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6 marzo 1951

Strane figure di giornalai della Cremona di altri tempi

Ieri il "Corriere,, ha compiuto 75 anni; ma solo nel 1880 ha fatto la sua prima apparizione in città

Annalisa Araldi

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aaraldi@publia.it

06 Marzo 2021 - 07:00

Strane figure di giornalai della Cremona di altri tempi

Il Corriere della Sera che ha compiuto ieri i suoi 75 anni, li ha festeggiati, uscendo con un numero a dieci pagine, nel quale è un messaggio augurale del Presidente della Repubblica (che sul Corriere, prima del fascismo, fu il divulgatore della scienza economica), e alcuni articoli tratti dalle sue raccolte: da Gabriele d'Annunzio e Luigi Pirandello, da Ugo Ojetti a Grazia Deledda a Luigi Barzini, vi si ritrovano, uniti nelle stesse pagine, i nomi più illustri e significativi della letteratura e del giornalismo, che il Corriere rese celebri e che contribuirono, con i loro scritti, alla celebrità del Corriere della Sera, l'unico giornale italiano di autorità e di risonanza mondiale.

Quando il Corriere (al quale, in questo suo giorno di festa, rivolgiamo l'augurio sincero e cordiale di una vita ancor più lunga di quanto possa desiderare e gloriosa qual è nelle sue nobili tradizioni) uscì, la sera del 5 marzo 1876 (come era in uso in quei tempi, la prima pagina era dedicata all'articolo del suo direttore, Eugenio Torelli: Viollier — articolo che proseguiva poi nella seconda pagina; perchè un giornalista che non fosse stato capace di svolgere un argomento per otto o dieci colonne sarebbe stato ritenuto un incapace... — e al romanzo di appendice, indispensabile alle fortune d'ogni giornale) la Provincia non era ancora nata. Vi erano altri giornali a Cremona; ma quello che porta il nostro titolo doveva uscire soltanto due anni dopo, nel 1878 con periodicità bisettimanale; eppure la Provincia aveva già la sua buona diffusione locale quando, a Cremona, il Corriere era pressoché sconosciuto. Per due ragioni: il pubblico si era talmente affezionato al Secolo, che si fregiava con la didascalia «il giornale più diffuso d'Italia», che non se la sentiva di cambiare quotidiano: poi perchè il Corriere, fuori Milano, anziché 5, costava sette contesimi; e i lettori non volevano spendere quei due centesimi al giorno di più. Erano tempi in cui anche il centesimo aveva il suo valore; tanto è vero che il Gazzettino di Venezia deve la sua diffusione al fatto che originariamente costava 2 centesimi; e il Resto del Carlino di Bologna si chiamò così, per una trovata del suo direttore: un sigaro toscano costava 8 centesimi; chi andava dal tabaccaio con un «carlino», ch'era una moneta da due soldi, anziché due centesimi, si faceva dare come «resto del carlino» una copia del giornale bolognese.

In quei tempi, i giornalai non erano i piccoli commercianti del giorno d'oggi; ma erano considerati poco di più che dei mendicanti. Non c'era l'usanza, almeno a Cremona, di un rivenditore di tutti i giornali; ma ogni quotidiano aveva i suoi diffusori. Così la pesante Perveranza, con il suo pubblico di aristocratici e di borsisti; così il Pungolo e la Ragione e l'Italia del popolo. Di edicole, allora, ce n'erano due: quella attualmente esistente, sia pur tanto rinnovata, di corso Garibaldi all'angolo di via Milazzo, e un'altra in piazza Cavour. Dovevano trascorrere alcuni anni prima che Poulisca, una celebre macchietta cittadina di quei giorni lontani, facesse costruire un chioschetto in piazza S. Agata; proprio lo stesso che c'è ancor oggi. Calonghi sorgeva molti anni dopo.

La gran fortuna del Secolo, era nel suo romanzo d'appendice. Era attesa, ogni puntata, con tanta ansia spasmodica, che il pubblico si recava a comprare il giornale, per paura di non trovarne più, in stazione: che allora sorgeva sul piazzale di porta Milano, dove attualmente è l'azienda Piacenza.

Fu soltanto verso il 1880 che giunse a Cremona il primo ispettore del Corriere. Con la sua entusiasmante formula nuova, quel grande quotidiano, che già si avvaleva (e nessuno lo voleva credere perchè significava una spesa di almeno cento lire al mese) dei servizi telegrafici, stava moltiplicando la propria tiratura che originariamente era di poco più di tremila copie giornaliere. E stava conquistando i vari mercati. All'ispettore venne indicato un certo Lanzi detto per le sue caratteristiche fisiche «el sabellon» il quale accettò di diventare il rivenditore del Corriere. Pochi anni dopo riusciva a farsi costruire quell'edicola che molti ricorderanno ancora di fronte al palazzo delle poste vecchie e che venne ereditata e gestita per lungo tempo dalla figlia signora Calliope.

I primi passi cremonesi del Corriere furono difficili. Il Secolo, che era sorto nel 1865, offriva splendidi regali ai suoi abbonati. Nella campagna di abbonamenti del 1890, offriva gratuitamente ai propri abbonati annuali (lire 24) i seguenti doni: il grande bollettino bibliografico semestrale dello stabilimento Sonzogno; i 12 numeri pubblicati nell'annata delle «Cento città d'Italia»; un numero per ogni settimana del «Secolo illustrato della domenica»; infine: uno stereoscopio. Eccone la spiegazione secondo il testo pubblicitario: «Una grande sorpresa, una novità! Premio unico, che nessun giornale può dare, fabbricato in uno stabilimento appositamente impiantato, con 24 grandi vedute delle principali città d'Italia. Uno stereoscopio consimile non si può comperare a meno di 25 lire. È elegante mobile largo 23 cent. in quadro ed alto 33 cent. che può figurare nelle sale di lusso, nei gabinetti, negli studi. È istruzione artistica e un piacevole passatempo». Ci sarà ancora un esemplare al mondo di questi stereoscopi?

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