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IL PUNTO DEL DIRETTORE

La sfida di Pasqua: guardare al futuro

In un tempo sospeso tra Covid e Terza Guerra Mondiale andare avanti significa rifuggire la tentazione della resa, della rassegnazione. È l'obiettivo che ci dobbiamo dare tutti e si può riassumere in una frase che è più di uno slogan: «IO CI CREDO»

Marco Bencivenga

Email:

mbencivenga@laprovinciacr.it

16 Aprile 2022 - 21:10

La sfida di Pasqua: guardare al futuro

Guardare al futuro. Nonostante tutto. Guardare al futuro nonostante l’onda lunga della pandemia (18 morti e 4.153 contagiati nella nostra provincia solo nelle ultime due settimane, anche se dal primo aprile l’emergenza è ufficialmente finita…). Guardare al futuro nonostante la tragica crisi ucraina e i nuovi, precari, equilibri internazionali. Guardare al futuro nonostante l’aumento vertiginoso del costo dell’energia e delle materie prime. Guardare al futuro pur sapendo potrebbe costringerci a vivere con i caloriferi freddi o i condizionatori spenti. Guardare al futuro nonostante il ritorno dell’inflazione, il crollo delle nascite e le mille preoccupazioni che minano la nostra fiducia individuale e collettiva.

Guardare al futuro «nonostante» è la sfida cui siamo chiamati a dare risposta in questo giorno speciale e, ancor più, in questo tempo sospeso fra il Covid e la Terza Guerra Mondiale (non illudiamoci: il rischio è reale). Guardare il futuro significa prima di tutto rifuggire la tentazione della resa, della rassegnazione, del fatalismo; significa reagire, uscire dalla comfort zone e contrattaccare, anziché alzare bandiera bianca e lasciarsi trasportare dalla corrente. È ciò che hanno fatto alcuni giovani cremonesi di successo, come ben racconta l’ultimo numero di Mondo Business (se gli avete dato un’occhiata distratta, andatevelo a rileggere: ci troverete tante storie esemplari) ed è ciò che hanno scelto di fare i Comuni e le associazioni di categoria della provincia di Cremona che giovedì al Teatro Ponchielli hanno dato vita all’Associazione temporanea di scopo (Ats) proposta nel 2019 dal MasterPlan 3C di Confindustria e The European House Ambrosetti.

Nel tempo delle sigle incomprensibili (Ust, Asst, Npl, Uda, Isee, Tsrm, Pnrr…) la neonata Ats ha scelto di darsi un nome-slogan che è tutto un programma: «IO CI CREDO». Sulla carta intestata magari non starà benissimo, ma almeno trasmette un messaggio di positività e di speranza. L’importante è che l’Ats non si limiti a questo, ma offra risposte concrete ai bisogni di un territorio che - come ha spiegato Lorenzo Tavazzi dell’Area Scenari di Ambrosetti - ha specifici punti di forza ma anche innegabili punti di debolezza. Fra i primi, il Masterplan 3C segnala il primato provinciale dell’export (significa capacità di realizzare prodotti agroalimentari e manifatturieri apprezzati in tutto il mondo), una diffusa ricchezza pro capite (dato confermato in settimana dall’Istat, anche se in lievissimo calo), una grande offerta culturale e l’attivismo di una rete di volontariato senza eguali.

Fra le criticità, accanto allo storico gap infrastrutturale, spiccano l’aumento del tasso di disoccupazione fra i giovani e le donne, la ridottissima presenza di startup innovative, la pessima qualità dell’aria, l’altissimo indice di vecchiaia della popolazione e lo scarso appeal turistico (un palese controsenso in raffronto alla riconosciuta qualità dell’offerta artistica e culturale della provincia). Il Masterplan 3C - aggiornato da Ambrosetti rispetto alla prima edizione del 2019 per comprendere le conseguenze della pandemia - è stato definito da alcuni sottoscrittori «un’intuizione geniale» e da altri «un progetto sartoriale», creato su misura per la nostra realtà: di sicuro si tratta di un faro molto luminoso, che indica obiettivi chiari e la rotta da seguire per raggiungerli.

Non solo: «IO CI CREDO» si propone come modello di governance inclusiva, evocando coralità, senso di comunità e unità di intenti, con l’impegno di valorizzare ogni competenza presente sul territorio, a partire dalle università. Tutto bellissimo e condivisibile. A patto che non resti solo un catalogo di belle intenzioni e belle parole, però. Ora che lo strumento c’è, tocca agli uomini farlo funzionare. Onore a chi lo ha proposto e realizzato. Ma adesso che il faro è acceso, gli alibi sono finiti: eluderne le indicazioni, far prevalere gli interessi di parte e fallire gli obiettivi indicati sarebbe una gravissima responsabilità. Volere è potere, oltre che la miglior premessa possibile per tornare a guardare al futuro, nonostante tutto. Vale sempre e ancor di più oggi, giorno di Pasqua e di rinascita collettiva. IO... CI CREDO!

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