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Prandelli: «La Cremonese è un modello»

L’ex ct della Nazional: «Contento di rivedere la squadra nella massima serie dopo 26 anni. Un traguardo strameritato, il Cavalier Arvedi è una garanzia e anche sinonimo di programmazione»

Giovanni Ricci

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21 Maggio 2022 - 05:25

Prandelli: «La Cremonese è un modello»

Cesare Prandelli, ai tempi ct della Nazionale, con il vivaio della Cremonese all’inaugurazione del Centro Sportivo Arvedi il 19 settembre 2011

ORZINUOVI - «Sono davvero felice per questo ritorno nella massima serie della Cremo». L’intramontabile Cesare Prandelli, che compirà 65 anni ad agosto, interviene sulla recente promozione dei grigiorossi. Lui che nella Cremonese ha giocato dal ‘74 al ‘78, quattro campionati di C e uno di B. Inizia la chiacchierata proprio dal suo trascorso grigiorosso.

Da dove partiamo?
«Nella città dei violini ho dei ricordi fantastici e incancellabili, che abbino sempre anche alle persone che ho avuto la fortuna di incontrare. Io e Antonio Cabrini eravamo dei giovanotti che stavano maturando, piantine seminate in fase di crescita in un terreno fertile dove germogliare. Nella Cremo si viveva e sono convinto si viva ancora, bene. Anzi benissimo. Un posto da invidiare. La gestione famigliare pane e salame con Domenico Luzzara e Giuseppe Miglioli, ci permetteva di trovarci davvero bene a quei tempi. Ho vissuto anni simili anche ai tempi dell’Atalanta con la famiglia Bortolotti. Gestiva il club in modo da fare sentire tutti noi quasi dei figli. Poi con la Juve sono arrivati dei risultati più pratici sul campo».

Dal passato al presente. Mister il salto della Cremo in A si è rivelato una sorpresa o se lo aspettava?
«Si tratta di un traguardo. Frutto di una programmazione. È raro trovare nel mondo del calcio un personaggio come il Cavalier Arvedi. Un’icona, ma anche un fiore all’occhiello per serietà e lungimiranza. A mio avviso la promozione è il risultato di una programmazione precisa. Per la città e per il blasone societario la serie A sta a Cremona, come la Ferrari a Maranello».

Ma adesso arriva il bello come dice Ariedo Braida?
«Sono convinto che la società nel suo insieme saprà essere all’altezza della situazione. Credo proprio che l’idea non sia quella di fare una passeggiata in serie A, come ho sentito dire da un dirigente poco informato in un’intervista televisiva. Mi auguro che possa dare un segno tangibile al calcio nazionale e perché no anche a quello regionale, visto che in queste ore lo scudetto resterà sotto la Madunina».

Il calcio e i giovani. Un rapporto non facile?
«I nostri club puntano molto sugli stranieri. Questo è un problema del nostro calcio, non penso per la Cremo. In queste condizioni la crescita delle giovani speranze è veramente difficile. Fortunatamente ci sono club come la Cremonese, che quest’anno si è trasformata davvero in una vetrina che ha messo in mostra una miriade di promettenti elementi. Nel suo piccolo la Cremo va inserita nel gotha del calcio del domani. Una società modello».

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