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Lettere al Direttore dell'11 Maggio

Annalisa Araldi

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aaraldi@publia.it

13 Maggio 2018 - 07:00

Lettere al Direttore dell'11 Maggio

Sul viale Trento Trieste
Le piante sacrificate ad un’altra ciclabile
Gentile direttore,
tempo fa - credo il 10 marzo - palesai il mio stupore misto a rabbia per la triste sorte toccata alle piante di viale Trento Trieste: recise, in linea con la bieca tendenza odierna. Fui anche abbastanza esplicita, adducendo tra le possibili motivazioni ciò che in realtà a breve avverrà, la realizzazione dell’ennesima pista ciclabile. Oggi, in prima pagina, è proprio il suo giornale a parlarne. Allora, non convincendomi, fu lei a rispondere, puntualizzando numero di alberi tagliati e causa; nove, malati come prevedibile. Pensare che abitando lì da anni, incredibile ma vero, nessuno mai accennò alla loro salute precaria e conseguente pericolosità. E non fu la sfera magica a suggerire, come scrissi, il progetto in embrione, lo svelarono gli stessi operatori in azione, ma francamente fu persino discretamente intuibile. Il tempo porta consiglio e risposte, queste, autentiche e sagge, anche quando sgradite. Così, trascorsi un paio di mesi, ecco la verità anticipata.
Annarita Gabbiani
(Cremona)

I veleni in Forza Italia
Certi dirigenti dovrebbero dimettersi
Egregio direttore,
la buona politica la si riconosce quando i pochi eletti si mettono con passione e impegno al servizio dei tanti cittadini che li hanno votati. Nel partito vale la stessa cosa: la buona gestione di un partito la si vede quando i pochi dirigenti si mettono al servizio dei tanti simpatizzanti, iscritti e militanti che devono coordinare e guidare. Mi spiego meglio: coloro che si avvicinano alla politica, devono mettere in preventivo di doversi impegnare per far eleggere nelle istituzioni o nel partito i pochi, che però dovrebbero lavorare, operare, gestire e portare avanti le idee e le istanze dei tanti. Purtroppo questo non avviene quasi mai, i pochi eletti si dimenticano molto spesso di chi si è sacrificato per loro. E i dirigenti di Forza Italia in provincia di Cremona non sono da meno, in questi anni si sono interessati di più alle nomine che al bene del partito. Personalmente mi sono avvicinato alla politica quando Silvio Berlusconi è sceso in campo e se ancora mi do da fare è per lui, che è il solo che ancora mi dà fiducia.
Ma veniamo alla politica locale. Dal 1993, da quando sono in Forza Italia, ho ricoperto incarichi nel partito di vario tipo, tra l’altro mai richiesti e non remunerati, impegnandomi molto, mettendoci tempo e anche soldi e non ho mai ricercato soddisfazioni personali, se non il successo e il consenso per il mio partito.
Sono sempre stato in prima fila quando si dovevano organizzare banchetti o gazebo, raccolte firme o partecipare a manifestazioni e iniziative varie.
Un paio di anni fa, sono stati celebrati i congressi cittadini e provinciali in un modo non del tutto trasparente, i dirigenti attuali hanno fatto di tutto per poterli vincere, manco fosse la finale della coppa dei campioni.
Purtroppo i frutti di questa vittoria lasciano molto a desiderare e ora sono sotto gli occhi di tutti.
Nella recente tornata elettorale non c’è stata traccia di un minimo impegno o di una minima attività politica dei coordinamenti cittadino di Cremona e provinciale e se non fosse stato per merito del gruppo Seniores, Forza Italia sarebbe passata sotto silenzio.
In questi 20 anni e più sono stato membro di molti coordinamenti di Forza Italia, sia cittadini che provinciali, ma una situazione così desolante non l’ho mai vista. In passato ho collaborato fianco a fianco con molti degli attuali dirigenti provinciali, che ora non riconosco più: li vedo più interessati alle nomine che ad impegnarsi per il bene di Forza Italia.
Pertanto vista l’inconsistenza di questa dirigenza, se veramente vuole il bene del nostro partito, se veramente vuole il bene di Forza Italia, dovrebbe avere il buon gusto di dimettersi.
Licinio Rainieri
(responsabile seniores per Cremona e membro del coordinamento cittadino di Forza Italia)

