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25 marzo 1976

Fulmineo «golpe» militare in Argentina

Misteriosa la sorte di Isabelita Peron

Annalisa Araldi

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aaraldi@publia.it

25 Marzo 2021 - 07:00

Fulmineo «golpe» militare in Argentina

La grave situazione politico-economica del paese non poteva che condurre ad un colpo di Stato

BUENOS AIRES. 24. - La signora Maria Estela Martinez Peron, la prima donna Capo di Stato nella storia dell'America Latina, è stata deposta questa notte da un «golpe» militare, esattamente un anno, otto mesi e ventitre giorni dopo il suo ingresso alla «Casa Rosada». Si è così conclusa, nel giro di poche ore, la seconda esperienza peronista dell'Argentina, sconfitta dal caos nato da una crisi politico-economica e sociale senza precedenti nella storia di questo grande Paese sudamericano.

Le forze armate, con un'azione fulminea perfettamente sincronizzata, hanno assunto il controllo di Buenos Aires e delle maggiori città dell'interno, hanno eliminato l'erede di Juan Domingo Peron, cogliendo di sorpresa tutte le forze sulle quali si appoggiava il regime del «Caudillo»: politici, sindacalisti e le masse popolari che tre anni fa avevano trionfalmente riportato al potere il «padre dei descamisados», dopo 18 anni di eclissi, sotto la spinta di oltre sette milioni di elettori.

In questi ultimi giorni gli avvenimenti erano andati precipitando, al punto che il generale Jorge Videla, l'ammiraglio Emilio Massera ed il generale dell'Aeronautica Hector Agosti — i componenti della giunta militare che ha assunto il Governo — hanno sentito il dovere di agire onde «salvare il salvabile» prima che fosse troppo tardi. Ecco la cronologia dei fatti che sono venuti a cambiare i connotati politici dell'Argentina nel giro di poche ore: Da ieri mattina, «Isabelita» aveva trascorso lunghissime ore alla Casa Rosada, impegnata in una serie ininterrotta di colloqui con i suoi ministri, i suoi consiglieri, gli esponenti sindacali e politici, miranti a trovare una difficile via d'uscita alla crisi che salvaguardasse l'ordine istituzionale.

Ieri pomeriggio, a nome della signora Peron, il vicepresidente del partito giustizialista, Deolindo Bittel, si incontrava con i dirigenti di alcuni partiti di opposizione — compreso Riccardo Balbin, capo dei radicali — per tentare di raggiungere una soluzione in base alla «concentrazione».

Ma nello stesso tempo, i comandi delle tre armi si mettevano in moto, con il pretesto di accentuare la lotta contro la guerriglia. Importanti movimenti venivano segnalati un po’ dovunque.

Poco prima dell'una della notte scorsa, Isabelita lasciava la Casa Rosada a bordo dell'elicottero presidenziale per «andarsene a dormire» nella sua residenza di Olivos. I suoi «fidi» dichiaravano ai giornalisti: «Non vi è golpe, non vi sarà. Il governo non negozia. Tutto rimane fermo fino a domani».

Invece, il «golpe» era già in atto: in meno di un'ora le truppe occupavano tutti i punti strategici della capitale, l'elicottero di Isabelita veniva dirottato verso la sezione militare dell'aeroporto metropolitano dell'Aeroparque, e radio e televisione annunciavano l'avvento al potere della giunta militare.

Il generale Jorge Videla, l'ammiraglio Emilio Massera e il generale di brigata dell'aeronautica Hector Agosti si costituiranno in «Giunta Militare» per esercitare le prerogative di Governo.

La nuova giunta ha dichiarato scaduti i mandati della presidente Maria Estella Peron e di tutte le autorità provinciali, ha sciolto il Parlamento e ha sospeso l'attività industriale. Sono stati sciolti anche i Parlamenti provinciali e le assemblee municipali, e tutti i membri della Corte Suprema sono stati rimossi dalla carica.

Sono stati anche annullati in tutto il Paese gli spettacoli pubblici, cinematografici, teatrali, culturali e sportivi: la sola eccezione sarà la ritrasmissione televisiva dell'incontro di calcio Argentina-Polonia svoltasi oggi a Varsavia.

Il nuovo Governo ha d'altra parte deciso di prendere sotto il suo controllo diretto la Confederazione generale del lavoro (CGT) e di congelarne i fondi.

Le autorità militari hanno consegnato alla stampa argentina un documento intitolato « Disposizioni per l'esercizio della censura» in cui si impone la censura preventiva a tutte le pubblicazioni. I tre giornali di Buenos Aires si sono già adeguati alle nuove disposizioni. La Giunta ha d'altra parte preannunciato l'introduzione di immediate misure economiche per stimolare la produzione e controllare gradualmente l'inflazione. Verranno applicati controlli di emergenza per alleviare la situazione economica e dell'occupazione, seguiti da un vasto programma per incentivare la produttività e superare la penuria di materie prime essenziali  importate. Saranno modificate le leggi fiscali per ridurre il deficit statale, si cercherà di migliorare l'efficienza dei servizi e delle società pubbliche, di promuovere gli investimenti privati, assicurare prezzi remunerativi agli agricoltori e stabilire un tasso di cambio realistico.

Nessuna notizia si è potuta avere sulla signora Peron. Ufficialmente, stando ad un comunicato diffuso la notte scorsa, «Isabelita» si trova «sotto custodia militare»: ma non si sa se è trattenuta a Buenos Aires o se è stata trasferita in una residenza nei pressi delle Ande. Mancano notizie anche sulla sorte toccata ai «fidi» della presidente deposta, ed in particolare sui massimi dirigenti sindacali. Secondo il quotidiano «La Prensa», Lorenzo Miguel, segretario generale delle «62 organizzazioni» alleate alla CGT, ed ultimamente uno dei maggiori consiglieri del Capo dello Stato, si troverebbe in stato di arresto. L’altro dirigente sindacale, Casildo Herreras segretario generale della CGT, si trovava all'estero perlomeno fino a ieri sera.

Sugli altri personaggi dell'«entourage» di «Isabelita» silenzio assoluto. Dalle prime constatazioni che si sono potute fare interrogando oggi vari «uomini della strada», l'azione dei militari è stata generalmente accolta con soddisfazione palese. La situazione, negli ultimi giorni del governo della signora Peron era andata avvicinandosi ad un punto tale di deterioramento che molti anche nelle file dei seguaci del peronismo erano stati costretti ad auspicare un cambiamento. E il solo cambiamento possibile era quello avvenuto la notte scorsa con la presa del potere da parte dei militari.


Una via di Buenos Aires controllata dai militari

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