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22 marzo 1994

Ilaria Alpi e Miran Hrovatin assassinati in un agguato a Mogadiscio

Dopo 27 anni la verità sulla morte dei due inviati Rai è ancora lontana

Annalisa Araldi

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aaraldi@publia.it

22 Marzo 2021 - 07:00

Ilaria Alpi e Miran Hrovatin assassinati in un agguato a Mogadiscio

LUXOR — Solo due proiettili. Tanti sono bastati per uccidere i due inviati della Rai a Mogadiscio. Uno per Ilaria Alpi, inviata del Tg3 centrata alla tempia sinistra. L'altro per Miran Hrovatin raggiunto nella zona fronto-parietale destra. Il referto stilato dal nucleo sanitario del 25° Gruppo navale italiano non lascia dubbi sull'esecuzione. Questo, almeno, a detta dei militari che hanno trasportato le salme dalla capitale somala a Luxor, in Egitto. Le due bare, avvolte nel Tricolore della Marina militare, hanno viaggiato a bordo del Dc.9 dell'Aeronautica dirette in Italia. L'arrivo dorrebbe essere avvenuto questa notte alle ore 2,30 a Ciampino, dove verrà depositata la salma di Ilaria Alpi e da qui trasferita all'obitorio, prima di essere portata a Saxa Rubra. Quella di Miran Hrovatin proseguirà invece alla volta dell'aeroporto militare di Ronchi dei Legionari.

A Saxa Rubra non mancano le polemiche. «Prima di rivolgersi al triestino Hrovatin, ha spiegato Enrico Biribicchio, telecineoperatore e membro del comitato di redazione del Tg3, la Rai aveva chiesto la disponibilità di tre cineoperatori interni. Hanno tutti rifiutato dopo aver appreso che Mogadiscio non era più considerata zona a rischio e che le garanzie non erano più sufficienti». Di Giannantonio, inviato del Tg1, ha rincarato la dose raccontando una vicenda che gli era accaduta personalmente in Somalia: «Il 28 dicembre ero a Mogadiscio e sono stato aggredito. Sono vivo solo perché la mia scorta di 4 uomini ha cominciato a sparare lasciando a terra i cadaveri di 4 aggressori. Oggi questo non sarebbe possibile».

Ad attendere a Luxor i corpi dei due inviati dell'azienda di viale Mazzini c'erano il presidente e il direttore delle Rai Claudio Demattè e Giovanni Locatelli. Ai momenti di sconforto si sono di nuovo aggiunti mille interrogativi.

Perché i due italiani sono stati assassinati in modo così brutale a poche ore dal ritorno del contingente italiano dalla Somalia? Sull’agguato, nel quale Ilaria e Miran hanno perso la vita, cominciano ad addensarsi i primi sospetti. Già ieri l'altro, appena si era saputa la notizia, in molti si sono chiesti dove fosse in quel momento il famoso producer, quella sorta di angelo custode che dovrebbe vegliare giorno e notte sull'incolumità dei cronisti in servizio in zone di guerra.

Dai vertici dell'azienda non trapela nulla e non si vuole riconoscere che ci possano essere state delle responsabilità. «La scorta armata — ha dettò Locatelli da Luxor — c'era e tutte le precauzioni possibili sono state adottate». Il direttore della Rai ha poi ricordato che in Somalia non esistono mezzi blindati.

L'Usigrai, che ha proclamato due giorni di lutto in coincidenza dei funerali, però continua a denunciare il fatto che qualcuno pur di risparmiare soldi non abbia preso in considerazione fino in fondo la questione sicurezza. Non si capisce infatti perché i due uomini di scorta viaggiassero insieme agli inviati italiani e non a bordo di un'altra auto ad una certa distanza. E si cerca di capire se in effetti Ilaria Alpi avesse telefonato nei giorni scorsi per chiedere più protezione e qualcuno per motivi burocratici gliela abbia negata.

Si attende per oggi una dichiarazione congiunta dei quindici capi clan somali. I signori della guerra, riuniti a Nairobi alla ricerca di una formula politica capace di imporre la via per la riconciliazione nazionale e di far uscire il Paese dalla tragedia della fame, del caos e dell'anarchia.

Sullo sfondo di questo ennesimo tentativo, per il momento vago e privo delle necessarie premesse, resta da chiarire il perché e il come del feroce assassinio di Ilaria Alpi e di Milan Hrovatin. In proposito, il generale Mohamed Farah Aidid, il più potente dei capi clan ha detto: «Assicuro che faremo di tutto per arrestare i criminali e portarli davanti ad un tribunale per la giusta punizione». A suo giudizio il crimine è stato organizzato «da chi vuole continuare a destabilizzare il Paese».

In assenza delle istituzioni competenti, degli interlocutori ufficiali, sarà tuttavia assai difficile individuare gli assassini di Ilaria Alpi e di Milan Hrovatin. Si fanno intanto molte ipotesi sul meccanismo dell'attentato, mentre le autorità dell'Onu hanno aperto una inchiesta. Il generale Carmine Fiore, comandante dei caschi blu italiani che hanno ieri lasciato il Corno d'Africa, ha smentito che vi siano stati ritardi nel soccorso ai due giornalisti. Alcuni testimoni sostengono però che i soldati nigeriani, avvertiti di ciò che era accaduto, si erano rifiutati di chiamare l'ambulanza, e portare aiuto a Ilaria, gravemente ferita, ma ancora in vita. L'ipotesi più credibile sulla matrice dell'attentato resta comunque quella di un piano preparato nei minimi dettagli, probabilmente dagli integralisti islamici, con lo scopo di spaventare gli stranieri.

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