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IL PUNTO DEL DIRETTORE

Il futuro di Cremona? E' tutto da scrivere

Il compito di un giornale non è dettare la linea, ma stimolare riflessioni, raccogliere pareri, dare voce alle diverse opinioni e metterle a confronto. In sole tre parole: aprire un dibattito

Marco Bencivenga

Email:

mbencivenga@laprovinciacr.it

16 Gennaio 2022 - 05:30

Il futuro di Cremona? E' tutto da scrivere

Una panoramica di Cremona

Tra i tanti commenti suscitati dal Punto di domenica scorsa (molte condivisioni, qualche applauso, una buona dose di insulti da parte dei cosiddetti «no vax») due mi invitavano a mettere da parte il tema Covid, che tiene banco da ormai due anni, per scrivere invece di Cremona, dei suoi problemi e di cosa andrebbe fatto per risolverli. Il tema è stimolante, ma la richiesta probabilmente è stata recapitata al destinatario sbagliato: non tocca al direttore de La Provincia stabilire come «deve» cambiare la città; piuttosto, spetta alla città decidere cosa «vuole» diventare da qui ai prossimi anni. E come.

Tocca all’intera comunità cremonese avere una visione, imboccare una direzione e scegliere una vocazione, superando i propri limiti, migliorando i propri difetti, lanciando nuove sfide, ma - ancor più - valorizzando la propria storia, sfruttando le proprie attitudini, esaltando le proprie peculiarità.

In questo il compito di un giornale non è dettare la linea, ma stimolare riflessioni, raccogliere pareri, dare voce alle diverse opinioni e metterle a confronto. In sole tre parole: aprire un dibattito. Ed è proprio ciò che La Provincia farà in questo 2022 appena iniziato, partendo da alcuni punti fermi, primo fra tutti la più importante virtù dei cremonesi rispetto ad altre realtà: la sensibilità. Che significa attenzione verso gli ultimi, cura dei fragili, impegno quotidiano e continuo a non lasciare mai indietro nessuno. Troppo facile guardare solo alle eccellenze, a ciò che funziona meglio, o lanciare progetti mirabolanti: il grado di civiltà di un popolo si dimostra anche e soprattutto con la sua capacità di essere attento, solidale e generoso.

E in questo Cremona non teme rivali, perché l’empatia e la solidarietà fanno parte da sempre del suo Dna. La sfida, semmai, è dare una forma compiuta a questa inclinazione, per esempio scegliendo di diventare definitivamente una città del buon vivere. Che significa assicurare elevati standard di sicurezza contro ogni forma di criminalità, garantire servizi efficienti ai cittadini di tutte le età, creare una rete di sostegno per gli anziani e i disabili, offrire ai giovani opportunità di studio e di lavoro talmente allettanti da convincerli a mettere radici qui, anziché sognare il proprio futuro altrove, come ha rivelato il sondaggio realizzato dallo studio Ambrosetti in preparazione al Masterplan 3C.

In alternativa alla città del buon vivere, Cremona vuole diventare una città turistica? Se questa è la scelta, servono idee e investimenti per garantire agli ospiti un’adeguata offerta ricettiva, per realizzare collegamenti stradali e su rotaia più efficienti, per valorizzare le proprie eccellenze storiche e ambientali: il distretto della liuteria, non a caso dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco; il ricchissimo patrimonio artistico custodito da musei, chiese e palazzi; le meraviglie naturalistiche del Po e delle sue sponde… Le potenzialità ci sono, soprattutto nell’ottica del turismo di prossimità che nell’era post pandemia è destinato a soppiantare il turismo dei grandi numeri. 

Per assecondare l’onda, però, servono progetti, risorse e capacità di comunicazione e marketing, perché la bellezza da sola non basta: nel terzo millennio servono idee e infrastrutture

Per assecondare l’onda, però, servono progetti, risorse e capacità di comunicazione e marketing, perché la bellezza da sola non basta: nel terzo millennio servono idee e infrastrutture. L’ipotesi non piace o non convince?

Cremona preferisce diventare una città universitaria? È un’altra validissima opzione. Ma per trasformare i sogni in realtà servono gambe e cervello, non basta desiderarlo. Dopo aver dotato la Cattolica del bellissimo Campus di Santa Monica e aver ideato corsi di laurea innovativi e di grande appeal, per compiere il definitivo salto di qualità in questa direzione la città deve garantire una nuova sede anche al Politecnico, portando a compimento la ristrutturazione dell’ex caserma Manfredini, ma soprattutto deve offrire agli studenti alloggi adeguati e a prezzi accessibili (e magari anche spazi e occasioni d’incontro nel tempo libero).

Quarta possibilità: Cremona vuole diventare una città della salute? In questo caso, oltre a sfruttare al meglio le risorse messe a disposizione della Regione Lombardia per la costruzione del nuovo ospedale Maggiore, deve mettere a sistema le «Case di comunità» promesse dalla riforma sanitaria regionale e le numerose strutture pubbliche e private che operano già sul territorio, dalla casa di cura delle Ancelle della carità all’istituto San Camillo, dalla Fondazione Sospiro all’incredibile rete di Rsa di cui è costellato il territorio provinciale. Perché in sanità l’unione delle forze e la razionalizzazione delle risorse sono più utili della concorrenza.

Ancora non basta? La vera carta vincente di Cremona, in realtà, è l’esperienza maturata nel campo della zootecnia e dell’agroalimentare? È un’altra possibilità. Ma per conseguire questo obiettivo, le istituzioni locali devono sostenere con convinzione la candidatura del territorio a capitale mondiale del latte (per trasformarlo in un’autentica «milk land» capace di diventare un punto di riferimento internazionale) e, ancor più, devono assecondare la creazione di quel centro nazionale di ricerca e servizi che è già stato benedetto dal ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli nel corso dell’ultima edizione delle Fiere internazionali.

Sesta possibilità: Cremona sogna di trasformarsi in un grande laboratorio di ecosostenibilità? Allora deve elaborare un piano di recupero dell’ex Tamoil in grado di imporsi all’attenzione generale come modello di bonifica e riuso delle aree inquinate o compromesse dai veleni industriali (perché solo così si possono attrarre i finanziamenti necessari), deve sperimentare nuove forme di raccolta e di smaltimento dei rifiuti, o sviluppare innovative tecnologie nel campo del biogas e delle energie alternative.

Buon vivere, turismo, università, sanità, agroalimentare, sostenibilità: le opzioni non mancano, anzi di carne al fuoco ce n’è fin troppa e - non bastasse - si possono aggiungere al conto il primato nazionale di Cremona nella siderurgia verde e il ruolo di primo piano a livello mondiale del polo cremasco della cosmesi. C’è solo l’imbarazzo della scelta, anche se una cosa non esclude l’altra: l’unico vero errore sarebbe l’immobilismo.

Tocca a tutti i cremonesi - ai pubblici amministratori, alle associazioni di categoria, agli stakeholders, ai semplici cittadini - esprimersi in merito, valutare, scegliere, progettare. La Provincia è a disposizione: a partire da domani stimolerà contributi, pubblicherà approfondimenti, organizzerà confronti e darà spazio a tutto ciò che in un semplice editoriale non ci può stare.

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