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14 marzo 1951

È morta a quasi 103 anni la donna che fu baciata da Garibaldi

Sino all'ultimo momento la sua mente è stata lucida

Annalisa Araldi

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aaraldi@publia.it

14 Marzo 2021 - 07:00

È morta a quasi 103 anni la donna che fu baciata da Garibaldi

Carolina Dordoni era nata in via Aselli il 10 maggio 1848. Fra meno di due mesi, dunque, avrebbe compiuto i suoi 103 anni. E già i suoi figli, i suoi nipoti, i suoi pronipoti di vario grado stavano pensando al modo di festeggiare la loro cara nonnina, ch'era un poco la nonna di tutti i cremonesi, perchè nessuno fra quanti sono al mondo sono vissuti più di lei, quando, improvvisamente, Carolina Dordoni ha chinato il capo per sempre.

Dietro ad carro, che trasportava la salma all’estrema dimora, c'era una folla di discendenti d'ogni ordine e di ogni grado, tutti quei discendenti che la Carolina vedeva tanto spesso intorno al suo letto ove da quasi due anni giaceva perchè le gambe le si erano molto indebolite e quasi non potevano più reggerla, ma che riconosceva tutti, dal più anziano al più giovane, perchè la mente le era rimasta lucida; tanto da poter rievocare i ricordi della sua infanzia lontana ed i nomi dei cremonesi che oggi, da due o tre generazioni non sono più, e che, per una ragione o per l'altra fecero parlare di sé.

Naturalmente i sui ricordi più vivi erano quelli di episodi da lei stessa letti o vissuti; e fra tutti, le era rimasto indelebile quello del suo incontro con Garibaldi. Ne parlava assai spesso; e sempre con rinnovato compiacimento. Quanti avvenimenti nel mondo, da quel giorno lontano: guerre ed epidemie, la breccia di Porta Pia e l'assassinio del Re Galantuomo, le follie delittuose degli anticlericali che volevamo gettare nel Tevere la salma di Pio IX e i moti del '98... Tutte queste cose ricordava Carolina Dordoni (che era andata sposa, assai giovane, con il signor Porro, antico segretario comunale di Cà de' Stefani) ma l’incontro con Garibaldi l'aveva commossa in modo particolare. L'incontro era avvenuto il 5 aprile 1862, in quell'epoca in cui Garibaldi girava dall'una all'altra città dell’Italia settentrionale per infiammare i cuori e ricordare che conveniva armarsi per le ultime battaglie del Risorgimento. Ecco, in proposito, quanto ci raccontò Carolina Dordoni nel giorno in cui compiva i 101 anni:

«Allora ero una bella ragazza — diceva senz'ombra di vanteria, sicura di affermare una verità indiscutibile —. Avevo 14 anni e non faccio per dire... Doveva arrivare Garibaldi e potete capire con quale ansia tutti i cremonesi lo stessero aspettando. Avevamo preparato dei ricevimenti principeschi e tutte le famiglie dei signori se lo contendevano. Per le strade c'era tutta la città ad attenderlo. Doveva fare una visita all'ospedale Ugolani Dati ed io sono andata proprio da quelle parti insieme alle mie tre sorelle. Tre ragazzone (quattro con me) tanto belle e fiorenti che quelli che passavano si voltavano sempre a guardarle. Sulla carrozza del marchese Trecchi passa Garibaldi. Bello, biondo... E poi: era Garibaldi! Fatto sta che quando la vettura (che non poteva quasi andare avanti tanta era la folla) mi è passata accanto, io non mi sono potuta trattenere, l'ho chiamato per nome e, quando lui si è voltato, con una mano gli ho gettato un bacio.
«Non così» ha detto Garibaldi tutto sorridente. Ha fatto fermare, è sceso dalla vettura, mi ha preso per mano e mi ha schioccato due bei bacioni proprio qui, sulle guance.
Sapete cosa ho fatto io?

 — Sarà arrossita... avrà protestato...

— No, no! L'ho baciato anch'io. E lui ha lasciato fare.

E forse è morta con questo suo ricordo, se sul volto aveva una espressione tanto dolce e le labbra come atteggiate ad un lieve sorriso.

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