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10 marzo 1956

Gli algerini di Parigi all'assalto dell'Assemblea
A Cipro arrestato e deportato l'Arciv. Makarios

Nel Mediterraneo la situazione precipita Drammatica rivolta a Tunisi mentre in Algeria divampa la guerriglia

Annalisa Araldi

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aaraldi@publia.it

10 Marzo 2021 - 07:00

Gli algerini di Parigi all'assalto dell'AssembleaA Cipro arrestato e deportato l'Arciv. Makarios

PARIGI, 9. — La tensione dall'Algeria si è spostata oggi nella capitale francese ed è giunta rumoreggiando sin presso Palazzo Borbone. Gli algerini di Francia hanno infatti tentato l'assalto all'Assemblea nel corso di una drammatica marcia segnata da violenti scontri con la polizia.

Stamattina, inaspettatamente, migliaia di algerini che lavorano nella zona di Parigi si sono messi in sciopero e, seguendo la parola d'ordine nel «Movimento Nazionale Algerino», nel pomeriggio si sono riuniti intorno alla Moschea situata sulla riva sinistra della Senna, presso l'orto botanico. Trattandosi di una manifestazione religiosa, le autorità non avevano ritenuto opportuno emanare divieti, pur confermando che qualsiasi manifestazione di altro genere o corteo sarebbero stati vietati. Comunque un rilevante servizio d'ordine era stato disposto nella zona di Palazzo Borbone e tutte le misure erano state prese per opporsi ad eventuali dimostrazioni di nordafricani nelle vicinanze dell'Assemblea Nazionale.

Numerose stazioni della ferrovia sotterranea esistenti nella zona erano state chiuse ai viaggiatori. Frattanto si apprendeva che i treni periferici diretti verso il centro della città erano gremiti di algerini i quali, sospeso il lavoro nelle fabbriche della periferia (in misura variante tra il 50 ed il 70 per cento), intendevano partecipare alle manifestazioni.

Si era sparsa anche la voce che alcuni scontri si fossero verificati tra dimostranti e forza pubblica nel quartiere arabo di Parigi («La Goutte d'Or») nonché in alcuni stabilimenti industriali tra operai e picchetti di scioperanti nordafricani.

Verso le 15 alcune migliaia di algerini riuniti dinanzi alla Moschea si sono incolonnati e diretti verso piazza della Concordia e la sede dell'Assemblea Nazionale.

Servendosi di itinerari indiretti i manifestanti algerini hanno proseguito la loro marcia presso Palazzo Borbone, lungo la riva destra della Senna, provocando numerosi ingorghi di traffico. Essi alzavano l'indice della mano destra e scandivano parole d'ordire in arabo.

Nei pressi del quadrivio Sully-Morland la situazione si è fatta più tesa. I dimostranti hanno fracassato alcuni cancelli e divelto alcuni giovani alberi. Un sanguinoso incidente si verificava poi al ponte Sully-Morland, allorché due camionisti parigini hanno cercato di disimpegnarsi dalla folla. Essi sono stati allora assaliti a colpi di coltello: l'autista ha riportato diverse ferite al viso ma è riuscito a condurre l'automezzo fino al centro del ponte, mentre il suo compagno ha ricevuto alcuni colpi nella schiena.

Le guardie mobili schierate nella piazza del Municipio hanno agito però con grande rapidità per bloccare la marcia degli algerini verso la piazza della Concordia e la Assemblea Nazionale. Esse hanno caricato le prime file bandendo i loro fucili e riuscendo a disperdere i dimostranti. La scena è stata drammatica giacché gli algerini presi dal panico hanno abbandonato ogni cosa sulla strada (soprabiti, berretti e persino scarpe) ed alcuni hanno creduto di trovare scampo scavalcando il parapetto del Lungosenna sui cui argini sono andati a cadere da una altezza di cinque metri rimanendo malconci. Altri dimostranti riunitisi sullo stesso argine della Senna sono stati caricati da guardie mobili e, circondati, sono stati tradotti rapidamente nei vicini locali della Prefettura di Polizia.  

