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IL PUNTO DEL DIRETTORE

Arrivederci e grazie, si volta pagina

Fabio Pecchia non è più l'allenatore della Cremonese. Una decisione che ha preso tutti in contropiede. Scelta di vita, divergenza di intenti o un'altra collaborazione in porto?

Marco Bencivenga

Email:

mbencivenga@laprovinciacr.it

22 Maggio 2022 - 05:00

Punto e a capo, si volta pagina

Non ha fatto come il mitico Josè Mourinho - sceso dal carro dell’Inter mentre i suoi giocatori stavano festeggiando la conquista della Champions League negli spogliatoi - ma poco ci manca: Fabio Pecchia da ieri non è più l’allenatore della Cremonese. A due settimane esatte dalla promozione in serie A si è dimesso lasciando sul tavolo il contratto per la prossima stagione. Il gesto è inconsueto e può avere solo due spiegazioni: o il tecnico della promozione non ha condiviso i programmi della società per il prossimo anno e ha avuto il coraggio di rinunciare a uno stipendio garantito a prescindere oppure ha già in tasca l’accordo con un altro club che, evidentemente, ritiene più competitivo.

Nella notte del Triplete Mourinho non nascose la verità: la sua grande ambizione era allenare il Real Madrid, tanto da uscire dallo stadio su un’auto del club spagnolo. «All’Inter ero felice, era la mia famiglia, ma la carriera è breve e quando si tratta di scegliere bisogna essere freddi», avrebbe spiegato nove anni dopo. Pecchia, per il momento, è stato più criptico: nella lettera d’addio resa pubblica dalla società ha accennato a una scelta di vita («C’è un momento in cui si rende necessario ascoltare se stessi e scegliere, anche se la decisione presa può apparire inaspettata») ma non ha svelato altri indizi sul suo futuro o sulle ragioni del divorzio. Neppure il club l’ha fatto, ma forse - a questo punto - scoprire perché si è arrivati alla rottura non è così importante. Meglio mettere un punto e andare a capo.

Paradossalmente, meglio così. Se il tecnico della promozione non era convinto di restare, meglio chiudere subito il rapporto che trascinarlo fra dubbi, incomprensioni o riserve mentali. Vale per l’allenatore come per la società: la Cremonese riteneva Pecchia un tecnico «da Serie A» o, pur grata per il lavoro svolto e la promozione appena conquistata, dubitava che Pecchia avesse lo standing giusto per affrontare la prossima stagione? Proseguire senza convinzione sarebbe stato deleterio per tutti in un campionato in cui la Cremonese, inevitabilmente, collezionerà più sconfitte che vittorie, i momenti difficili non mancheranno e le acque saranno molto più agitate della pur «mossa» Serie B di quest’anno. E come ogni buon marinaio sa, nel mare in tempesta non sono ammesse esitazioni: sono indispensabili nervi saldi e unità di intenti. Se Pecchia non se la sentiva di continuare, ci proverà un altro.

L’allievo di Rafa Benitez avrà l’eterna gratitudine dei tifosi per aver riportato i grigiorossi in serie A dopo 26 anni, ma da oggi inizia un capitolo nuovo. La palla passa alla società, che a questo punto ha un’opportunità quasi unica: scegliere un nuovo allenatore e costruirgli una squadra su misura, adatta alle sue idee, considerando il fatto che il gruppo della promozione era in gran parte composto da giocatori in prestito dei quali non si conosce il futuro (da Carnesecchi a Zanimacchia, passando per Okoli, Sernicola, Gaetano, Fagioli, Casasola, Rafia e Meroni, la lista è davvero lunga). Fare tabula rasa può essere difficile, ma a volte è il modo migliore per ripartire. Soprattutto per una società di provincia che punta sulla valorizzazione dei giovani e la sostenibilità dei bilanci.

Se è vero che il Paris Saint Germain è disposto a offrire a Mbappè (un suo giocatore arrivato a fine contratto) un bonus da 300 milioni di euro solo per restare dov’è, più uno stipendio netto da 100 milioni a stagione, significa che il calcio ha definitivamente superato i confini del buon senso e dell’etica. La Cremonese ha meritatamente conquistato la serie A, ma pratica un altro sport. Il suo modello non può essere il fantacalcio degli arabi, ma il calcio delle idee, della fatica e del lavoro proposto dall’Empoli, dallo Spezia, dal Sassuolo, dal Verona, dall’Udinese, se non addirittura dall’Atalanta, club capaci di essere protagonisti in serie A senza rischiare il fallimento. Se qualcuno si illude che possa essere diverso, nessun rimpianto. Solo arrivederci e grazie. Anche se il congedo poteva essere più elegante di una… Pec.

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