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IL FUTURO DI CREMONA

Berlino Tazza: «E' una città da valorizzare. Solo così saremo attrattivi»

Per il presidente Asvicom bisogna puntare sul turismo culturale, enogastronomico, fluviale. Ma sono indispensabili le infrastrutture, le professionalità, la salvaguardia dell’economia

Elisa Calamari

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05 Febbraio 2022 - 05:10

Berlino Tazza: «E' una città da valorizzare. Solo così saremo attrattivi»

Berlino Tazza

CREMONA - Puntare sul turismo a 360 gradi valorizzandone ogni filone: culturale, enogastronomico e fluviale. Questa la prima ricetta di Berlino Tazza, presidente di Asvicom Cremona, a capo della Federazione lombarda che rappresenta in Regione Lombardia nelle sessioni di lavoro del Patto per lo Sviluppo. Entra nel dibattito sul futuro della città avviato dal direttore del quotidiano La Provincia, Marco Bencivenga, a cui hanno già preso parte diversi politici, rappresentanti di categoria, sindacalisti, medici, religiosi: tutti hanno tracciato la loro visione di Cremona nel passato, presente e futuro. Soffermandosi su punti di forza e carenze. Così fa anche Tazza, partendo dall’obiettivo che deve essere comune e fare da guida: avere una città più appetibile.

Futuro di Cremona: come deve essere?
«La questione nodale che abbiamo ampiamente condiviso in ogni incontro che ha visto riunirsi le categorie economiche è rendere attrattivo il territorio. Per farlo occorre creare un ambiente funzionale all’attività di impresa valorizzando prioritariamente le infrastrutture che costituiscono la fase iniziale di ogni forma di sviluppo. Il turismo consente di percorrere l’ultimo miglio per attivare una ripresa economica capace di estendersi nel lungo periodo. Abbiamo grandi potenzialità sul versante dell’attrattività ma dobbiamo abituarci ad operare in una prospettiva di coordinazione e armonizzazione delle proposte. Ogni settore deve fare la propria parte per raggiungere l’obiettivo comune ed il turismo è chiamato a svolgere un ruolo da protagonista».

Che cosa manca, però, per un rilancio da ottenere in tempi ragionevolmente brevi?
«Nessuno ha la bacchetta magica. Ma partirei senza tentennamenti proprio dallo sviluppo delle infrastrutture. Ponti, ferrovie e autostrade, se potenziate, consentirebbero all’economia locale un collegamento con le principali vie di comunicazione regionali e del Nord Italia. La nostra provincia non deve essere isolata dal resto del settentrione bensì esserne un tassello fondamentale. Tra gli aspetti viari da valorizzare andrebbe portato avanti, a nostro avviso, il progetto sulla navigabilità del fiume Po. Oltre a rappresentare una soluzione proficua per la pianura padana in merito al flusso e allo spostamento delle merci si configura come una proposta turistica di livello europeo. Abbiamo sempre detto che il territorio cremonese rappresenta un ‘unicum’ grazie al proprio patrimonio culturale, allo scenario paesaggistico e alla tradizione enogastronomica di primordine. Possiamo offrire, inoltre, eccellenze produttive relative ad un ‘saper fare’ diffuso e altamente competitivo. È giunto il momento di colmare i gap e migliorare l’attrattività se desideriamo che investitori e turisti accrescano la capacità di costruire ricchezza della nostra provincia».

I privati cosa possono fare per aiutare la città sul fronte della ripartenza economica?
«Attività commerciali e imprese posso fare molto. Alberghi e ristoranti, negozi e operatori nell’ambito dei servizi sono da sempre attori fondamentali per richiamare flussi di visitatori. Tuttavia è doveroso sottolineare il pesantissimo stato di affaticamento che sta attraversando il terziario. Il settore vive ancora una fase di resilienza. Pmi, negozi e locali subiscono gli strascichi delle chiusure e stanno affrontando in solitudine l’impennata dei costi legati all’aumento delle materie prime. Gli imprenditori sono consapevoli di dover programmare le azioni del prossimo futuro senza perdere ulteriore tempo. In questo momento però non è semplice pianificare investimenti concreti, anche se il digitale e lo sviluppo sostenibile emergono ormai come gli aspetti primari per guadagnare margini di competitività. Occorre immaginare azioni vere di sostegno sul piano economico per consentire agli imprenditori dell’accoglienza di procedere con forza e decisione sulla strada vincente dell’innovazione».

