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24 settembre

Un regalo ai cremonesi...Ora il Comune lo valorizzi

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emanzini@laprovinciacr.it

25 Settembre 2017 - 14:04

Un regalo ai cremonesi...Ora il Comune lo valorizzi

Rinascono le Colonie Padane e una porzione vitale di Cremona, quella che la unisce al Po, pulsa di nuovo con la città, ridiventandone parte integrante. La passeggiata dei cremonesi si prolunga dal centro storico al parco che costeggia il fiume al quale sono legati i ricordi dei più anziani che lì trascorrevano l’estate. Quel complesso edilizio dall’inconfondibile stile impero e il polmone verde che lo circonda sfoggiano i simboli di un’epoca che ancora oggi fa discutere e divide, ma il progetto della colonia elioterapica precede il fascismo. L’idea di ricavare aree di ospitalità prospicienti il fiume destinate ai bambini gracili, alcuni dei quali affetti da scrofola, è stata anche frutto del lavoro svolto nell’800 da pedagogisti come Ferrante Aporti, pioniere dell’educazione scolastica, e da uomini politici sensibili e intelligenti che portarono avanti la sua azione. Le Colonie Riunite Cremonesi operarono fino al 1965, anno in cui esaurirono la loro funzione: ormai la maggior parte delle famiglie si poteva permettere vacanze al mare o ai monti e i bambini che frequentavano le rive del Po scarseggiavano. Anziché vendere ai privati che volevano ricavare in quell’area altre società canottieri, l’Opera Pia che ne era proprietaria passò il testimone al Comune. Iniziò un lento degrado, temporaneamente arrestato dall’attività di una discoteca e di un ristorante, dalle feste di partito, da qualche concerto e dai raduni che sporadicamente animavano la zona. Quel pregevole complesso raggiunse il massimo fulgore alla vigilia della seconda guerra mondiale, poi il declino. Oggi è interamente recuperato grazie alla Fondazione Arvedi Buschini che lo restituisce al Comune perché lo apra alla città. Questo pregevole intervento aggiunge un tassello fondamentale alle opere pensate dal sindaco Renzo Zaffanella tra il 1980 e il 1990. In quel decennio fu realizzato il parco al Po e furono potenziati gli impianti sportivi. Il progetto di pedonalizzazione del percorso fino al ponte dell’autostrada fu accantonato dalle amministrazioni successive. Oggi quell’idea torna d’attualità. Le Colonie Padane sono un nuovo fiore all’occhiello della città che abbiamo il dovere di coltivare, frequentandolo ed evitando che appassisca. Necessitano di una cornice degna, che potrebbe essere la prosecuzione del parco al Po, sulla falsariga di ciò che è stato fatto nelle città tedesche e austriache attraversate dal Danubio e in altri centri rivieraschi europei. Ma intanto occorre concentrarsi sul presente e sull’immediato futuro, che è legato alla gestione. Le Colonie Padane devono diventare un luogo di aggregazione in ogni periodo dell'anno. L’esperienza degli ultimi anni insegna che quello è il posto ideale per ospitare concerti e spettacoli e una tensostruttura permetterebbe di organizzare eventi in ogni stagione. Il luogo è suggestivo e ricco di fascino. Le pietre e l’ambiente raccontano la storia cittadina dell’ultimo secolo: sono testimoni silenti di fasti e tragedie, di splendori e miserie. Oggi arricchiscono la città. Grazie alla felice posizione, vicino a una delle più trafficate porte d’accesso alla città, diventeranno sicuro elemento di richiamo per i visitatori, come lo sono il parco del Valentino a Torino o i giardini Margherita a Bologna. Anche all’epoca del recupero dell’area Frazzi si progettava e si sognava, poi sappiamo com’è finita. Se d’estate il cinema all’aperto non creasse un po’ di movimento, quella sarebbe una zona inospitale e sinistra come il parco del Vecchio Passeggio. L’Amministrazione comunale ha il dovere e la responsabilità di mettere a frutto ciò che il privato ha donato. Deve svilupparne le enormi potenzialità. E’ un impegno verso chi ha finanziato l’intervento di recupero e verso tutti i cremonesi che di quell’area sono proprietari.

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