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POLPACCI & NUVOLE

Vivere alla serataccia

Ovvero, non vendere la pelle del Cincilla prima di averlo impallinato

Giovanni Ratti

Email:

bfaustinelli@laprovinciadicremona.it

11 Settembre 2014 - 12:03

Vivere alla serataccia

Mattia Marchi si rammarica dopo l’occasione sfumata (Ib frame)

Dice il saggio, non vendere la pelle del Cincilla prima di avergli almeno fatto gol. Altrimenti succede che il Renate squadra di nodosa, onesta e ordinaria pochezza batte una Cremo inguardabile nel primo tempo, invisibile nel secondo. E va bene che la squadra è giovane e nuova, e che quanto dura il tempo dell’indulgenza in società lo decidono loro, ma per me il tempo è scaduto ieri sera. C’era luna rossa, luna Comanche (poi sbiadita in una luna piena e slavata decidi tu se va lupi mannari o da imbottigliatori) ma questo non vuol dire che fosse lecito sottoporre per un’ora e mezza il nostro gusto calcistico alle sevizie per cui quella tribù era notoria.
Mancava Kirilov ed è un bel mancare, mancava Jadid e se pure questo è uno svantaggio la giuria non ha ancora deliberato, ma mancava anche tutto il resto: in ordine di sparizione l’or g a n iz z a z io n e collettiva, la testa, il cuore, il senso del risultato, il carattere, la personalità, la rabbia, altri aggeggi che avrebbero avuto una loro utilità, e troppo presto anche le gambe. Si è giocato dall’inizio alla fine la partita decisa dal Renate, la cui fisicità spesso border line è stata premiata dal metro di valutazione dell’arbitro, ma ragazzi siamo in serie C mica a un concorso di bellezza. Il Renate ha impartito ai nostri pargoli (e anche ai meno pargoli) un corso accelerato su come si imposta e si gioca una partita di serie C: la Cremo la partita non l’ha mai fatta, l’ha sempre subita, al Renate è bastato nel secondo tempo abbassare la percentuale di errori gratuiti (che nel primo tempo l’avrebbe esposta a una dura lezione contro qualsiasi squadra appena efficiente) non solo per non correre più l’ombra di un rischio, ma per andare a vincere in modo che non trovo il coraggio di definire infondato.
Renate subito aggressivo su quelli che sui manuali forse si definiscono portatori di palla ma, con i nostri personaggi e interpreti, vedi alla voce menatori di torrone. Non sono un appassionato di formule tattiche, ma siamo proprio sicuri che il quattrotretrè sia parte della soluzione e non del problema? Il Renate, che nel suo piccolo ci aveva studiato per bene, ha applicato marcature a pressione in particolare su Ale Maggi e raddoppiato i turni di guardia sulle estreme. E tanto è bastato perchè ai pesciolini grigiorossi cominciasse subito a mancare l’aria, così che tutto quello che si riusciva a fare era imbucare palloni alti, quelli che nel campionato Sioux si chiamano palloni alla spera-in-Manitù. Dopo venti minuti spettacolari per la mancanza di qualsiasi traccia di gioco, all’improvviso la Cremo ha trovato due palle da gol, con Cincilla esaltato da Ale Marchi, Mattia Marchi beffato per tre millimetri da un pallone crossato basso da Di Francesco. Sembrava l’inizio e invece era la fine. Perchè il Renate tornava ad alzare i giri del motore, mentre i nostri tornavano a giocare a vanvera.
Il tempo si chiudeva con una critica chiusura difensiva di Favalli, e con questo la sorte ha dato appuntamento ai nostri per il secondo tempo, come la vecchia signora al soldato di Samarcanda. Se ci si era illusi che il pochissimo di decente combinato fin lì, e le raccapriccianti scarpe lilla di Curcio, fossero il peggio che la serata ci riservava, il secondo tempo ci ha fatto fare la figura degli inguaribili ottimisti a fondo perduto. Montorfano ha provato a suonare la sveglia con Manaj al posto di Lombardo, ma la squadra in questo cambio ha letto il messaggio opposto a quello che sarebbe servito a salvare il salvabile della serataccia. Il festival dell’inutilità ha alzato il volume diventando assordante, a un certo punto l’unica speranza realistica era che il Renate si accontentasse del primo punto della sua storia in terza serie. Ma i poveri hanno fame, e quando si ritrovano seduti alla tavola di un banchetto mica si chiedono quale forchetta si usa. Il vento è cambiato a partire dalle fasce, togliere Lombardo era stata legittima difesa ma adesso in mediana c’erano Palermo imprevedibile solo per i propri compagni e Ale Marchi piccolo condor in gabbia.
E quando nel Renate è entrato Mantovani il suo mancino ha cominciato a solfeggiare ritmi insostenibili per i nostri presunti suonatori. La velleità di vincere una partita per la quale eravamo stati inadeguati in partenza per poi peggiorare ha finito per dare al Renate la mappa del tesoro. Un paio di contropiede a salve non sono bastati a convincere i nostri poulains che il pareggio a quel punto era il massimo ragionevole traguardo. Così il Renate si è preso il gusto di dare un bel morso a quella mela verde che è la Cremo attuale. Che ha qualche giocatore fuori ruolo e qualche giocatore del quale vai a capire qual è il ruolo. E soprattutto non ha nessuno su cui la manovra possa fare perno. Palermo e per quello che si è visto fin qui Jadid non hanno niente di quel tipo di giocatore, Lombardo deve riempire scarpe troppo grandi per lui. Questa Cremo potrà forse reggere le partite in cui saranno gli avversari a dover fare gioco; ma quando toccherà a lei fare la partita, il rischio di fare figure inadeguate è oltre i livelli di guardia.
I patti per questa stagione sono chiari, non ci sono traguardi obbligati. Ma almeno cerchiamo di vivere alla giornata, non alla serataccia.
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