo che per decenni siamo stati ridicolizzati e ignorati quando abbiamo affermato che non esistono prove del fatto che la nutria sia portatrice di leptospirosi e che, anzi, i documenti ufficiali escludano una sua rilevanza nella diffusione di questa malattia, ora improvvisamente questi documenti vengono tenuti in considerazione e resi degni di nota (anche se con un intento completamente opposto al nostro di rispettare e salvare questi animali!).
Questo animale, che da vivo fa ribrezzo a molti, da morto e cucinato diventerebbe improvvisamente interessante e appetibile? Fatta a pezzi e resa irriconoscibile nel piatto, anche la nutria diventerebbe un cibo che non si associa più all’animale da cui proviene, con lo stesso procedimento di dissociazione mentale che permette di accarezzare un pulcino, intenerirsi per un vitellino... e poi mangiare pollo o manzo?
O forse in qualche caso, potremmo associare tutto ciò al desiderio di cibarsi del proprio nemico, rituale arcaico diffuso nelle più primitive popolazioni?
Associazione UNA Cremona

Marcia per la vita
Si svolge a Roma il 19 maggio
Signor direttore,
é vero che la Marcia per la vita si svolgerà il 19 maggio, ma il comunicato era relativo alla organizzazione da Cremona di un pullman per partecipare alla marcia, con possibilità di iscrizione fino al 4 maggio.
Infatti il comunicato inviato per la prima volta in data 10 aprile, con relativo allegato/locandina, era il seguente: ‘VIII^ Marcia nazionale per la vita - Roma, sabato 19 maggio 2018.
L’Associazione ‘Pellegrini con Gioia’ organizza un pullman, con partenze da Crema ore 5,15 - dalla Chiesa di S. Bartolomeo, da Cremona ore 6 - da Piazza Libertà. Rientro in nottata. Prezzo adulti 50 euro - Prezzo ragazzi (fino 14 anni) 20 euro. Iscrizioni fino a esaurimento posti e non oltre il 4 maggio presso: Pellegrini con Gioia - info@pellegrinicongioia.it - Tel. 393 284 1697 - Telò Giorgio - giorgio.telo@libero.it - Tel. 328 097 5194
Sono d’accordo con lei, il paragone con la marcia delle lumache è improponibile; era solo una provocazione ironica.
Giorgio Telò
(Cremona)

Croce negli edifici pubblici
Chiesa anticlericale. Quasi un paradosso
Signor direttore,
il ministro dell’Interno della Baviera, Markus Sodede appoggiato dall’intero consiglio dei ministri ha reintrodotto la croce in tutti gli uffici pubblici quale «chiaro segno della tradizione cristiana». Come logica avrebbe suggerito, i primi ad indignarsi avrebbero dovuto essere gli atei e gli anticlericali, paradossalmente invece, a schierarsi contro sono state le gerarchie ecclesiastiche tedesche capitanate dal cardinale Reinhard Marx. Il pupillo di Papa Francesco (Il 13 aprile 2013 lo nominò membro del Consiglio dei cardinali e il 12 marzo 2014 presidente della Conferenza episcopale tedesca) ha rimproverato i ‘nuovi crociati’ ricordando loro che tale provvedimento produrrebbe «animosità, divisioni e disagi». L'anno scorso in giugno, papa Francesco si recò a Barbiana per omaggiare la tomba di don Lorenzo Milani, il prete ‘sessantottino’ divenuto celebre per aver tolto i crocifissi dalle aule della scuola che aveva fondato. Che sia per la collegiale visione teologica ai due prelati che il Papa più amato dai non cristiani ha preferito non commentare l’anticlericalismo del cardinale Marx?
G. T.
(Verona)

