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17 dicembre

Alternanza scuola-lavoro e pregiudizi sessantottini

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18 Dicembre 2017 - 09:19

Alternanza scuola-lavoro e pregiudizi sessantottini

«Abbiamo sempre caldeggiato l’alternanza scuola-lavoro e finalmente il Governo l’ha introdotta. Serve a far appassionare i giovani, ad avvicinarli alle aziende e permette loro di conoscere gli imprenditori» affermava compiaciuto il vicepresidente di Confindustria Giovanni Brugnoli alla recente assemblea degli industriali della provincia di Cremona.

La realtà è in parte diversa se ha significato la manifestazione inscenata dagli studenti ieri a Roma e se la si considera rappresentativa di una sensibilità diffusa. Durante gli stati generali dell’alternanza scuola-lavoro, è stata consegnata in segno di protesta una tuta blu al ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli che si è detta orgogliosa di riceverla «perché il lavoro in fabbrica è dignitoso». Non necessariamente l’operaio vive in una condizione di sfruttamento, ma chi ha manifestato ieri la pensa evidentemente in modo diverso. Più prudente di Brugnoli, all’assemblea degli industriali cremonesi, si era mostrato il ministro Giuliano Poletti per il quale «l’Italia fatica ad avere un’idea positiva dell’impresa».

Ci sono ancora molti che vedono l’azienda come il luogo dello sfruttamento del lavoro, anziché un bene della comunità e una fondamentale infrastruttura sociale. E’ un retaggio marxista che sopravvive alla sconfitta del comunismo. C’è una parte del mondo della scuola che capisce e collabora, commentava il responsabile del dicastero del Lavoro, ma ce n’è un’altra che ancora propugna la netta divisione tra le due realtà.

E’un pregiudizio che genera ostilità in alcuni insegnanti e in parte degli studenti, a giudicare dagli slogan utilizzati nel corteo, recuperati dal repertorio sessantottino ed evidentemente buoni per ogni stagione. «Ci incateniamo contro la deriva dell’alternanza scuola-lavoro», ha spiegato la rappresentante dell’Unione degli studenti che ha promosso ‘La marcia degli sfruttati’ conclusa davanti alla sede del ministero dell’Istruzione. ‘Le scuole e le università sono palestre di lavoro gratuito e precariato, la nostra è una battaglia contro ogni dinamica di sfruttamento’, ha dichiarato invece la portavoce degli Universitari che hanno organizzato la protesta Fight/Right! contro la precarizzazione.

L’alternanza scuola-lavoro non è da considerare una parentesi più o meno valida delle attività scolastiche o un peso che i ragazzi e i docenti devono sopportare. E’ un’esperienza concreta, sicuramente perfettibile, fatta dai ragazzi che nel triennio delle superiori trascorrono duecento ore sul luogo di lavoro. E’ un modo diverso di apprendere, che tra l’altro può rivelarsi utile nelle fondamentali scelte che il giovane dovrà fare quando avrà conseguito il diploma. Non è escluso che in questa fase di rodaggio ci siano state distorsioni e forse qualche abuso nell’applicazione di uno strumento sconosciuto ai più. L’alternanza scuola-lavoro non deve essere confusa con la formazione professionale, perciò il ministro dell’Istruzione Fedeli ha preparato la carta dei diritti e dei doveri dello studente, ha istituito un osservatorio presso il ministero che ogni anno dovrà fare un rapporto e introduce un bottone rosso digitale a disposizione degli studenti per segnalare eventuali anomalie a una task force composta da 100 docenti e 10 esperti del ministero.

Che altro possono chiedere insegnanti e ragazzi?
Ogni settore produttivo e anche la pubblica amministrazione sono potenziali palestre dove si stabilisce un contatto diretto, non mediato, tra la scuola e il mondo del lavoro. Tutti dovremmo apprezzare questo strumento formativo che in altri Paesi esiste già da dieci anni. Ma dovremmo iniziare rivalutando il valore dell’azienda.

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