Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

20 agosto

La bellezza è un valore e Crema lo nega

Email:

emanzini@laprovinciacr.it

21 Agosto 2017 - 09:27

La bellezza è un valore e Crema lo nega

Simone Tosi da Offanengo, che cinque anni fa partecipò alla finale di Mister Italia, sollecitato a esprimere la sua opinione sulla decisione del Comune di Crema di negare patrocinio e spazi pubblici ai concorsi di bellezza, ha aggiunto al dibattito tra favorevoli e contrari un argomento sul quale il sindaco Stefania Bonaldi dovrebbe riflettere. I punti di forza dell’Italia, ha detto, sono le eccellenze paesaggistiche e culturali, il patrimonio artistico, la moda e il design. In una parola, la bellezza.
Vittorio Sgarbi vagheggia un partito che abbia come obiettivo principale la tutela e la promozione di tutto ciò che di bello offre il nostro Paese. C’è qualcosa di alterato nella percezione dell’Italia e la politica non se ne occupa. E’ come se il governatore delle Maldive ignorasse il mare. Siamo al Medioevo, dice il noto critico, e per uscirne occorre lanciare un nuovo Rinascimento che trasformi in reddito il patrimonio immenso che possediamo, che racchiude un’economia ignota. E’ un progetto che pone al centro dell’azione politica il primato della bellezza.
Riconoscerla in uno scenario naturale, in un quadro o in una qualsiasi opera dell’ingegno e ignorarla o nasconderla in un essere umano denota un pregiudizio ideologico che riecheggia le battaglie femministe degli anni ’70. Già nel precedente mandato la giunta cremasca aveva assunto una posizione analoga. Oggi sente il bisogno di ribadirla, forse per rimarcare uno degli aspetti politici che la caratterizzano e la rendono coesa.
Negli ultimi due anni sono pervenute solo tre richieste in Comune, puntualmente respinte, quindi il problema in realtà non si pone, tuttavia l’amministrazione rimarca la contrarietà alle manifestazioni che promuovano l’immagine femminile basandosi su canoni estetici. È il pensiero del sindaco, condiviso da tutto l’esecutivo, che trova un comune denominatore su questo come su altri temi ben più importanti e scottanti. Sott’accusa ci sono soprattutto le sfilate femminili, non quelle maschili oggi divenute altrettanto popolari.
Se ne capisce il motivo: gli amministratori cremaschi sono rimasti fermi all’idea della donna oggetto, tutta curve e niente cervello, associata ai vari concorsi. Sono bandite le passerelle a prescindere, sia di ragazze in costume da bagno sia in abito da sera. Con questa decisione si penalizza l’indotto di un settore, quello della moda, presente anche nel territorio cremasco.
E' il concetto stesso di bellezza che viene messo implicitamente in antitesi con le espressioni più elevate che una donna (e un uomo) possono esprimere, che sono quelle legate all’attività cognitiva e ai valori morali. Sottesa a tali considerazioni c’è l’idea della mercificazione del corpo anche se viene mostrato in un contesto che ne salvaguardi la dignità.
Stiamo discutendo di concorsi di bellezza, non del set di un film pornografico che un Comune ha non solo il diritto, ma a nostro avviso anche il dovere di rifiutare. Il sindaco motiva la decisione di non concedere spazi pubblici con l’obiettivo di «slegare l’immagine della donna dallo stereotipo estetico, concentrando l’attenzione sulle competenze professionali e il valore sociale». E aggiunge che essendo il suo esecutivo in buona parte femminile, tale scelta è coerente con la linea di pensiero condivisa dalla giunta. Il che significa che la valorizzazione femminile deve escludere il corpo.
Qualcuno può pensare provocatoriamente che di questo passo alle donne sarà vietato truccarsi e sarà gradito il velo, un passo prodromico alla riproposizione di un centro culturale islamico in città.
La promozione della condizione femminile si realizza attraverso pari opportunità reali, a cominciare dalle agevolazioni oggi insufficienti alla maternità per arrivare all’accesso al lavoro e alla carriera che vede la donna ancora pesantemente svantaggiata rispetto all’uomo.
Visioni talebane come quella espressa dalla giunta di Crema distolgono l’attenzione dai problemi veri che oggi la donna deve affrontare e non servono a tutelarne la dignità.
Caro sindaco, c’è molto da fare in tal senso, anche a Crema.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400