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Giovedì incontro al Cittanova sulla strage di piazza della Loggia

Il 28 maggio del 1974 durante una manifestazione antifascista una bomba esplose a Brescia, causando otto morti e oltre cento feriti La verità giudiziaria dopo un cammino tortuoso

Betty Faustinelli

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bfaustinelli@laprovinciadicremona.it

26 Gennaio 2016 - 12:05

Giovedì incontro al Cittanova sulla strage di piazza della Loggia

CREMONA — Era un martedì di primavera, quel 28 maggio del 1974, e a Brescia pioveva. Ma in piazza della Loggia c’erano lo stesso migliaia di persone. Erano operai, insegnanti, commercianti, liberi professionisti, studenti, uomini e donne di tutte le età. Stretti sotto gli ombrelli, riparati a stento dai cappucci tirati su, infreddoliti certo da quel grigiore così insolito per la stagione.
Ma uniti dal desiderio di testimoniare che no, Brescia non era una città fascista. Poi, alle 10,12 di quella maledetta mattina di primavera, esplode una bomba, nascosta in un cestino porta rifiuti.
La registrazione audio di quei momenti è straziante e mette i brividi ancora oggi: la voce del sindacalista Franco Castrezzati, sul palco in quel momento, si incrina mentre invita tutti alla calma, poi si sentono urla e si avvicina l’eco delle sirene.
Quella bomba uccide otto persone, ne ferisce oltre cento. E fa fumo, molto fumo. Nel luglio scorso, più di quara nt ’anni dopo la strage, la Corte di assise d’appello di Milano ha condannato all’e r- gastolo Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte, aderente a Ordine Nuovo il primo e informatore retribuito dei servizi segreti il secondo.
La sentenza è l’ultimo passo di un percorso giudiziario tortuoso, fatto di inchieste incrociate, assoluzioni, depistaggi, indagati usciti troppo presto di scena, testimoni morti, prove insufficienti, indizi spariti, menzogne e omissioni, ma anche di giudici tenaci, tra cui Roberto di Martino e Guido Salvini.
Un percorso giudiziario tutto in salita, cominciato con l’errore terribile di lavare la piazza con gli idranti dei vigili del fuoco, a neanche due ore dall’esplosione, cancellando quindi anche le prove. Un percorso in cui a fare lo sgambetto agli inquirenti — che fin dall’inizio indagarono a ragione sulla pista neofascista e la cui ostinazione ha portato alla sentenza di luglio — sono stati spesso i servizi segreti deviati.
«Qualcuno dunque è Stato», ha commentato il giorno dopo la sentenza Piero Colaprico su «la Repubblica». E qualcuno, purtroppo, è morto in quella piazza. Come qualcuno è morto nella Banca nazionale dell’agricoltura in piazza Fontana, o a bordo dell’Italicus, o in stazione a Bologna. Ma a differenza di piazza Fontana, dell’Italicus o della stazione di Bologna, le vittime di piazza della Loggia non erano e non sono solo innocenti. Nessuno di loro — né Giulietta, né Livia, né A lberto, né Clementina, né E uplo, né Luigi, né Bartolomeo, né Vittorio — era in quella piazza per caso. Ciascuno di loro era in piazza della Loggia per una precisa scelta politica e quella scelta — la testimonianza antifascista — l’ha pagata con la vita.
Sono passati più di quarant’anni da quella mattina di maggio, e la cosiddetta strategia della tensione, almeno per come la si intendeva negli anni Settanta/Ottanta, è un ricordo che si va sfumando. Proprio per tenere viva la memoria non solo della strage di Brescia, ma di quel periodo storico il liceo scientifico Aselli (dipartimenti di Storia e filosofia e Disegno e storia dell’arte) ha organizzato una conferenza che coinvolge le quinte e che rientra nel progetto culturale ‘Cittadinanza e Costituzione’.
L’incontro si terrà giovedì 28 gennaio alle 10 al Cittanova. Interverranno Manlio Milani, presidente dell’associazione familiari vittime della strage, e Francesco Barilli e Matteo Fenoglio, autori di Piazza della Loggia vol. 1 e 2, graphic novel uscite per le edizioni Becco Giallo. La conferenza verterà soprattutto sul racconto di Manlio Milani, che era in piazza con la moglie Livia: la bomba ha fatto di lei, a soli 32 anni, una vittima, e di lui un instancabile ricercatore della verità, oltre che un testimone sempre disponibile a confrontarsi con studenti, associazioni, istituzioni.
Barilli e Fenoglio, invece, coinvolti dal dipartimento di Disegno e storia dell’arte, interverranno per far conoscere i meccanismi di produzione di un particolare prodotto editoriale, ovvero di quel ‘giornalismo a fumetti’, legato a fatti di cronaca. Barilli spiegherà l’iter di produzione dal soggetto alla sceneggiatura, mentre Fenoglio, aiutandosi con delle slide, spiegherà la parte grafica, la costruzione delle tavole a fumetti contraddistinte da una particolare linea chiara ‘alla francese’.
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Dalla realtà al disegno Con Becco Giallo graphic novel in mostra
CREMONA — I due volumi di Francesco Barilli e Matteo Fenoglio dedicati alla strage di piazza della Loggia sono editi da Becco Giallo, cui verrà presto dedicata una mostra in Santa Maria della Pietà.
Dal 13 febbraio al 20 marzo, nell’ambito di Fumetto Lab, la casa editrice e il Centro fumetto Andrea Pazienza daranno vita infatti a Il fumetto racconta la realtà. Autori ed opere nella produzione Becco Giallo. Nello spirito di Fumetto Lab, una sezione sarà dedicata agli autori emergenti: ce ne sono stati quasi una decina che hanno esordito su «Schizzo», la pubblicazione del ‘Pazienza’, e che ora fanno parte dello staff di Becco Giallo. Ma cosa caratterizza la casa editrice rispetto alle altre specializzate in fumetti? E’ proprio l’adesione alla realtà, quando non addirittura all’attualità, associata al fumetto.
Dal delitto del Circeo all’agguato mortale a Ilaria Alpi, dal terremoto dell’Aquila, da una cronaca dal Libano in guerra alla morte di Carlo Giuliani, dalla strage di Bologna alle biografie di Pier Paolo Pasolini o di Mario Lodi, il catalogo della Becco Giallo racconta i nostri anni recenti attraverso il linguaggio del fumetto e della graphic novel.
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