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3 MINUTI 1 LIBRO

Davide Rigiani, con l'eolao la fantasia va al potere

Il mondo visto da un ragazzino e un animale mutante nella cornice di un Canton Ticino surreale. Un inno ad accettare la diversità in questa divertente opera prima

Paolo Gualandris

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pgualandris@laprovinciacr.it

08 Giugno 2022 - 05:25

CREMONA - L’immaginazione e la fantasia al potere, si potrebbe dire prendendo in prestito uno slogan degli anni Settanta del secolo scorso. Immaginazione e fantasia per rendere più allegro il mondo, per fare saltare gli stereotipi e per andare allegramente incontro all’altro, al diverso.  Su tutto questo questo Davide Rigiani ha costruito il suo romanzo d’esordio, «Il Tullio e l’eolao più stranissimo di tutto il canton Ticino», che ha ottenuto la menzione speciale del direttivo del premio Calvino. Una «medaglia» del tutto. Lo scrittore svizzero trapianto in Liguria, a Sarzana, ne parla nella videorubirca «Tre minuti un libro» curata da Paolo Gualandris, in rete da oggi sul sito www.laprovinciacr.it.

I Ghiringhelli, la famiglia del Tullio (sempre rigorosamente citato con l’articolo davanti, con il rischio (calcolato) di fare venire la diverticolite ai puristi della lingua, sono una strampalata famiglia italosvizzera che abita in una casa piena di gatti che si chiamano come avverbi o congiunzioni. La signora Ghiringhelli è donna imperturbabile e pragmatica che lavora nella sede luganese della Banca d’Elvezia, il signor Ghiringhelli è un poeta avanguardista che traduce in quartine guide e manuali d’istruzioni, la figlia grande è un’adolescente sempre imbronciata. E poi c’è il Tullio. Fa la quinta elementare, è un bambino timido e silenzioso, che cerca di passare inosservato. Ma nella sua smisurata immaginazione vive e pulsa un’intera città popolata da supereroi, alieni, piante carnivore parlanti, Roger Federer, cavalieri medievali e tutto quello che può abitare la fantasia di un bambino di dieci anni. Il Tullio presta più attenzione a loro che ai maestri, ragion per cui a scuola va così così. Ma una sera trova un eolao, e se hai un eolao non puoi proprio passare inosservato.


Un romanzo un po’ da matti, ma non matto: si può dare questa definizione? «È una storia che parla principalmente della fantasia, quindi scavalla dalla realtà e dalla normalità. La storia si svolge per gran parte nella fantasia di un bambino di 10 anni. Diciamo che sì, c’è una buona dose di follia», sorride Rigiani. E poi c’è l’eolao. «È l’unico elemento che si muove a cavallo dei due mondi, tra quello della realtà e quello della fantasia, una creatura magica, un animale che cambia in continuazione e che si affeziona al protagonista appunto perché ha una fantasia incredibilmente grandissima, sterminata, e l'eolao la trova molto piacevole». Rigiani sovverte l’immagine che tutti noi abbiamo dei ticinesi, svizzeri ordinati, impeccabili.

«La storia si svolge in gran parte in Ticino, ma in realtà non è un Ticino reale, la Svizzera non è quella, reale poi, visto che la seconda parte si svolge a Genova, vediamo anche un’Italia non è quella reale: sono luoghi comuni caricaturali, che vedono gli stereotipi nei quali si parla: più andiamo al nord più abbiamo organizzazione e metodo è più scendiamo a sud si trovano abbiamo estro creatività e quindi anche fantasia. Il Canton Ticino è per me è l’ideale via di mezzo tra queste due realtà. Mi sono  divertito in effetti a ribaltare i luoghi comuni sugli italiani e sugli svizzeri dipingendo la Svizzera come un posto molto, ma molto disordinato». Un ribaltamento di ruoli che si trova anche nella famiglia protagonista: la mamma del Tullio è di origine italiana ed è la persona più organizzata e precisa della famiglia, mentre il papà, ticinese doc, è un poeta con la testa per aria, completamente disordinato che si perde nei momenti in cui la moglie che non è con lui.


E poi c’è un uso «frenetico» della lingua italiana: «In sintesi, ho messo espressioni dialettali ticinesi per collocare la storia geograficamente ma, soprattutto siccome è una storia che parla molto di  infanzia, ci sono tante espressioni giocose. E poi c’è il superlativo iperbolico Ghiringhelli, espressione grammaticalmente scorretta che si trova già nel titolo del libro, che serve al Tullio per riuscire a descrivere le cose pazzesche che accadono nella sua fantasia e per le quali la grammatica normale non è sufficiente. Poi ci sono varie parole inventate».  


Si può anche dire che Rigiani lancia il messaggio che si può accogliere l’altro anche se è strano che si può convivere con esso: «Sicuramente è uno degli argomenti portanti. Anche in questo caso è  raccontato attraverso il tema della fantasia, requisito necessario a cercare di capire noi possiamo soltanto immaginare come sono gli altri e senza fantasia senza immaginazione questo non è possibile quindi non è possibile raggiungersi e cercare di capirsi». Ispiratori  dichiarati di questo mondo fantastico sono Daniel Pennac, Gianni Rodari, Kurt Vonnegut. «La maggior parte dei libri a cui pensavo quando scrivevo sono i libri che in una modo o nell’altro presentano comunque un livello di umorismo: tutto quello che viene detto viene detto con un po’ di umorismo, strumento che a me piace molto perché rende piacevole la lettura e io voglio che il lettore si diverta e sia motivato ad affrontare temi a volte anche un po’ complicati però più piacevoli se posti con qualche risata».

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