Un ‘elogio’ amaro
Se la democrazia è soltanto una bugia
Egregio direttore,
ecco un ‘elogio’ della democrazia in rima.
‘Questa gran democrazia
è soltanto una bugia
Serve solo per fregare
chi da ingenuo va a votare
Far promesse roboanti
sono in molti, sono in tanti
Poi peró a mantenere
non c’è verso di vedere
A contare stanno quelli
solo nasi e mai cervelli
Tanto non ce n’è bisogno
tutto resta solo un sogno
Tu mi voti, io prometto
di portarti sul carretto
Del piacere e d’abbondanza
tanto basta la speranza
Se ti piace questo gioco
lo facciamo ancora un poco
E se poi a te non piace
fa lo stesso, datti pace!
Gli italiani son contenti
e lo sono anche i potenti
che han trovato cosa fare
senza andare a lavorare
Del discorso la morale
c’è chi scende e c’è chi sale
A salire ognor gli stessi
a calare sempre i fessi
Alessandro Mezzano
(Cremona)

L’Occidente sbaglia
In Siria c’è la guerra e nessuno sa il perché
Egregio direttore,
in Siria c’è la guerra e nessuno sa il perché. Dai giornali sappiamo che in Siria ci sono i russi perché alleati di Assad, i quali riforniscono il loro alleato dei mezzi necessari per difendersi dai suoi avversari. Dai giornali sappiamo che milioni di siriani si sono rifugiati in Libano, in Giordania, in Turchia e in Germania, tante persone spiantate dalle loro attività, non producono niente e han bisogno di tutto. Chi li assiste? Chi li sostiene? Gioco sporco? La Siria è uno Stato sovrano alleato dei russi a quanto pare non tutti i siriani sono d’accordo con Assad, l’intervento degli occidentali in aiuto di tanta gente è scandaloso. Le bombe lanciate con preavviso che non avrebbero fatto vittime (pare) ma avrebbero centrato gli obiettivi prestabiliti, la loro precisione fa paura.
Angelo Rosa
(Viadana)

IL CASO
Mangio le nutrie da un po’ di tempo
Sia arrosto che in umido sono buone
Gentile direttore,
sicuramente sarà travolto dalle lettere sull’argomento nutrie, ma anch’io, voglio dire la mia. Già in tempi non sospetti le avevo espresso la mia opinione. Ora la ribadisco. Sono totalmente d’accordo col sindaco Marchi di Gerre de’ Caprioli, che parla di cucinarle. Ebbene, è già da un po’ che le mangio (sia arrosto, che in umido), sono un buon piatto di carne bianca. Oltretutto essendo un erbivoro, non si corre il rischio che mangi ‘robaccia’.
Solitamente per un buon piatto deve essere di circa 15 chili. In certi piatti stranieri, viene cucinata anche la coda e la testa; di questo non posso dire nulla, perché non le ho mai cucinate. Per chi dice che con questo sistema, non verranno debellate, penso sia vero, ma verrebbero sensibilmente contenute. Agli animalisti, che in queste circostanze escono sempre allo scoperto (mai per contrastare deiezioni e guano dei loro protetti), dico: non perdete mai l’occasione di essere patetici. Smettete di alzare scudi e proponete soluzioni (non credo che gli animalisti siano tutti vegani o vegetariani). Ah, per ultimo voglio dire ancora; se ci fosse la fame che c’era nel periodo bellico non sarebbero tante in giro, come era per i gatti (amici dell’uomo).
Alessandro Apolli
(Pontevico)
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Su una cosa ha sicuramente ragione: la proposta di mangiare le nutrie avanzata dal sindaco di Gerre de’ Caprioli sta animando il dibattito di Spazio aperto e non solo.

