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IL FUTURO DEL TERRITORIO

L'appello da Crema: "Basta snobismi: Cremona sia più inclusiva"

Bressanelli (Libera Artigiani): "Stop ai campanili che si ergono uno contro l’altro ad affermare la loro autonomia"

Stefano Sagrestano

Email:

stefano.sagrestano@gmail.com

07 Febbraio 2022 - 05:00

L'appello da Crema: "Basta snobismi: Cremona sia più inclusiva"

Marco Bressanelli, presidente della Libera Associazione Artigiani di Crema

Cremona avrà un futuro «solo se saprà lavorare in maniera unitaria con il territorio per raggiungere obiettivi comuni». Ne è convinto Marco Bressanelli, presidente della Libera Artigiani di Crema e di Servimpresa, azienda speciale della Camera di commercio. «Viviamo un periodo di incertezze — esordisce Bressanelli — e in un contesto di questo tipo il Paese, e gli imprenditori in particolare, non possono che aggrapparsi ai pochi punti di riferimento in grado di rassicurarli in merito all’auspicata stabilità, continuando a sperare in una società in cui le imprese possano finalmente sentirsi a casa loro e non come ospiti appena tollerati». Una premessa di carattere generale in cui il presidente della Libera ricorda l’importanza per le aziende di poter contare su norme e interlocutori certi per poter programmare le proprie attività. Considerazioni che Bressanelli ha più volte esposto anche nel recente passato. «In questo senso, la rielezione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il proseguimento del Governo a guida Mario Draghi rappresentano un punto fermo».

E come dovrebbe muoversi il territorio per sfruttare questa occasione rappresentata dalla stabilità istituzionale?


«Intorno a queste figure, vedo uno scenario da ricostruire e la situazione delle Province non rappresenta certo un’eccezione. Penso, nello specifico, alla cosiddetta legge Del Rio, che ha riformato solo per metà gli Enti provinciali, finendo col creare confusione. La nostra è una provincia composta da più realtà, attraversate da spinte centrifughe diverse: se Casalmaggiore e il Casalasco guardano verso l’Emilia, Crema è attratta da Milano e dalle opportunità che la metropoli è in grado di offrire. In una situazione simile, Cremona è chiamata a dismettere l’atteggiamento un po’ snobistico con cui considera il resto della provincia, per iniziare a pensarsi come capoluogo dalla vocazione inclusiva e non come una piccola capitale».



Quali, allora, i punti di riferimento da cui partire per un cambio di rotta che possa portare a risultati?


«Una bussola per potersi orientare nella fase del rilancio del territorio non manca. Penso al Masterplan 3C: è uno strumento di ottima fattura, soprattutto per quanto riguarda l’analisi dello status quo e delle necessità della nostra provincia. Anche in questo caso, però, le 3C – Cremona, Crema e Casalmaggiore – non devono significare tre campanili che si ergono uno contro l’altro ad affermare la loro autonomia, ma tre componenti di un territorio ricco di eccellenze, di gente volenterosa e capace, a volte geniale; di tradizioni da tramandare e di un patrimonio culturale e artistico da valorizzare. Al di là dei buoni propositi, però, dobbiamo davvero unire le forze, lasciandoci definitivamente alle spalle divisioni mai del tutto superate, per ricercare una coesione attorno a temi cruciali per il nostro futuro. Del resto, ‘Il modo migliore per predire il futuro è crearlo’, come ha detto l’informatico statunitense Alan Kay. E sono convinto che sarà proprio sulla nostra intraprendenza e capacità visionaria che le prossime generazioni ci giudicheranno».



Quali sono le priorità? E quali i settori strategici su cui puntare?


«Occorre individuare dei punti fermi nel medio periodo, che siano condivisi; a cominciare da quelli infrastrutturali. Al riguardo, invito ad allargare lo sguardo anche al territorio cremasco, proprio nell’ottica di superare la miopia di una visione troppo centrata su Cremona. Perché non concentrarsi su un migliore collegamento fra Crema e Cremona, lungo l’asse della Paullese, così da connetterci più velocemente con Milano? Si parla molto, e giustamente, del porto di Cremona. Ma invece di focalizzarsi esclusivamente sull’idea del canale navigabile, che sarebbe troppo oneroso e impattante per l’ambiente, a maggior ragione in un’epoca di doverosa sensibilità green, non sarebbe una grande opportunità proprio per il porto del capoluogo poter disporre di un collegamento più efficiente tra Cremona e Milano? Per non parlare del raddoppio della tratta ferroviaria Cremona-Treviglio, che sembra essere caduta nel dimenticatoio. Ma i pendolari cremaschi sanno quanto sarebbe necessaria, per raggiungere il posto di lavoro o la scuola. Un altro aspetto molto importante riguarda il settore della ricerca e, in particolare, la ricerca in merito a tutto ciò che concerne la sostenibilità. Il nostro territorio non deve farsi cogliere impreparato di fronte a questa che è la sfida del nostro tempo, ma deve giocare un ruolo il più possibile da protagonista, investendo in questa direzione, a partire dalle eccellenze universitarie che possiamo vantare».


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