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CASALMAGGIORE

Prof assolto: «Fece inginocchiare alunna per punizione»

Sollievo per l’insegnante di educazione fisica Contini dopo cinque anni di graticola: «Non fu abuso di mezzi di correzione»

Francesca Morandi

Email:

fmorandi@laprovinciacr.it

23 Giugno 2022 - 18:46

Prof assolto: «Non fu abuso di mezzi di correzione»

La scuola media Diotti

CASALMAGGIORE  - In oltre 40 anni di carriera da insegnante e allenatore tecnico di atletica leggera in diverse società e in oratorio, ha seguito più di 10 mila giovani, tra i quali Fausto Desalu, campione olimpico della staffetta 4×100 metri ai Giochi di Tokyo 2020. Mai una macchia, solo soddisfazioni e moltissime medaglie conquistate dai suoi atleti; dalle Olimpiadi di Rio nel 2016 ai campionati Europei Zurigo 2014, Amsterdam 2016, Berlino 2018.


Giangiacomo Contini, 65 anni, mai si sarebbe immaginato di restare sulla graticola per cinque anni, di saltare dalle piste di atletica al banco degli imputati, accusato di abuso dei mezzi di correzione o di disciplina. La sua colpa? Cinque anni fa, in palestra, durante l’ora di educazione fisica, fece «inginocchiare» un’allieva di seconda media che, «stizzita», si ribellò ad un esercizio, definendolo «stupido».

Oggi il prof Contini è stato assolto con formula piena «perché il fatto non sussiste». Perché ci fu un equivoco, un «fraintendimento».

Il prof non fece inginocchiare la studentessa per punirla, come scritto nel capo di imputazione, ma la fece «genuflettere nella posizione da ostacolista: una gamba poggiata con il ginocchio a terra, l’altra tesa all’indietro», per «spronarla e imparare dai sui errori».

In quella posizione da corridore, l’allieva, che all’inizio lo prese addirittura per un scherzo, ci rimase un secondo, si rialzò senza essere turbata. 

Se dovesse passare il messaggio che costituisce un illecito penale richiamare una allieva per un comportamento ritenuto irrispettoso, ci troveremmo di fronte all’impossibilità materiale di educare i ragazzi nel loro percorso di crescita

«Se dovesse passare il messaggio che costituisce un illecito penale richiamare una allieva per un comportamento ritenuto irrispettoso, ci troveremmo di fronte all’impossibilità materiale di educare i ragazzi nel loro percorso di crescita», ha sottolineato l’avvocato Marco Mainini, difensore del prof-allenatore.

I fatti risalgono al 10 novembre del 2017, venerdì, nella palestra della scuola media Diotti. Nella memoria difensiva a suo tempo depositata in Procura, il prof Contini l’aveva spiegata così. «Durante la lezione di educazione fisica stavo insegnando ad utilizzare le conoscenze di orientamento al fine di saper orientare una cartina con riprodotta la planimetria della palestra in scala. Gli alunni avevano il compito di ricercare i principali cardini e dirigersi verso gli stessi con il dovere di tenere la cartina con il segno N, ben visibile, sempre orientato verso nord». Il prof vide l’ alunna «in difficoltà». La ragazzina non gli chiese aiuto, ma «mi ha gridato stizzita e davanti a tutti ‘questa è una stupida cartina».

L’insegnante la prese come un attacco personale, perché «ho recepito come stupida l’attività che avevo preparato per i ragazzi». Si arrabbiò: «Tu dovresti solo imparare dai tuoi errori e chiedere scusa, adesso ti metti in ginocchio». «Ma per quanto fossi arrabbiato, non ho affatto preteso una genuflessione stile ‘chiesa’. Spesso, come punizione si utilizzano questi metodi nelle palestre o nei campi di allenamento. Esattamente come i giri di corsa o i salti alla corda. Io intendevo solo spronarla a fare meglio e a indirizzarla a livello educativo, non certo offenderla o farla stare male».

Ma c’è dell’altro. Quel giorno, in palestra, il prof si rivolse alla studentessa: «Tu sei in fascia bassa, non ti permettere di criticare i tuoi insegnanti che sei solo in seconda media». Vessazioni? Macché. Per «fascia bassa», il prof intendeva «lo scarso rendimento dell’allieva nella materia». Era uso del docente, che lo ha provato allegando la sua agenda, classificare gli allievi in tre fasce con una lettera dell’alfabeto accanto: la A per alta, la M pere media e la B per bassa. Tu dovresti solo imparare dai tuoi errori e chiedere scusa, adesso ti metti in ginocchio».

Il 13 novembre, in occasione della prima lezione, il professore chiese comunque scusa alla studentessa e all’intera classe. Tutto finito? Macché.

La ragazzina raccontò l’episodio alla madre che corse a scuola, sperando che il prof subisse un provvedimento disciplinare. Non andò così. E, allora, si presentò ai carabinieri e querelò il docente. Partì l’indagine. L’allieva stessa disse di averla presa come uno scherzo, all’inizio.

La sua amica e compagna di classe confermò la versione del docente Contini. La madre non si è mai fatta sentire in questi 5 anni, non si è nemmeno costituita parte civile al processo per la figlia.

«Non era l’ora di latino o di greco. Se il professore di greco avesse fatto inginocchiare una sua allieva, si potrebbe anche discutere del comportamento. Ma era l’ora di educazione fisica in palestra. Se il professore di matematica ti mette alla lavagna a fare 250 equazioni? È un metodo educativo. Né esiste agli atti documentazione comprovante uno stato di ansia o di agitazione in capo all’allieva direttamente derivante dall’episodio», ha evidenziato l’avvocato Mainini , nel chiedere l’assoluzione con formula piena. Prima di lui, l’aveva chiesta lo stesso pm.

Il giudice si è preso 40 giorni per depositare la motivazione della sentenza.

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