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5 novembre

CREMONA CENERENTOLA
PENDOLARI BEFFATI

Gigi Romani

Email:

lromani@laprovinciadicremona.it

07 Novembre 2017 - 04:00

Pendolari cremonesi e casalaschi sul piede di guerra

Pendolari in stazione a Cremona

La martellante campagna referendaria sull’autonomia ha esaltato le innegabili peculiarità lombarde ed è servita anche a rilanciare un modello amministrativo che tutto il Paese dovrebbe applicare. Al netto degli scandali e delle ruberie che di quando in quando coinvolgono assessori, dirigenti e funzionari regionali, responsabili ospedalieri e il personale medico, l’assistenza sanitaria della nostra regione è esemplare sul piano della qualità delle prestazioni e dei costi sostenuti per mantenere standard così elevati. La Lombardia funziona ed è una delle poche regioni che mette in dubbio una convinzione diffusa (forse un pregiudizio) sulla perniciosità delle istituzioni regionali, carrozzoni mangiasoldi dove si annida il malaffare. Ne è un esempio lampante la Sicilia che oggi vota. La buona gestione è merito delle giunte di centrodestra che si sono avvicendate al Pirellone, ma anche di un sistema virtuoso che si ribellerebbe se fosse guidato da politici e tecnici incapaci. Ospedali, scuole, trasporti, servizi alle imprese e assistenza sociale contribuiscono a fare della Lombardia uno dei quattro motori d’Europa. Parliamo di un sistema efficiente, non perfetto. Ma proprio perché il giudizio è positivo, qui più che altrove sono evidenti lacune e ritardi. E’ il caso delle ferrovie cremonesi che gridano vendetta a Dio. Giorgio Gori, candidato governatore del Pd e forse del centrosinistra unito, nell’aprire la campagna elettorale venerdì in provincia di Cremona ha toccato uno dei tasti più dolenti, quello della scandalosa arretratezza e dell’inadeguatezza delle ferrovie nel sud Lombardia.

Ogni giorno dal fronte dei pendolari che gravitano su Milano si levano grida di dolore per i guasti, i ritardi e le pessime condizioni in cui si è costretti a viaggiare. Lamentele, proteste ed esposti rimbalzano sul muro di gomma che avvolge Regione e Trenord. Nemmeno l’Expo, la mostra universale che due anni fa ha attirato a Rho-Pero più di 20 milioni di visitatori, ha fatto da volano ai progetti d’adeguamento e ammodernamento della rete ferroviaria periferica lombarda. Tutto è rimasto come prima. Col passare del tempo diventa sempre più stridente la distanza tra Milano e il sud Lombardia. Si vuole mantenere una regione a due velocità? Pensiamo di no, ma finora è stato fatto ben poco per colmare il divario. Con che faccia l’assessore Alessandro Sorte è venuto nei giorni scorsi a Cremona a spiegare ai pendolari che nessun nuovo treno arriverà qui prima del 2021?
La Regione sostiene di non poter interferire sul cronoprogramma di investimenti di Trenord che ancora una volta ci penalizza. Maroni & C. hanno la forza e l’autorevolezza per premere sulle Ferrovie dello Stato e su Rete ferroviaria italiana che sta comprando treni in tutt’Italia. Abbiamo capito che non sono una priorità gli investimenti sul materiale rotabile da destinare alle tratte per Codogno-Milano, Treviglio, Brescia, Parma e Piacenza. Anche i collegamenti stradali evidenziano la totale indifferenza dello Stato e l’insufficiente attenzione della Regione alla quale spetta il compito di coordinare gli interventi degli enti coinvolti nei progetti. Urge terminare il raddoppio della Paullese, la priorità delle priorità.

Strade incomplete, treni vecchi e ponti chiusi al traffico perché insicuri e che non si sa quando riapriranno sono segni tangibili dell’insensibilità politica e istituzionale ai problemi del nostro territorio. Cambiano i suonatori ma la musica resta la stessa. Roberto Formigoni non mosse un dito per salvare la fermata alla stazione di Cremona del treno veloce che collegava Bergamo con Roma. Si fece un baffo delle firme raccolte tra la gente. Oggi la storia si ripete. Basterebbe che la Regione dedicasse una parte minima dell’attenzione e dell’impegno profuso nel referendum sull’autonomia per svestire Cremona dei panni di Cenerentola.

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