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11 marzo 1956

"Aprite le finestre" è stata la preferita al VI Festival della canzone

Ancora una delusione

Annalisa Araldi

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aaraldi@publia.it

11 Marzo 2021 - 07:00

"Aprite le finestre" è stata la preferita al VI Festival delle canzone

SANREMO, 10. — Alle 0,20 l'attesa si fa emozionante perchè il Giardino d'Inverno del Casinò si mette in contatto con le quattordici giurie sparse nelle varie stazioni della Radio TV i cui risultati dovranno dare la conclusione a questo VI Festival della Canzone. Mano a mano che si sentono i punteggi si delinea chiaramente quali saranno le tre canzoni trionfatrici per il 1956. I risultati che Fausto Tommei legge, tra fiacchissimi applausi, sono questi: 1) «Aprite le finestre» di Panzuti Pinchi che è stata cantata da Franca Raimondi; 2) «Amami se vuoi» di Panzeri Mascheroni che è stata cantata da Tonina Torrielli; 3) «La vita è un paradiso di bugie» di Oliviero Calcagno che è stata cantata da Luciana Gonzales.

Il pubblico non si è dimostrato particolarmente entusiasta dei risultati. Non solo non ha applaudito ma i nomi dei vincitori sono stati contrastati da fischi e da urla. Il pubblico presente a Sanremo non è rimasto soddisfatto di questo Festival e neppure i milioni di spettatori che questa sera hanno seguito l'intera cerimonia sia davanti agli apparecchi radio che davanti alla televisione.

Se diamo uno sguardo alle votazioni delle varie giurie c'è da rimanere sconcertati. Basterà osservare che «Aprite le finestre», la prima classificata, ha avuto quattro punti da Palermo, nemmeno un punto da Bari, 28 da Ancona e 11 da Sanremo. Con queste cifre non si può dire certamente che la canzone di Panzuti Pinchi abbia avuto l'unanimità dei voti. E così possiamo dire per la seconda «Amami se vuoi» che ha avuto ben 32 voti da Palermo e nemmeno un voto da Bari e da Cagliari mentre Sanremo ne ha dati soltanto 11. E che dobbiamo dire dell'unico voto che la giuria di Sanremo ha dato alla canzone di Kramer «Il bosco innamorato»? E dell'unico voto che la stessa giuria ha dato a di Modugno?   

Ancora una delusione
Anche il sesto Festival è passato; e sarà ricordato dalla storia delle manifestazioni come il «Festival dei tre giorni». Non perchè tale è la sua durata, ma perchè è ormai noto a tutti che la Commissione appunto tre giorni ha impiegato ad ascoltare e giudicare i 400 e più brani che erano stati sottoposti al suo giudizio dagli autori e dalle Case editrici musicali di tutta Italia. Un tempo che può essere senz'altro giudicato un record assolutamente ineguagliabile e di fronte al quale quelli sportivi, fatti registrare da atleti d'eccezione, sono destinati ad impallidire. Le gesta della Commissione chiamata a giudicare i 400 brani ed a scegliere i venti brani, sono senz'altro destinate a passare fra le più epiche che mai siano state compiute.

Ma dato che esiste un proverbio che afferma che presto e bene non stanno assieme, e dato che questo proverbio assolutamente non ne vuole sapere di venire smentito anche stavolta è accaduto quello che sempre avviene quando si fanno le cose in fretta; la ciambella è riuscita senza buco.

Cosa dovrebbe significare Sanremo? Una cosa semplice ma evidente. Dato l'importanza della manifestazione alla quale si è dato un significalo internazionale, le venti canzoni prescelte dovrebbero essere venti meraviglie; la meraviglia delle meraviglie dovrebbe poi essere quella premiata col primo premio. Insomma una regina con uno stuolo di splendenti damigelle.

Radio e televisione hanno trasmesso in tre edizioni diverse le venti canzoni, quindi, praticamente tutta Italia, perchè abbiamo constatato che il sesto festival ha suscitato un interesse enorme, tanto che nelle ore di trasmissione le città erano pressoché deserte. Dire che vi sia un solo brano che valga veramente la pena di organizzare un Festival che alla Radio viene a costare molti milioni, sarebbe perlomeno azzardato; si tratta di canzonette quali le Case editrici stampano a migliaia tutti gli anni. Quelle canzoni alle quali i direttori dei complessi da ballo danno una disattenta ed annoiata occhiata, e che poi finiscono fra le cose dimenticate o destinate al macero. Solo che le canzoni di Sanremo hanno la fortuna di un lancio tanto clamoroso da riuscire ad entrare nelle cartelle delle orchestrine e rimanervi qualche settimana; l'esperienza degli scorsi anni insegni.

Noi non diremo quello che è di moda in questi giorni; noi non affermeremo che sono state scelte le canzoni più brutte, e che le rimanenti 380 erano senz'altro migliori. Non lo diremo per il semplicissimo fatto che le altre 380 non le abbiamo sentite, quindi, non potremmo fare in coscienza una affermazione tanto sicura. Certo è che le venti prescelte valgono davvero molto poco; si tratta proprio di robina misera e d'ordinaria amministrazione.

Sanremo deve registrare il fiasco numero sei; gli altri anni avevamo ancora la forza di ribellarci e protestare. Ora non ci è rimasto neppur quella; abbiamo fatto l'abitudine.

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