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12 novembre

L’ECONOMIA E’ IN RIPRESA
GRAZIE ALLE IMPRESE

Gigi Romani

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lromani@laprovinciadicremona.it

14 Novembre 2017 - 12:06

L’ECONOMIA E’ IN RIPRESAGRAZIE ALLE IMPRESE

Anche l’economia cremonese mostra finalmente segnali di ripresa, evidenziati dai risultati dell’indagine congiunturale del terzo trimestre 2017. Aumentano il fatturato, gli ordinativi interni, la produzione e cala il numero delle imprese in difficoltà. Il tasso di disoccupazione diminuisce ma si attesta ancora a livelli pre crisi: 7,5 %, in linea con il dato nazionale, contro il 4% del 2005. Abbiamo agganciato la crescita mondiale e nazionale e qui, come nel resto del Paese, il traino viene dall’esportazione. Chi non si adegua ai mercati esteri è svantaggiato o rischia addirittura di sparire. La periodica analisi della Camera di commercio sullo stato di salute dell’economia provinciale evidenzia il dinamismo delle aziende provinciali che si muovono con disinvoltura al di fuori dei confini nazionali. Non siamo in presenza di un miracolo, come ha prudentemente sottolineato il neo presidente dell’Associazione industriali Francesco Buzzella nel commentare favorevolmente i dati, ma oggi il tessuto produttivo provinciale è solido e di qualità, altrimenti Cremona non sarebbe la quinta provincia lombarda per propensione all’export che oggi genera un volume d’affari attorno ai 4 miliardi di euro. Dopo due crisi pesantissime che in nove anni hanno sconvolto il mondo, seminando morte e terrore in settori strategici come le banche, si intravvede la luce in fondo al tunnel. E’ confortante poter fare considerazioni positive su ciò che ci riguarda direttamente e che ci appartiene.

E’ vero, le imprese hanno una proprietà, privata o pubblica. Ma la loro funzione sociale ne fa un patrimonio della comunità, che merita il rispetto e la considerazione della collettività. E’ una sensibilità ancora non ben radicata in Italia dove è latente, ma diffusa, l’idea dell’impresa come luogo dello sfruttamento del lavoro. E’ il retaggio di una mentalità marxista che si contrapponeva al vetero capitalismo. Oggi né l’una né l’altro hanno più ragione d’esistere. La prima, sconfitta dalla storia, sopravvive qua è là e continua a fare danni. Non si manifesta come un tempo e nemmeno alimenta lo scontro sindacale fine a se stesso, quello che, tra gli altri, Fausto Bertinotti fomentava negli anni della militanza nella Cgil e che lo spingeva a vantarsi di non avere mai raggiunto un accordo coi padroni. L’ostilità all’impresa non è più così evidente, ma c’è. Si percepisce, ad esempio, nella diffidenza di molti insegnanti verso l’alternanza scuola-lavoro, un’esperienza formativa perfettibile ma positiva, approdata in Italia con dieci anni di ritardo rispetto alla Germania e che incontra resistenze anche di parte degli studenti che di recente hanno manifestato a Roma.

La preclusione verso questo nuovo strumento didattico è figlia di pregiudizi ideologici che sopravvivono al crollo delle ideologie. Quando l’impresa sarà riconosciuta come motore insostituibile dell’economia, fonte di benessere e di progresso umano, cambierà anche l’atteggiamento della politica. Da anni si invoca un piano industriale che indirizzi lo sviluppo economico del Paese. Solo di recente provvedimenti come il Jobs act e Industria 4.0 hanno innescato cambiamenti strutturali che favoriscono investimenti e crescita. Ma è solo l’inizio di un percorso lungo e complicato che passa necessariamente attraverso un significativo alleggerimento della pressione fiscale. Anche la Chiesa può contribuire a eliminare pericolose incrostazioni ideologiche che permangono. E’ doveroso il costante richiamo del Papa ai valori della solidarietà, dell’accoglienza e dell’assistenza ai bisognosi ma per fronteggiare vecchie e nuove emergenze sociali non basta la carità. E’ necessario creare nuova occupazione e l’impresa è il luogo dove si genera il lavoro, che è fonte di guadagno ed è alla base del riscatto e della promozione dell’individuo e della società. E’ l’impresa a creare il lavoro. Non sarebbe inutile se il Pontefice di quando in quando ne sottolineasse l’importanza.

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