Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

29 marzo 1959

I comunisti cinesi dichiarano deposto il Dalai Lama

Rivolta armata nel Tibet

Annalisa Araldi

Email:

aaraldi@publia.it

29 Marzo 2021 - 07:00

I comunisti cinesi dichiarano deposto il Dalai Lama

KALIMPONG, 28. — Il Governo comunista cinese ha oggi ufficialmente annunciato la rivolta armata nel Tibet, confermando così la grave insurrezione che minaccia direttamente gli invasori comunisti; il Governo di Pechino ha evidentemente ammesso che la situazione è precipitata e che non può essere ormai più sotto controllo, dopo il minacciato intervento diretto del Governo di Formosa.

I gerarchi di Pechino hanno preso quindi, tre decisioni di incalcolabili conseguenze: 1) sferrare, un'offensiva su scala generale contro i ribelli; 2) sciogliere il Governo del Tibet trasferendo i suoi poteri ad una «Commissione preparatoria della regione autonoma del Tibet»; 3) destituire il Dalai Lama dalle funzioni di Capo supremo dei Paese, mettendo al suo posto il rivale comunista Panchen Lama.

Menzogne in serie
Il Governo di Pechino ha annunciato queste decisioni, affermando di «aver stroncato una rivolta nella capitale del Paese»; il lunghissimo comunicato dell'agenzia di notizie «Nuova Cina», ufficiale del Governo cinocomunista, ha sottolineato che la decisione del Governo è stata resa necessaria dall'azione sovversiva di «gruppi di traditori del Tibet e della madre Patria cinese, appoggiati dai Governo di Lassa» che aveva, così «violato i sacrosanti impegni liberamente assunti con il Governo cinese», colludendo con gli imperialisti e lanciando attacchi contro la guarnigione di Lassa dell'Esercito popolare di liberazione. Sempre da fonte ufficiale cinese si ammette però che, stroncata nella capitale, la rivolta prosegue in altre parti del Paese.

Abbiamo detto che è questa la prima ammissione ufficiale da parte cinese che nel Tibet esiste uno stato di rivolta armata contro i comunisti ed appare evidente che Pechino, conscia di non poter celare più a lungo la realtà, ha deciso di rivelare il rivelabile allo scopo di battere sul tempo, se possibile, la propaganda nazionalista.

Per questo il comunicato dell’agenzia ufficiale cinese rende noto anche, per la prima volta, che i ribelli tibetani vengono riforniti di armi e rifornimenti in genere dal Governo nazionalista di Formosa che ha attuato un ponte aereo a questo scopo.

Le ultime notizie pervenute a Kalimpong indicano che gli insorti tibetani, sebbene poco numerosi rispetto all'Esercito popolare e male equipaggiati, si preparano ad una lunga lotta. Si dice che le forze cino-popolari dislocate nel Tibet ammontino a 300 mila uomini. Quanto a Lassa la situazione appare tranquilla ma vige tuttora il coprifuoco notturno. Postazioni di artiglieria sarebbero state piazzate sulle colline circostanti, con le bocche dei pezzi dirette verso i quartieri più importanti della città.

Il Dalai e il Panchen
Alla testa del Comitato «per la creazione di un nuovo Tibet democratico» è stato posto il Panchen Lama. È questi il capo di una opposizione al Dalai Lama, esistente da lungo tempo nel Tibet ma sempre mantenutasi sul piano religioso fino a quando i cinesi non invasero il Paese. In quell'occasione il Panchen Lama prese partito a loro favore e fu per molti mesi ospite del Governo cinese a Pechino. La motivazione ufficiale della destituzione del Dalai Lama è che il capo religioso e politico del Tibet «non è libero delle proprie azioni essendo prigioniero dei ribelli».

Naturalmente questa spiegazione significa in realtà che il 23enne Dalai Lama è riuscito a sfuggire ai cinesi e si trova fra i combattenti rivoluzionari. Ciò conferma le notizie portate a Gangkok, capitale dello Stato indipendente, ma sotto protettorato indiano, di Sikkim, da numerosi profughi tibetani. Essi affermano che il giovane «dio-re» del Tibet sta marciando assieme a cinquemila guerrieri e a oltre mille monaci e novizi delle Lamaserie verso il sud del Paese onde organizzare la prosecuzione della lotta contro i comunisti.

Le stesse fonti affermano che oramai anche quei tibetani che non avevano voluto rischiare la vita e i beni prendendo partito per la rivolta hanno preso la via delle alte vallate per unirsi alle formazioni di partigiani e ai guerrieri della tribù Khamba, la prima ad iniziare la guerriglia contro i cinesi già due anni fa.

Nessuno e per nessun motivo, infatti, può privare della sua autorità il Budda reincarnato al quale essa deriva appunto dalla reincarnazione in lui, dell'anima del precedente Dalai Lama su su attraverso le generazioni fino al Goithama Budda. Nella storia del Tibet si racconta di Dalai Lama uccisi dai monaci (ma le autorità religiose hanno sempre tacciato di calunnia queste «leggende») quando vollero perseguire una «politica» contraria agli interessi del Paese e della fede ma mai un Dalai Lama fu deposto proprio perchè in esso alberga, secondo la credenza religiosa dei buddisti, l'anima immortale del Budda.


Lo scacchiere, geopolitico dell'Estremo Oriente prolunga sino all'Oceano Pacifico i profondi contrasti tra i popoli ancora nella prima fase storica della loro indipendenza; ma anche in quelle regioni per la maggior parte ancora incivili, esiste il drammatico
fenomeno dell'espansionismo sovietico, caratteristica della tragedia di metà Europa. Anche in Oriente il blocco bolscevico, capeggiato dalla Cina rossa, tende gradualmente ad occupare tutti i posti-chiave della situazione geografica: dopo la Corea, dopo l'Indocina, dopo il Tibet, dopo Quemoy ed Hong Kong l'incognita della guerriglia serpeggia in Birmania e nel Siam. Ora siamo però di fronte alla prima vera insurrezione popolare contro i comunisti, quella del Tibet. La Cina di Chang Kai Scek ha promesso aiuto militare: la minaccia di un vasto conflitto asiatico è ormai all'orizzonte.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400

Prossimi Eventi

Mediagallery

Prossimi EventiScopri tutti gli eventi