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I NODI DELLA ZOOTECNIA

Cinghiali, peste suina ai raggi X: il virus si può battere

Convegno a Palazzo Trecchi: «Rete di 270 chilometri per fermare gli animali infetti»

Massimo Schettino

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mschettino@laprovinciacr.it

21 Aprile 2022 - 05:30

Cinghiali,  peste suina ai raggi X: il virus si può battere

Un esemplare di cinghiale

CREMONA - «Dove la peste suina africana diventa endemica, la suinicoltura muore». È questo l’allarme lanciato ieri da Francesco Feliziani, responsabile del Laboratorio nazionale peste suine, nel corso del convegno «Emergenza Psa» che si è tenuto a Palazzo Trecchi con la presenza di Angelo Ferrari, commissario per l’emergenza Psa, che ha annunciato: «Da martedì abbiamo a disposizione 10 milioni per la realizzazione di una rete che possa contenere lo spostamento dei cinghiali. Un perimetro di 275 chilometri, tra Piemonte e Liguria. Il tracciato è stato condiviso dalle Regioni e dai sindaci e domani (oggi per chi legge, ndr) lo presenteremo al Governo».

La rete, rimovibile e riposizionabile, sarà interrata e alta 170 centimetri. Inoltre le autostrade stanno lavorando per alzare entro l’estate le loro barriere di protezione. Organizzato dall’Associazione nazionale medici veterinari, il convegno è stato coordinato da Giancarlo Belluzzi e introdotto da Giorgia Vezzaro. Presenti anche Rudy Milani, referente nazionale dei suinicoltori di Confagricoltura e il presidente lombardo e della Libera, Riccardo Crotti.

L’allarme di Feliziani si fonda su diversi fatti, il primo è che per ora non c’è un vaccino contro questo virus passato dalla zecca ai cinghiali. «Nel breve periodo — ha spiegato Feliziani — non avremo questo tipo di difesa contro la malattia partita dal Caucaso e diffusasi in tutti e cinque i continenti».

NON E' TRASMISSIBILE AGLI UOMINI.

La Psa è una malattia virale dei suidi, non trasmissibile all’uomo. In Italia al momento non esistono casi di maiali infettati. C’è però un focolaio di 98 casi accertati fra i cinghiali nelle province di Genova e Alessandria in un’area compresa fra l’autostrada A26 e l’A7. Le due barriere artificiali hanno contenuto i cinghiali, ma ora sono state oltrepassate. Sono state segnalate infatti due ‘fughe’, una limitata a est e una consistente a ovest.

In questa direzione — ha spiegato Ferrari — la progressione della malattia viene stimata in circa 1,5 chilometri alla settimana. E l’altro motivo d’allarme secondo Feliziani è che i cinghiali «avanzano come un esercito e stanno invadendo le nostre città», mossi dal fattore umano: i cacciatori che mettono in fuga i branchi e le città che li attirano per la disponibilità di cibo. E — ha ammonito Feliziani — la Psa «arriva come un’epidemia e tende a diventare endemica. Se rimane nel selvatico, prima o poi passa al domestico. Ma l’eradicazione è ancora un obiettivo raggiungibile. La sfida è aumentare la sensibilità del sistema di sorveglianza per impedire che la malattia, dopo il picco epidemico, resti endemica sottotraccia. Per questo, occorre aumentare la vigilanza passiva, complicata e onerosa».

A rischio è una filiera del valore di oltre 1,4 miliardi di euro tra le principali regioni produttrici. E Davide Calderone, direttore di Assica, l’associazione delle aziende delle carni e dei salumi, ha spiegato che «qualora la situazione epidemiologica dovesse peggiorare e la zona sottoposta a restrizioni dovesse essere ampliata, si stima che il danno per l’intero comparto sarebbe di circa 60 milioni di euro per mancato export di carni per ogni mese di blocco».

Nonostante, infatti, nessun allevamento in Italia risulti contaminato, Paesi come la Cina e il Giappone hanno già chiuso del tutto i loro mercati. Altri invece, come Usa e Canada, applicano restrizioni legate alla regione di provenienza delle carni. Anche per Vittorio Guberti dell’Ispra, «il processo di eradicazione appare possibile» e il «rischio di endemizzazione sembra molto più basso rispetto ai Paesi nordici», dove le basse temperature mantengono il virus nelle carcasse da un anno all’altro.

SERVE UNA DELIMITAZIONE DELL'AREA INFETTA.


Per Guberti però «è poco probabile che l’onda epidemica si arresti spontaneamente». Serve una delimitazione dell’area infetta. In questo modo è possibile l’estinzione del virus entro un anno. Guberti ha anche notato che «la velocità di diffusione del virus dovrebbe essere correlata alla densità di cinghiali e in Liguria ce ne sono sono 14 per chilometro quadrato. Tuttavia questo nell’area infetta non avviene e la percentuale di carcasse recuperate sembra molto ridotta».

A mettere in guardia gli allevatori sui rischi derivanti dall’inosservanza delle regole della biosicurezza è stato l’esperto Giovanbattista Guadagnini. In collegamento video è intervenuto anche Pierdavide Lacchini, Direttore generale della Sanità animale al Ministero della Salute.  

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