Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

26 novembre

La sindrome di Stendhal e la Festa del torrone

Gigi Romani

Email:

lromani@laprovinciadicremona.it

27 Novembre 2017 - 13:06

La sindrome di Stendhal e la Festa del torrone

Il mondo politico, soprattutto la sinistra, si avvicina allegramente al precipizio delle prossime elezioni. Ciò che accade in questi giorni in Germania si replicherà in Italia dove provocherà danni ben più gravi. Se oggi a Bonn Angela Merkel non ha una maggioranza e valuta l’ipotesi di tornare alle urne, in marzo a Roma sarà il caos. Difficilmente il presidente incaricato riuscirà a formare un governo. La stabilità precaria faticosamente raggiunta nell’ultima legislatura svanirà in un attimo e torneremo a navigare in acque tempestose. La speculazione internazionale ci aggredirà di nuovo, come ai tempi dell’ultimo Berlusconi. Lo spread riprenderà a galoppare e tutti gli sforzi e i sacrifici fatti per agganciare la ripresa economica verranno vanificati. Anziché mettere tutti in guardia dai pericoli che sono dietro l’angolo, il Premier e il segretario del Pd gongolano per l’aumento dello ‘zero virgola’ del Pil, senza preoccuparsi del debito pubblico schizzato alla cifra stratosferica di 2.279 miliardi di euro. Se l’orchestra suona mentre la barca affonda, non possiamo fare altro che ballare e sperare che un miracolo ci salvi dal naufragio. La musica che allieta queste giornate cremonesi è quella della Festa del Torrone. E’ una rassegna popolare che forse fa arricciare il naso a qualche snob che vede solo l’aspetto commerciale e ne ignora la forza di calamitare pubblico da tutta Italia. Non c’è manifestazione in grado di attirare così tanti visitatori a Cremona. Nel ventennale della festa è stato battuto ogni record precedente. Esultano gli organizzatori, gli espositori e anche una buona fetta di commercianti in sede fissa.

A proposito dei negozianti, lasciano sbalordite le saracinesche abbassate di alcune pasticcerie del centro storico nella pausa del pranzo, domenica scorsa. Mentre quelle erano chiuse, le altre, rimaste aperte, traboccavano di clienti come pure i bar, i ristoranti e le rivendite di alimentari. E’ vietato lamentarsi del centro che muore nell’indifferenza degli amministratori pubblici se al momento buono, quando migliaia di persone si riversano su piazza del Comune, si preferisce starsene a casa perdendo tre ore di guadagni assicurati. L’invasione di questi giorni richiama alla memoria quella degli anni d’oro della kermesse quando a organizzarla era l’Azienda di promozione turistica. Si sperimentava e ogni novità aveva successo. Gli anni bui sono stati quelli legati a Eurochocolade quando si cedette alle sirene della globalizzazione. Si volle fare il salto di qualità. Il marchio si trasformò in Sweet Torrone. Quel maldestro tentativo di sprovincializzare la manifestazione si rivelò un fallimento. Era sbagliato affidarsi a chi sottovalutava il valore della tradizione. Si rinnovarono i fasti del passato nel 2005 col ritorno alle origini, compresa la finzione storica del torrone servito al banchetto nuziale di Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti. Oggi questo evento è il migliore biglietto da visita per Cremona. Vogliamo immaginare che qualcuno, tra le migliaia di persone approdate in città lo scorso fine settimana, sia stato colto dalla sindrome di Stendhal, l’affezione psicosomatica che provoca tachicardia, confusione e vertigini in soggetti che si trovino al cospetto di opere d’arte eccezionali. Se tale sindrome si manifesta spesso a Firenze, anche l’imponente bellezza del Torrazzo può stordire il visitatore, che soggiogato da tanta bellezza è invogliato a tornare. La Festa del Torrone è un’azione di marketing territoriale promossa dai privati che gli enti pubblici locali hanno il dovere di assecondare se vogliono operare nell’interesse della città. Altre manifestazioni di alto profilo, non meno attrattive, sono state invece colpevolmente abbandonate e lasciate morire. La stessa Festa del Torrone venne sospesa nel 1986 dopo la prima edizione in seguito alle polemiche scoppiate perché i cavalli utilizzati dall’associazione Fortitudo Mea imbrattarono il sagrato della chiesa. Questo successo conferma l’immagine di una città aperta e accogliente e cancella alcuni stereotipi. Uno tra i tanti è quello che considera il centro storico un malato incurabile. Basta invece poco perché i cremonesi si dimentichino per un giorno dei centri commerciali e degli outlet, riscoprano il piacere di passeggiare in città e si riapproprino dei loro spazi. La città è reattiva. Risponde addirittura con entusiasmo alle sollecitazioni culturali e alle proposte commerciali, purché siano di qualità. E indica agli amministratori la strada da seguire.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400