Basta con l’arroganza
Il PD va ricostruito dalle sue fondamenta
Gentile direttore,
ai tempi del Partito Comunista quando il segretario di federazione introduceva il dibattito al termine della suo intervento potevi essere certo che la sua era un’ottima relazione politica, magari non del tutto condivisibile, però non c’era dubbio, nulla era lasciato al caso e non eri portato a dire che era piena di se e di ma, a differenza delle relazioni politiche dei segretari di federazioni attuali del Partito Democratico. Ho partecipato all’ultima assemblea provinciale del 2 maggio e sono rimasto come al solito senza risposte e pieno di dubbi allorquando il segretario Piloni affermava che non immaginava l’esito della sopravvivenza del partito, visto che non aveva risposte, unitamente all’esito della crisi di governo. Il richiamo al pericolo che nel partito venga meno il rispetto dei ruoli, l’ho ritenuto ormai un’avvertenza superata dal momento che nel Pd attuale come nelle formazioni politiche precedenti l’odio e le ritorsioni sono state l’unica espressione politica che i dirigenti hanno svolto alla perfezione e i risultati sono lì tutti a vedere. In parole povere la solita e stantia relazione che non ha detto nulla di nuovo, anzi ha espresso e confermato che chi ha straperso oltre a non permettersi di andare al governo, a maggior ragione, non può comandare il partito. Noto che il segretario del circolo di Casalmaggiore, Mario Daina, intervenuto nel corso dell’assemblea provinciale del 2 maggio, sostenendo di aver sentito lo spirito che si era perso, nella sua ultima lettera su questo quotidiano, lo spirito che aveva ritrovato l’ha perso di vista alla pari di una meteora che appare e scompare all’improvviso. Questo partito va ricostruito dalle sue fondamenta e non basta dire torniamo allo spirito originario. Più insopportabile dell’arroganza è l’arroganza dei perdenti, e quindi serve ricreare un partito ampio aperto a nuove energie nel quale possano riconoscersi tutte le componenti della sinistra di governo. (...)
Giorgio Demicheli
(Cremona)

Progetto innovativo
La stufa funziona senza combustibile
Signor direttore,
rispondo alla persona che ha inviato una lettera inerente il mio progetto, (stufa che non inquina). Vorrei che fosse fatta chiarezza. Ribadisco quello che scrivevo nella mia precedente lettera: il mio progetto non necessita di nessun combustibile esterno - vedi pellett, legna, gas in bombola, o gas di città - oltre alla canna fumaria. Dato che il combustibile che è necessario al suo funzionamento, viene auto prodotto dallo stesso mio progetto al suo interno. Inoltre direttore, per fare ulteriore chiarezza sul progetto, potrei inviarvi delle foto.
Leonardo Zanchi
(Ripalta Arpina)
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Il suo progetto sta suscitando curiosità. Se vuole mandare delle fotografie le pubblico volentieri.

IL CASO
Andare contro le leggi della natura non è un atto d’amore ma una barbarie

Egregio direttore,
vorrei dire al sindaco di Crema, la signora Bonaldi, che aver ufficializzato il fatto che due bambini, nati comprando un ovulo femminile selezionato, che è stato poi impiantato nell’utero di una donna pagata per il suo ‘affitto’, siano figli di due danarosi uomini che si amano, non è affatto un modo per colmare un ‘vuoto legislativo’, e men che mai il riconoscimento di un atto d’amore. Andare contro le leggi naturali, che vogliono che la procreazione di un bambino derivi dall’unione di un uomo e di una donna, e non certo da due uomini o da due donne, non è amore. È delirio di onnipotenza. Selezionare eugeneticamente un ovulo femminile e poi, dopo averlo fecondato in vitro, avviare la gravidanza dentro il corpo di una donna costretta a rimanere reclusa e immobile per nove mesi (pagata), e poi toglierle il frutto del suo ventre, non è amore. È cinismo, è una nuova forma di sfruttamento delle donne. Costringere tali bambini fabbricati e comprati a nascere già orfani di una delle due figure genitoriali, non è amore, è spietato egoismo. Farli poi crescere in un ambiente affettivo e sessuale deviato, non è amore, è crudeltà. Chi avvalla amministrativamente tali ignobili pratiche, peraltro vietate dalle leggi italiane, non è certo un progressista. Al contrario, diventa – suo malgrado – un fautore della barbarie antropologica in atto. Satana, se esistesse, sarebbe fiero di tali amministratori pubblici.
Guido Antonioli
(Pandino)
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L’argomento è delicato e molto controverso ma sostanzialmente sono d’accordo con lei. Toni apocalittici finali a parte.


