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Referendum. Una via che porta fuori strada

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30 Ottobre 2017 - 09:28

Referendum. Una via che porta fuori strada

Il 28 giugno 1994 il consiglio comunale di Cremona approvava l’ordine del giorno presentato dai consiglieri Gizzi e Verdi e respingeva con 21 voti favorevoli, 6 contrari e un astenuto il risultato del referendum sulla collocazione dell’inceneritore in zona San Rocco. Quella decisione archiviava la battaglia referendaria. Si calpestava il responso dei votanti, a schiacciante maggioranza contrari all’infelice ubicazione scelta dall’Amministrazione, e si vanificavano gli sforzi del comitato che si era battuto contro quell’impianto. Il referendum era consultivo perciò la giunta procedette spedita e senza più grattacapi all’approvazione del progetto.

Il 12 settembre 1997 l’inceneritore veniva posto in esercizio nel luogo bocciato dai cittadini. L’esito negativo di quella mobilitazione dovrebbe insegnare qualcosa ai promotori della consultazione che si vorrebbe sulla strada sud, l’arteria che la precedente Amministrazione intendeva costruire lungo il Po per alleggerire il traffico di via Giordano. Il centrodestra torna compatto alla carica su quel progetto. L’obiettivo è mantenerlo nella programmazione e pianificazione urbanistica del Comune. Non si chiede ai cremonesi se vogliono o meno l’infrastruttura ma se ritengono che debba rimanere fattibile, nell’ipotesi che i futuri amministratori la vogliano realizzare se trovano 14 milioni di euro, che oggi mancano, e se nel frattempo non si escogitano soluzioni viabilistiche alternative per allentare la morsa su via Giordano. Le 300 firme necessarie a sottoporre il quesito al comitato (fantasma) dei garanti sono state raccolte in un battibaleno. Ma se la domanda viene giudicata ammissibile, ne serviranno quattromila per chiedere il referendum. Ammesso che si arrivi a indire la consultazione e che vincano i favorevoli al progetto, l’ultima parola spetta all’Amministrazione, com’è avvenuto con l’inceneritore. Il gioco non vale la candela. Anche perché è una candela che scotta.

Costruire una strada in golena, in una zona estremamente vulnerabile e di grande pregio naturalistico comporta un impatto ambientale pesantissimo. In campagna elettorale Gianluca Galimberti si è impegnato a stralciare la strada sud dal piano degli interventi programmati dal Comune ed è stato coerente quand’è diventato sindaco. Non l’ha fatto, come spesso avviene al cambio del colore della giunta, per fare un dispetto al suo predecessore. Tutti sappiamo che via Giordano è una tangenziale cittadina, un’immensa camera a gas assediata da 22mila auto che vi transitano ogni giorno e di grande scorrimento anche di notte. In passato le condizioni dei residenti erano anche peggiori. Il sindaco e la sua coalizione sapevano di scontentare moltissimi cittadini cassando quel progetto, ma hanno ritenuto che il rapporto tra i costi e i benefici fosse sfavorevole e hanno agito di conseguenza. Hanno privilegiato la tutela del territorio che è un bene da consegnare possibilmente intatto alle generazioni future. Le colate di cemento dal dopoguerra in poi hanno reso i centri urbani e i quartieri più poveri.

Hanno deturpato le coste, le montagne e le campagne. La cementificazione è un cancro che mina il paesaggio. Porre un argine alla devastazione ambientale e proteggere l’ecosistema dovrebbe essere uno degli obiettivi principali della politica e un preciso compito degli amministratori pubblici. La strada sud aprirebbe una ferita destinata a non rimarginarsi perché è prevedibile che nell’arco di pochi anni cadrebbero i vincoli, entrerebbero le ruspe e si inizierebbe a edificare. Sappiamo come vanno le cose in Italia: dove si apre un varco, in breve si trova una voragine. Anche per questo motivo la strada sud deve essere stralciata dal Pgt con l’auspicio che non vi rientri mai più. Ciò non significa lasciare via Giordano così com’è. Nel Piano urbano della mobilità sostenibile va data la precedenza a soluzioni che allentino la morsa del traffico in quella via, senza escludere provvedimenti estremi come limitazioni al transito dei veicoli, spostando i flussi sulla tangenziale.

Quattro anni fa in settemila firmarono contro la strada sud, un progetto che divide i cittadini e che crea qualche grattacapo anche al Pd. La modalità da seguire deve essere politica non referendaria, una via che spesso, per restare in tema, porta fuori strada. Chiedete ai catalani per l’indipendenza e agli inglesi per la Brexit. E per l’autonomia di Lombardia e Veneto ne riparleremo. 

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