LA POLEMICA
Scrp, non rispondere ai sindaci non aiuta il dialogo
Egregio direttore,
c’è la Lettera scarlatta e ci sono Le lettere da Berlino. Poi quelle mai spedite e quelle invece spedite e mai arrivate. Poi quelle inviate e rimaste senza risposta e quelle recapitate con anni di ritardo. Poi ci sono quelle spedite per Posta elettronica certificata, arrivate in pochi secondi, ma prive di risposta. E più il riscontro del destinatario si fa attendere, più l’irritazione del mittente cresce fino a diventare prima un giramento di c... e poi un vortice se intuisce che l’attesa è quella di Godot.
Il 19 marzo scorso 14 soci su 50 (non quattro gatti) scrivono al presidente di Scrp. Chiedono con toni molto urbani di convocare un’assemblea della società in relazione alla delibera dell’Anac che boccia l’atto di cessione del 51 per cento di Lgh ad A2A. L’operazione vede coinvolta Scrp, (socio di Lgh) e il suo consiglio di amministrazione che l’ha avallata senza chiedere ai soci di esprimersi, anche se - bontà sua - si è premurato di informarli della decisione presa. Se è apprezzabile la squisita sensibilità della comunicazione ai soci, resta incomprensibile il motivo per il quale una scelta da 10 milioni di euro non sia stata sottoposta al voto dell’assemblea, ma sia stata presa (legittimamente, sia chiaro) in autonomia dal consiglio di amministrazione. Se si considera che Scrp non è una multinazionale, dove 10 milioni di euro provocano solletico, allora risulta giustificata anche la richiesta di assemblea dei 14 soci.
Il presidente Pietro Moro, persona sempre molto formale e attenta alle regole, fino ad oggi non ha risposto ai 14 soci.
Due righe, poche parole per dire «convoco l’assemblea» oppure «non convoco l’assemblea» non avrebbero guastato. Al contrario, il silenzio del presidente ha confermato il distacco abissale esistente tra i vertici societari e i soci. I primi sulla turris eburnea, i secondi cinquanta piani sotto.
Poiché la decisione del presidente è sconosciuta, non è possibile criticarla. Si può però affermare che la mancata risposta non favorisce il dialogo tra consiglio di amministrazione e azionisti. Di sicuro contribuisce a scavare solchi e ad abbattere ponti, comunque non a costruirli.
Non si può escludere che il presidente debba ancora valutare la questione e quindi attenda a scrivere le due righe citate sopra.
L’opzione non è peregrina, ma validata dai tempi biblici di Scrp, società rinomata per la cautela con la quale prende le decisioni. Le soppesa, le analizza, le cambia più volte. Passano mesi e anni prima che una scelta venga resa definitiva. Un dato è certo, Scrp non può essere accusata di decisioni avventate, istintive, impulsive.
Scrp è accorta, meticolosa, guardinga, prudente. Qualche volta arruffona, altre ‘cacadubbi’ e per scioglierli si avvale di numerosi consulenti, ma pazienza, nessuno è perfetto.
Scrp si fa guidare dalla saggezza popolare: chi va piano, va lontano. Ma è necessario arrivare. Scrp non disdegna i consigli letterari: Pedro, adelante con juicio. Ma questo non significa impiantarsi. Scrp non dimentica le radici nella Repubblica del Tortello: la gàta fresùza la g’à fàt i micì òrp. Ma ciò non proibisce di fare gattini. Succede invece che i gattini non si facciano nè orbi, nè vispi. E neppure miopi o astigmatici.
Scrp non ha risparmiato sul tempo per il progetto della caserma dei vigili del fuoco, per quello dei varchi elettronici, per l’appalto di igiene urbana. Traccheggia e non risponde ai soci che hanno richiesto una compensazione per non avere aderito alla rete dei varchi elettronici.
Unica trasgressione alla regola del calma e gesso, una montagna di calma e un bilico di gesso, è stata la cessione del 51 per cento di Lgh ad A2A e la vendita delle azioni della stessa A2A incassate a copertura di parte del compenso concordato. Detto, fatto. In un battibaleno si sono susseguite: decisione, informazione, vendita, incasso, monetizzazione delle azioni senza coinvolgere direttamente i soci in questo ambaradan.
Poi è giunta la delibera dell’Anac, ma non è un problema. Nel bilancio 2017 era già stato previsto un accantonamento di 695mila euro «riguardante il contenzioso della procedura seguita per la realizzazione di tale accordo», ancora prima del pronunciamento dell’Anac. E così Scrp si è dimostrata anche lungimirante. Non male.
Ultimo esempio di ponderatezza è il cambio di statuto della società imposto dalla legge Madia. Votato dai consigli comunali lo scorso giugno; andata deserta, poche settimane dopo, l’assemblea dei soci di Scrp per la ratifica, il nuovo statuto è già stato buttato là dove si tira lo sciacquone. Non solo non è stata convocata una seconda volta l’assemblea per procedere alla ratifica mancata, ma alla fine di febbraio è stata indetta un’assemblea informativa per presentare ai soci la proposta di un nuovo statuto che annulla quello approvato dai consigli comunali. Nel Gioco dell’oca si è caduti nella casella che riporta all’inizio.
Per un quadro completo delle ipotesi sull’assenza di risposta del presidente Scrp occorre segnalare anche quella legata alla non appartenenza dei 14 soci nell’oligarchia formata da quattro soci, che insieme detengono quasi il 50 per cento delle azioni della società e da soli possono imporre le scelte alla restante compagine azionaria. E’ un guaio non appartenere all’élite. Ma è risaputo: noblesse oblige, al popolo le brioche di Maria Antonietta.
Lucio Dalla scrive ad un amico lontano per informarlo che da quando è partito la situazione è rimasta immutata, ma di non preoccuparsi: «La televisione ha detto che il nuovo anno porterà una trasformazione. E tutti quanti stiamo già aspettando. Sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno. Ogni Cristo scenderà dalla croce. E anche gli uccelli faranno ritorno. Ci sarà da mangiare e luce tutto l’anno. Anche i muti potranno parlare  mentre i sordi già lo fanno». E anche Scrp verrà soppressa. Tranquilli, è un sogno.
Antonio Grassi
(Sindaco di Casale Cremasco e Vidolasco)