LA POLEMICA

Urgono modifiche, così com’è il piano nutrie non funziona
Egregio direttore,
desidero dare un seguito all’intervento dell’assessore regionale Fabio Rolfi sulla questione nutrie.
Egregio assessore, ha ragione quando asserisce che il problema nutrie, territorialmente grave e serio, è stato ultimamente trattato in modo risibile, quasi a voler supportare gli scarsi risultati ottenuti nella lotta alla eradicazione del nocivo. Perché in Inghilterra il sistema ha funzionato e da noi no? Non si tratta solo di mancanza di fondi. La DGR X/3818 del 2015 ritengo sia stata solo fumo negli occhi, venduta come intervento programmatico risolutivo dell’emergenza che ha, al contrario, voluto (credo per ragioni politiche) preservare la specie. Glielo dimostro.
1) si è voluto assoggettare l’intervento degli operatori alla normativa sulla caccia (Legge 157/92) mentre questo tipo di operazione nulla ha a che fare con l’esercizio venatorio. Semmai potremmo chiamarlo un intervento di risanamento ambientale. Così facendo per gli operatori sono maggiori i comportamenti proibiti di quelli assentiti: obblighi di mantenimento delle distanze dai centri abitati e dalle strade, dalle ZRC e dai parchi, limitazione nell’uso delle armi rigate anche di piccolo calibro e soprattutto divieto di abbattimento nelle ore notturne. (...)
2) si è voluto dare troppo potere decisionale ai sindaci dimostranti sensibilità diverse sul problema. Ne è esempio il trattamento delle carcasse. I piani territoriali hanno fatto proprio il regolamento CE 1069/2009, un mostro burocratico di 72 punti di premesse e 56 articoli, difficilmente utilizzabile nel caso nutrie. Per le amministrazioni scarseggianti dei fondi per acquisire i freezer si è prospettata la scappatoia dell’interramento, senonché a 5 mesi dal differimento a tutto il 2018 del piano provinciale, molti sindaci non hanno ancora trovato il tempo di prorogare la vecchia delibera autorizzativa al seppellimento.
Non si può pretendere di operare e ottenere risultati concreti in queste condizioni. Quindi assessore, che fare per il futuro? Battersi tenacemente per:
1) approvare il nuovo piano regionale senza assoggettare gli operatori alla normativa sulla caccia. Potranno così agire, con le opportune cautele su tutto il territorio, giorno e notte senza lasciare zone franche nelle quali la nutria può tranquillamente riprodursi.
2) togliere ai sindaci ogni potere decisionale. Il piano regionale deve limitare le competenze alle sole Province, tra l’altro deputate ai corsi di formazione dei volontari. (...)
3) autorizzare il seppellimento delle carcasse in loco.
4) i fondi se ci saranno ben vengano. Non temo che tali nuove normative, se introdotte, portino ad una deriva di bracconaggio incontrollato gli operatori. Sono tutte persone preparate e consapevoli che in difetto, oltre alle conseguenze amministrative, pagheranno col penale i loro comportamenti. (...)
cerdella.60@gmail.com
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Le carcasse possono già essere smaltite in loco, è l’Ats (Regione) a dover autorizzare per ovvie ragioni sanitarie. Prima si operava solo con la legge sulla caccia ora no, essendo la nutria trattata anche come animale nocivo (la Regione intendeva operare solo con la legge sulla caccia tant’è che Fava polemizzò molto per il fatto che la nutria venisse derubricata ad animale nocivo).
In Inghilterra ci sono voluti 10 anni per eradicare 40mila nutrie (qui ormai sono centinaia di migliaia) attraverso l’assunzione di trapper dediti solo a quello, dunque risorse. Con la nuova norma le ordinanze sindacali non sono più state cassate dai Tar.
Lo sparo incontrollato a ridosso di strade e centri abitati non verrà mai autorizzato dal ministero dell’Interno per evidenti ragioni d’incolumità pubblica.
Infine la caccia notturna si può già autorizzare.

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