All'Assemblea intanto continuava il dibattito sull'Algeria, oratore l'ex-Presidente Jacques Soustelle, il quale ha gridato tra l'altro: «La perdita eventuale dell'Algeria potrebbe paragonarsi solamente alla disfatta di Sedan del 1870 o ai disastro del giugno 1940. La Francia perderebbe tutta l'Africa e cesserebbe nello stesso momento di essere una grande Potenza. La storia ci lancia una sfida. Noi vi dobbiamo rispondere francamente per poter continuare a vivere».

Soustelle ha quindi esaminato nei particolari l'appoggio accordato ai ribelli da Potenze straniere. «Si tratta infatti — ha dichiarato con forza Soustelle, seguito con attenzione da tutta l'Assemblea, — di un vero complotto contro la Francia, di cui l'Algeria non è che un aspetto. E centro di questa ragnatela si trova in Egitto».

Soustelle ha precisato poi i nomi ed i centri dei «congiurati» ed ha reclamato una revisione nei rapporti con gli «alleati». «I ribelli — ha detto l'oratore — sanno benissimo che essi non possono avere la meglio sull'esercito francese. Essi possono contare solamente su uno sfaldamento del fronte interno metropolitano. Essi sperano che la Francia, stanca della lotta e demoralizzata finirà un giorno per mettersi in ginocchio. Si pone il problema di sapere se il Governo continuerà al ammettere che coloro i quali si battono in Algeria siano traditi a Parigi». Durante l'intervento di Soustelle, la notizia degli incidenti provocati dagli scioperanti algerini è giunta nei corridoi dell'Assemblea suscitando grande emozione.

L'Arcivescovo Makarios in un'soletta dell'Oceano Indiano?
Arrestato a tradimento
Il Presule stava recandosi all'aeroporto onde partire per Atene dove era atteso dal Governo - Tolte tutte le comunicazioni con Cipro - Ondata di sdegno e violente dimostrazioni nelle città greche

ATENE, 9. — Tutto la Grecia è stata oggi percorsa da un fremito di sdegno all'annuncio che gli inglesi hanno arrestato e deportato da Nicosia l'Arcivescovo Makarios, Primate di Cipro. Violente manifestazioni di protesta sono scoppiate in tutte le città greche; le comunicazioni con Cipro sono interrotte ma radiodispacci clandestini riferiscono di gravi moti popolari fronteggiati immediatamente dalla legge marziale di guerra messa in vigore nell'isola dall'Alto Comando britannico.

L'arcivescovo Makarios era atteso questa sera ad Atene ed una folla numerosa, rispondendo all'appello del Comitato panellenico per l'unione di Cipro alla Grecia, era convenuta fin dalle 17 locali all'aeroporto. Dovevano recarsi ad accogliere Makarios, a nome del Governo greco, anche il ministro degli Esteri Spyros Teotokis ed il ministro delegato alla presidenza del Consiglio, Constantin Tsatsos.

Invece dell' arcivescovo giunse improvvisamente la notizia che mons. Makarios era stato arrestato e deportato mentre si recava all'aeroporto. Appena la notizia dell'arresto di Makarios si è sparsa a Nicosia, le campane delie chiese ortodosse hanno cominciato a suonare ed una fitta folla si è radunata intorno all'Arcivescovado dove 200 paracadutisti con la baionetta innestata, effettuata la perquisizione, ponevano i sigilli alle porte del vecchio edificio nel cui interno sorge la chiesa di San Giovanni.

Veniva frattanto diramato un comunicato ufficiale sugli avvenimenti. In esso si fa la storia delle ultime fasi della crisi e si dice che il governatore intavolò le discussioni sul futuro costituzionale dell'isola sebbene fosse al corrente di prove le quali inducevano a credere che l'arcivescovo fosse personalmente implicato in attività terroristiche. Il governatore, in base ai regolamenti d'emergenza, agì di conseguenza.

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