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LA STORIA DI FRANCESCA

Aveva perso l'uso delle mani, si diploma in pianoforte

Francesca Martinelli: «La musica è stata la mia resurrezione: suonare mi ha riportato in vita». Ha sconfitto la malattia e si è diplomata al Monteverdi

Nicola Arrigoni

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narrigoni@laprovinciacr.it

17 Giugno 2022 - 05:25

CREMONA - «La musica è stata la mia resurrezione: suonare il pianoforte mi ha riportato in vita»: non usa mezzi termini, Francesca Martinelli, nel raccontare il suo rapporto con la musica e i tasti bianchi e neri del suo pianoforte che per troppi anni hanno rappresentato un ostacolo insormontabile, un desiderio bruciante. Francesca ieri mattina ha conseguito il diploma accademico di primo livello presso il conservatorio Claudio Monteverdi, ottenendo il massimo dei voti: 110/110. L’ha conquistato eseguendo al pianoforte brani di Robert Schumann, Johannes Brahms e Leòs Janàček, davanti alla commissione formata dal relatore Pietro Bonfilio, dalla correlatrice Valentina Messa e dalla direttrice Anne Colette Ricciardi con i maestri Loris Pezzani, Giovanna Emanuela Fornari e Giuseppe Caffi.

UN TRAGUARDO SPECIALE

Ad assisterla, tutta la famiglia al completo, che in questi anni di duro studio l’ha sostenuta e incoraggiata nella sua sfida con sé stessa. Si è trattato per Francesca di un traguardo speciale, che nelle sue parole emozionate ha la forza di una vittoria, della vittoria più importante, quella sull’impossibilità di usare le mani. Sul suo profilo WhatsApp la foto di lei ragazzina al piano, una foto incorniciata, in cui Francesca s’intravede in una postura elegante e leggera davanti alla tastiera.

«Non è solo un traguardo di studio: è una nuova vita, la nuova vita che mi ha donato la musica. Quando avevo dodici anni, durante una normalissima appendicite, l’anestesia mi ha provocato una sorta di polineuropatia che ha interessato gli arti superiori e inferiori — racconta Francesca Martinelli —. Da quel momento la mia vita è stata stravolta. Le cure fisioterapiche sono state tante, il dolore e la sofferenza a tratti insopportabili. Ho abbandonato così gli studi della musica, non mi è stato infatti possibile più suonare, ma sono stata costretta a correre da un ospedale ad un altro».

Le mani non rispondono, anche nel quotidiano sono prive di forza. «La musica, il mio amore per il pianoforte sono stati congelati, messi in un angolo…». E mentre parla le si illuminano gli occhi e la voce a tratti si rompe. La vita fra mille difficoltà, un impiego in banca, due figli: Alice e Pietro. E ora s’immagina il pianoforte e la musica lasciati là in fondo al cuore, rimossi, ma non dimenticati.

«Con mia grande sorpresa, ad un certo punto Pietrangelo Ravasio della sala Greppi di Bergamo mi ha invitato a collaborare: staccavo i biglietti — racconta la neodiplomata pianista —. L’aver riascoltato la voce del pianoforte mi ha pietrificato e ha risvegliato in me quella passione da bambina solo abbozzata. Così, agli inizi degli anni Duemila mi sono iscritta a una scuola di solfeggio per iniziare a studiare, a leggere la musica. E solo alcuni anni dopo, accarezzare l’idea che la tastiera e la musica potessero tornare ad essere ancora parte di me, potessero riemergere. Ho infatti una naturale propensione al suono: si tratta di una predisposizione che ho sempre avuto anche da bimba, dote che si è amplificata successivamente con la sofferenza. Le mie vicende biografiche dolorose e la mia sensibilità musicale mi hanno sempre condotto a percepire in modo istintivo contenuti profondi e poetici, sentimenti nascosti e stati d’animo del compositore che di volta in volta mi sono ritrovata ad affrontare».

francesca

Francesca Martinelli al pianoforte

Ma prima di arrivare a suonare, o di ritornare a suonare, il percorso è stato lunghissimo, fatto di costanza nello studio, impegno, tenacia e sacrifici. E Francesca Martinelli è arrivata alla chiusura del suo percorso dopo quindici anni; otto maestri diversi per imparare tecniche differenti per capire come poter sviluppare mani ipotrofiche in modo congeniale.

«Non si è trattato solo di tornare a suonare, ma di riabilitare le mie mani dimagrite — racconta —. In questo lavoro di riabilitazione attraverso le partiture musicali c’era sempre il sogno, l’amore per la musica, la mia più cara consolazione. Volevo riaprire quel cassetto del mio talento musicale e farlo grazie alle mie mani sorgenti di sofferenza e di musica, in un grande connubio dell’arte. In tutto questo è stato determinante l’appoggio e la passione con cui il maestro Giovanni Bellucci, che mi ha voluto con sé a Cremona nel 2017, mi ha fornito esercizi e opere che sfidavano le mie possibilità e incominciando a lavorare sulla tastiera a mano aperta».

Mentre parla, le mani accarezzano la tastiera e fa specie, perché quando Francesca racconta delle sue mani ne parla come qualcosa di estraneo a sé, rifatto proprio con fatica e dolore tramite la musica e il suo istintivo sentirla nel suo pathos emotivo.

«Il maestro Bellucci mi ha spesso proposto brani difficili di Liszt, Busoni, Beethoven, Chopin, Richard Strauss, Ligeti, Schubert e molti altri, monumenti difficili da affrontare. Ma mi ha sempre sostenuto e così pure la mia voglia di farcela e di non darmi per vinta. Custodisco nel cuore una sua frase che mi ha regalato tanto coraggio di osare, affrontando anche repertori che avrei reputato impossibili: Francesca, guarda l’orizzonte e non il limite dei confini, che tutti abbiamo».

Oggi Francesca Martinelli sembra non riconoscere le sue mani, rinate. «Il mio percorso di studi è proseguito con Valentina Messa che mi ha permesso di sviluppare il lavoro fatto con il maestro Bellucci e ha fatto sì che nella mia tesi Lettere Intime, come correlatrice di laurea, potessero entrare brani introspettivi di alta densità poetica di compositori che hanno utilizzato il pianoforte come un diario del proprio vissuto più profondo, in cui si svela il rapporto intimo tra autore e interprete facendo breccia per la mia natura musicale – prosegue —. Ho poi concluso gli ultimi mesi alla laurea con il mio relatore Pietro Bonfilio. Ciò che ho maturato in questi anni è l’importanza del dono di poter studiare la musica, è il sostegno che ho ricevuto dai maestri che si sono presi a cuore la mia storia, a cominciare da Bellucci. Ho potuto coronare un sogno: riaprirmi alla musica, dare non solo voce ma anche forma alla mia istintiva propensione per le note e il pianoforte. Credo che poter studiare sia un privilegio e apprezzare la musica nella sua profondità un dono. E di questo sono grata a tutti coloro che mi hanno sostenuto nel mio cammino di rinascita. Sì, di resurrezione».

Francesca, in lungo abito bianco, è rinata. Grazie alla musica e al pianoforte. E soprattutto alla sua determinazione.

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