Buche in via Giuseppina
Lo slalom per evitarle. Anche le segnalazioni sono complicate


Una strada dissestata dalle buche
Gentile direttore,
a Cremona capita di imbattersi in buche nell’asfalto e, come in via Giuseppina, si può essere costretti a fare lo slalom per evitarle. In passato era semplice segnalare la problematica: bastava inviare una mail all’Urp del Comune. Ora non più. Probabilmente allo scopo di ‘migliorare’ e ‘semplificare’ la procedura, è stato pensato e predisposto un modulo da compilare e trasmettere on-line dallo Sportello telematico dell’Ente. Fin qui nulla di strano. Peccato, però, che occorre essere dotati di SPID (Sistema pubblico di identità digitale), oppure è possibile utilizzare la tessera sanitaria (Carta regionale dei servizi-CRS o Carta nazionale dei servizi-CNS), purché si disponga di un lettore di smart card da collegare al computer (chi oggi non dispone di un lettore di smart card? Ma chi, soprattutto si ricorda dove ha riposto il pin della Tessera Sanitaria?). A mio avviso, per la massima inclusione occorreva lasciare una possibilità di comunicazione meno avanzata anche a chi utilizza ancora ‘la penna d’oca e il calamaio’. Tuttavia la persona (penso all’anziano) che incontra difficoltà nel compilare il form di cui sopra, può presentarsi allo sportello di SpazioComune, negli orari di apertura al pubblico, per ricevere un’assistenza diretta dell’operatore... A prima vista, sembra un metodo raffinato per evitare le scocciature (con risparmio sugli interventi), senza tener conto appieno delle conseguenze: a causa di un ritardo nella chiusura di quella buca, può cadere un motociclista o rimanere danneggiato un autoveicolo, con tutti i legittimi contenziosi a seguire. Meno male che la Pubblica Amministrazione è vicina al cittadino! Le sole porte aperte, ahimé, sono rimaste quelle della famosa concessionaria d’auto nello spot televisivo anni ‘80.
C. D.
(Sospiro)



Signor direttore, il 1° maggio a Romanengo si è voluto dedicare al ricordo della morti sul lavoro, come è avvenuto per la manifestazione nazionale di Cgil-Cisl-Uil. Mai più morti sul lavoro. Gli ex lavoratori Inar si sono recati presso il monumento Anmil, voluto per non dimenticare i lavoratori deceduti a causa dell’amianto. Una semplice cerimonia con la deposizione di una corona d’alloro per ricordare i colleghi deceduti, perché ‘il loro sacrificio è testimonianza attiva, la vicenda umana resterà per sempre’. Erano presenti molti cittadini e il Gruppo Consigliare della Rocca.
Teo Scalmani
(Romanengo)

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