Ha parlato di sostegni: le istituzioni locali e nazionali cosa devono mettere in campo per aiutare le imprese di Cremona e del territorio?
«Negli equilibri urbanistici si devono attivare percorsi di risveglio e di rigenerazione dei centri storici. Va sostenuta in modo concreto la rete degli esercizi pubblici locali e delle botteghe che devono essere salvaguardati in quanto presidi di socialità, di legalità e di promozione economica. Occorre adottare linee strategiche che possano supportare la categoria e pianificare, all’interno dei Distretti urbani del commercio, una serie di iniziative volte a migliorare l’attrattività. Devono essere promossi i cluster che rappresentano le eccellenze delle nostre città: l’arte organaria per Crema e la liuteria per Cremona, ma anche i percorsi naturalistici, ciclopedonali e culturali che stabiliscono un’armonia tra i contesti urbani e naturali. Occorre intervenire in modo radicale e diffuso sul fronte della digitalizzazione immaginando azioni strutturali di sostegno economico. E ancora, trasversalmente crediamo siano fondamentali investimenti in tema di sicurezza sul lavoro, infrastrutture anche immateriali, formazione e digitalizzazione. Sistema Impresa, la confederazione cui Asvicom Cremona aderisce, non ha mai smesso di promuovere presso i tavoli istituzionali l’importanza delle politiche attive del lavoro ed in particolare la formazione delle risorse umane. Allineare le competenze dei dipendenti delle aziende alle sfide emergenti del mercato è un passaggio irrinunciabile. Un elemento di vantaggio che deve coinvolgere anche le piccole attività commerciali connesse allo sviluppo turistico territoriale».

Lavoro e risorse umane: come trattenere le professionalità sul territorio?
«Creando un’occupazione di qualità. È chiaro che se non ci sono posti di lavoro il capitale umano si sposterà altrove in cerca di un reddito. Altro aspetto fondamentale è quello del mismatch: se non si allineano domanda ed offerta di lavoro difficilmente si creeranno città attrattive. Un territorio che vuole crescere è un territorio che fonda il proprio destino sulla conoscenza funzionale all’attività di impresa. A Cremona abbiamo la presenza di atenei prestigiosi come il Politecnico e la Cattolica: gli attori della conoscenza sono fondamentali per impedire la marginalizzazione della nostra provincia. A Crema, per esempio, condivido la progettualità di valorizzare il Polo della cosmesi poiché potrebbe rappresentare un motore per attrarre investitori affermandosi come un vero e proprio centro di formazione del settore anche a livello internazionale. La costruzione delle competenze è un tema centrale per la crescita delle imprese ed è un ambito nel quale diventa decisivo il servizio e l’attività di finanziamento offerta dai fondi interprofessionali. Sistema Impresa condivide con il sindacato dei lavoratori Confsal la governance del Fondo paritetico interprofessionale Formazienda che ha sede proprio a Crema e che ha all’attivo 100 mila aziende iscritte per 700 mila dipendenti. Stiamo parlando di un’organizzazione che dal 2008 ad oggi ha stanziato finanziamenti per la formazione continua pari a 200 milioni di euro dando un contributo di rilievo all’espansione delle conoscenze della forza lavoro e della produttività del sistema imprenditoriale nazionale».

Parliamo di progetti del passato o già avviati: quali vanno a suo parere riproposti o portati avanti?
«Sottolineo l’importanza strategica del Masterplan 3C, il progetto che ha visto l’Associazione Industriali, Asvicom Cremona e le altre categorie economiche in prima linea nel fornire le priorità dello sviluppo territoriale. Una progettualità che merita di essere portata avanti sia per l’efficace piano di azione previsto sia per il metodo di lavoro fondato sull’aperta cooperazione delle associazioni, delle rappresentanze economiche e delle istituzioni».

Il Pnrr invece fa parte del futuro: può rappresentare un'opportunità concreta per il nostro territorio?
«Sono convinto che possa trattarsi di un’opportunità unica di rilancio, del nostro Paese e dei territori Cremona compresa. Ma con altrettanta concretezza dico che non possiamo più permetterci di sbagliare».

Cioè?
«È una grande sfida che possiamo affrontare solo attraverso un lavoro di sintesi rafforzando il dialogo tra istituzioni e corpi intermedi. Le task force locali deputate a discutere sull’utilizzo delle risorse e sulla realizzazione dei progetti più rilevanti devono includere l’intesa delle parti sociali e delle categorie economiche valorizzando la prospettiva di quei soggetti che, quotidianamente, vivono le problematiche legate al mondo della produzione e al mercato del lavoro. Abbiamo tutte le carte in regola per diventare un polo attrattivo, di innovazione e di rilancio dando un impulso autorevole alla ripartenza della Lombardia e del Paese».

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