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1 aprile 1970

Terremoto in Turchia: più di mille morti

Registrate trecento scosse telluriche

Annalisa Araldi

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aaraldi@publia.it

01 Aprile 2021 - 07:00

Terremoto in Turchia: più di mille morti

ANKARA, 31. — Non si hanno ancora notizie precise sul numero delle vittime del terremoto che ha colpito la Turchia orientale, ma è opinione generale che il bilancio risulterà, alla fine, molto elevato.

Un calcolo delle autorità di Gediz, la località più duramente colpita dal sisma, indica in 925 i morti accertati finora, ma il governatore della zona, parlando con i giornalisti, ha previsto 2000 morti e anche più. Invece, il ministro dell'Interno, Haldun Menkteseoglu, parlando al Senato di Ankara, ha fatto presente che fino a questa mattina erano stati recuperati e sepolti 867 corpi; il ministro ha aggiunto che i feriti gravi ricoverati negli ospedali sono 562, le case completamente distrutte oltre 7500 e le case non abitabili quasi 3.700.

Nuove scosse prodottesi questa mattina avrebbero fatto altri 95 morti nella sola cittadina di Emet. Intanto ci si domanda quante altre vittime possano essere state provocate dal fenomeno tellurico nei numerosi villaggi (almeno 32, con varie migliaia di abitanti), che i soccorritori non sono ancora riusciti a raggiungere date le cattive condizioni stradali e le avversità atmosferiche. Per questo motivo, negli ambienti della «Mezzaluna Rossa» si parla di 3.000 o 4.000 morti complessivamente.

Nelle zone sinistrate continuano ad affluire i soccorsi, già 9.000 tende sono state trasportate e messe in funzione a cura delle autorità turche, altre tremila sono attese dall'estero (in particolare dall'Iran e dalla Germania Occidentale), a mezzo di aerei. Le squadre di soccorritori continuano, in molti casi, a trovare superstiti sotto le macerie; le persone così salvate nella sola città di Gediz sono finora — secondo la radio turca — 76.

Il maltempo continua ad ostacolare l'opera di sgombero: piove sempre spesso a dirotto. Un altro fenomeno, intanto si è manifestato, ed è probabilmente da collegare al terremoto: le sorgenti di acqua calda, che, già frequenti nella zona, si sono moltiplicate, manifestandosi con maggiore intensità e, in certi casi, cambiando aspetto e direzione.

Nonostante le nevicate e la pioggia, in alcuni villaggi ancora divampano le fiamme. A Akcaalan, una  località vicino a Gediz con 2.500 abitanti, i superstiti hanno dovuto assistere impotenti ad un violento incendio che ha distrutto tutto ciò che era rimasto intatto dopo il terremoto. Alle squadre di soccorso si è unita ieri una squadra di militari americani giunti da Smirne con medicinali. Essi debbono ancora raggiungere i villaggi di montagna più remoti.

Permane la minaccia di epidemie. Le strade di Gediz sono piene di melma in cui si affonda fino alla caviglia e che viene rimossa dai «bulldozer» usati per combattere gli incendi che, secondo alcune fonti, hanno ucciso più persone dello stesso terremoto.

I servizi sanitari sono inesistenti negli accampamenti eretti in aperta campagna intorno alle rovine. L'acqua potabile scarseggia. C'è inoltre, nella zona del sinistro, a Eskisehir, minaccia di alluvioni. Il livello del fiume Porsuk la scorsa notte è salito alla velocità di otto centimetri all'ora, mentre la pioggia cadeva a dirotto.

Il ministro degli Alloggi, Hayrettin Nakipoglu, ha dichiarato oggi che il terremoto di sabato ha distrutto almeno 33 degli 84 villaggi della zona e che altri 28 sono stati resi inabitabili.

Nakipoglu, che sta coordinando i soccorsi da Kutahya, ha detto che 90.000 persone sono senza tetto nella zona colpita dal terremoto.

L'Osservatorio sismologico di Istanbul ha registrato circa 300 scosse a partire da ieri sera. Di queste scosse, otto erano forti e 30 di una intensità media.

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