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AL PONCHIELLI

The Sweet Silence in Cremona, una dolce lettera d’amore

Uno sguardo contemporaneo e coraggioso dà vita all’opera buffa ambientata in città. Il pubblico apprezza e applaude

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09 Maggio 2022 - 13:53

CREMONA - Che fine settimana per Cremona! La squadra cittadina vola in serie A e al Ponchielli debutta in anteprima mondiale un'opera che racconta una storia tutta cremonese. Sembrerà assurdo accostare il calcio all’opera, eppure in queste due forme d’arte così diverse si inserisce la dimensione identitaria per una comunità. A sweet silence in Cremona nasce in modo bizzarro. Nel 2019, per permettere la registrazione per la Banca del Suono di alcuni pregiatissimi Amati, Stradivari e Guarneri del Gesù, il sindaco impose con un’ordinanza che non venissero prodotti rumori intorno al Museo del Violino, onde evitare la corruzione del suono dei prestigiosi strumenti. Un’opera che nasce dall’ordinanza di un sindaco. L'ispirazione musicale che nasce dal silenzio. Un paradosso tutto cremonese.

Una città – Cremona – percepita come vuota, morente. Eppure, quante volte ci è capitato di sentire il suono di uno strumento ad arco provenire da una delle trecento botteghe liutaie della città o la voce di un soprano echeggiare tra le strade vuote? La vita di un cremonese è indissolubilmente legata alla musica. Ora, Mark Campbell, il librettista americano che, letta la notizia della strana ordinanza del silenzio, ha avuto lo straordinario coraggio di lanciarsi in un’opera su un tema così bislacco, di certo non poteva essere realmente a conoscenza di questo legame involontario ma profondissimo tra cremonesi e musica, ma è riuscito a tradurlo con i suoi versi con una fantasia e un sentimento che riescono a commuovere.

È una lettera d’amore a Cremona. Un’opera che è un piccolo gioiello che resta incastonato nella nostra storia già ricca di musica. Lo fa anche grazie alla musica delicata, melodica, leggera, ma estremamente profonda, di Roberto Scarcella Perino. Il compositore italo americano coniuga tradizione e influenze moderne, dando vita a un’opera contemporanea che non «aggredisce» lo spettatore. Scarcella Perino cura la vocalità (i cantanti e il pubblico ringraziano), la coerenza e crea una musica che tocca direttamente le corde dell’anima. Operazione ben riuscita anche dal punto di vista teatrale e registico. Giuseppe Bruno, che ben conosce la musica di Scarcella Perino dopo aver lavorato più volte al suo fianco, traduce ottimamente le intenzioni del compositore di origine messinese, guidando efficacemente il piccolo organico dell’Orchestra del Monteverdi Festival, che regala una prova elettrizzante e piacevole.

La drammaturgia è semplice ma davvero funzionale. La regia e le scene (rispettivamente Cecilia Ligorio e Tommaso Lagattolla, con quest'ultimo a curare anche i bei costumi della recita), dal canto loro, si inseriscono nello spirito dell’opera: divertimento e leggerezza. Menzione speciale all’ottimo lavoro grafico fatto da Imaginarium creative studio, che dimostra che a teatro le proiezioni digitali, a sostituzione dei grandi (e forse ormai superati), fondali dipinti si possono usare saggiamente e con risultati lodevoli. Splendida la finestra che Campbell e Scarcella Perino aprono sulla città di Cremona: Gianluca Moro (Yassine), Pietro di Bianco (Ettore), Sara Fanin (Valentina/Il Violino), Costanza Fontana (Giulia), Antonella Di Giacinto (Mariolina) e Ramiro Maturana (Attila/Liutaio) sono tutti giovani artisti che ben impersonano i ‘cremonesi’ della storia e sfoggiano una prestazione scenica e canora che completa egregiamente il quadro musicale e teatrale di A sweet silence in Cremona. Emozionante la scena finale dove prevalgono silenzio e canto (insieme al suono del violino di Lena Yokoyama).

L’opera vive, sia pure in forma diversa. In quanto forma d’arte completa – «Gesamtkunstwerk (opera d’arte totale)» diceva Richard Wagner, perché comprendeva musica, teatro, poesia e danza – è necessariamente in continua evoluzione. Incontra la modernità, le esperienze pop, il cinema, la leggerezza. Tocca temi moderni. Così fa anche A sweet silence in Cremona, raccontando storie moderne in maniera moderna, con un occhio rispettoso e attento alla tradizione musicale soprattutto italiana. Un bell’esempio di contemporaneità che ispira bellezza, voglia di creare, di fare arte. L’Italia non è pronta per la contemporaneità? Il successo di ieri sera dice il contrario. Il pubblico va abituato. E se i presupposti sono questi, la speranza è che l'Italia possa vivere una nuova rivoluzione musicale e artistica.

FOTO: FOTOLIVE/SALVO LIUZZI

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