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Università, il sogno diventa realtà

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emanzini@laprovinciacr.it

20 Novembre 2017 - 09:09

Università, il sogno diventa realtà

Nella vita delle persone e delle comunità ci sono snodi cruciali che ne indirizzano il cammino, condizionando le scelte future. Si è al bivio: se si imbocca una strada ci si blocca, se se ne percorre un’altra si aprono scenari impensati. E’ importante essere consapevoli di ciò che accade in un preciso momento se si ha la fortuna (o la sventura) di essere protagonisti o testimoni di un evento.

Venerdì scorso è stato firmato l’accordo di programma per il recupero dell’ex monastero di Santa Monica e della caserma Goito. Questo atto pone innanzi tutto rimedio all’errore di avere trasferito la proprietà di quel complesso dall’Amministrazione provinciale a un fondo, nella prospettiva irrealistica di spostare sede e uffici della Provincia in quegli immobili. Era una mossa sbagliata a prescindere dall’evoluzione della legge Delrio, che si poneva l’obiettivo di sostituire questo ente con le fantomatiche aree vaste. Il passo successivo segnerà una tappa storica nel rilancio della città. Anche in questo caso, con l’insediamento dell’Università si correggono errori del passato.

Nel gennaio del 1952 con 35 studenti iscritti s’apriva a Piacenza il primo anno accademico della facoltà di Agraria dell’Università Cattolica. I responsabili dell’ateneo avevano scelto inizialmente Cremona, città ancora più marcatamente agricola della consorella emiliana, per il nuovo corso di laurea. Ma qui non avevano incontrato disponibilità e sensibilità ad avviare un progetto che venne poi dirottato oltre il Po dove trovò terreno fertile per germogliare. Questa è una delle tante occasioni perse per la miopia della classe dirigente dell’epoca, che non intuì le ricadute positive di una presenza accademica in città. Non videro le ‘sliding doors’, le porte scorrevoli che hanno ispirato il film di Peter Howitt, che si aprono una sola volta nella vita per poi richiudersi definitivamente. Sono i treni da afferrare al volo, anche in senso letterale. Quelli che noi abbiamo perso. Cremona è tagliata fuori dalla direttrice ferroviaria Milano-Bologna e confinata su tratte secondarie per gli stessi calcoli sbagliati fatti dai dirigenti locali che spinsero l’Università Cattolica a puntare su Piacenza.

Oggi quelle porte si riaprono principalmente per volontà di un privato, Giovanni Arvedi, che mette a disposizione le risorse necessarie a ristrutturare l’ex monastero di Santa Monica che ospiterà tre corsi di laurea triennale e altrettanti magistrali, le aule e tutti i servizi per più di mille studenti. Nell’arco di tre anni si realizzerà il sogno di un campus universitario, un’idea accarezzata dai pochi cremonesi che sessant’anni fa guardavano la luna mentre tutti gli altri vedevano solo il dito che la indicava. I corsi verteranno sull’agroalimentare e sulle tecnologie collegate con questo settore che è trainante per la provincia di Cremona. La Cattolica si insedia in città e lo fa in via definitiva. Lo diciamo per ricordare l’incertezza che ha sempre aleggiato sulla permanenza della sede distaccata nell’ex sanatorio Aselli in via Milano e il clima di precarietà nel quale si lavorava. Mille studenti su una popolazione di 70mila abitanti significa ringiovanire una città vecchia e stanca e recuperare un’area tra le più belle di Cremona, ma vuota e trascurata.

L’intera zona trarrà ulteriore slancio dalla cittadella della sicurezza, annunciata dal sottosegretario Luciano Pizzetti. La caserma Manfredini, enorme contenitore dismesso, ristrutturato e subito dopo abbandonato ai topi e alle erbe infestanti, ospiterà le forze di polizia. Ne beneficerà via Bissolati, la gloriosa Strada canòon. E forse l’autosilo di via Massarotti inizierà a funzionare. A questo punto torna d’attualità il Parco dei Monasteri, concepito ed elaborato da Massimo Terzi nel 1997 quando presidente della Provincia era Gian Carlo Corada. Si è autorizzati a ipotizzare anche il recupero dell’ex monastero di San Benedetto, dell’ex galoppatoio e del Corpus Domini.

Intanto i due progetti avviati con la firma in Finarvedi dell’accordo di programma ci ricordano che sono gli uomini a fare la differenza. E che non bisogna mai arrendersi né smettere di sognare.

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