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CREMONA: IL VIDEO

L'agente Villa commemorato al Ghisleri, l'abbraccio tra il questore Sinigaglia e il padre Enrico

Oggi avrebbe compiuto 52 anni il poliziotto della Stradale ucciso da un bandito al casello di Melegnano il 27 settembre 1995

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

09 Maggio 2022 - 14:50

CREMONA - Il 21 aprile scorso, raccontando chi fosse Stefano Villa alle studentesse e agli studenti dell’istituto Ghisleri -Beltrami, il questore Michele Sinigaglia aveva concluso con un auspicio: «Poter incontrare, alla cerimonia del 9 maggio, papà Enrico, poterlo abbracciare, potergli rinnovare quella riconoscenza da parte della Polizia di Stato che io rappresento in questa provincia, per il sacrificio di suo figlio». Dall’abbraccio ideale, all’abbraccio «affettuoso, sentito, fraterno», oggi tra il questore Sinigaglia ed Enrico Villa, papà dell’agente della polizia stradale Stefano Villa, medaglia d’oro al valore civile. Stefano, il diploma di maturità preso all’istituto per ragionieri Beltrami, oggi avrebbe compiuto 52 anni se un rapinatore seriale di caselli autostradali non lo avesse ucciso esplodendogli un solo colpo di pistola al cuore, al casello di Melegnano, il 27 settembre del 1995, 27 anni fa. Ventisette, come il numero di assalti ai caselli messi a segno da Marco Antoniali, il bandito anche lui ucciso quel giorno, colpito dal capo pattuglia di Stefano.

Nel cortile della scuola, alla cerimonia c’erano tutte le autorità, militari e civili, a cominciare dal prefetto Corrado Conforto Galli, Federica Deledda, comandante provinciale della Polizia Stradale, i comandanti provinciali di Arma, colonnello Giuliano Gerbo, e Guardia di Finanza, Cesare Maragoni, il comandante della Polizia locale, Luca Lubini. C’erano il sindaco di Cremona Gianluca Galimberti, con l’assessore Barbara Manfredini, e Pier Luigi Fontana, vice sindaco di Castelvetro Piacentino, dove Stefano abitava con papà Enrico e mamma Carmen (scomparsa alcuni anni fa). C’erano i poliziotti in pensione. I ragazzi in cortile, i loro compagni alle finestre. L’insegnante Rossella Frigeri, le note del Silenzio suonate alla tromba da Giulio Gigliotti, la benedizione di don Aldovini, il violino suonato da Alice Patruschev.

Il discorso della preside Simona Piperno

"L’istituto Ghisleri-Beltrami si unisce commosso e partecipe alla commemorazione dell’agente ed ex studente Stefano Villa. Per ragioni organizzative, è qui presente solo una ristretta rappresentanza dei nostri gli studenti, ma tutti sono stati coinvolti in percorsi atti a rappresentare la vita e l’esperienza di Stefano. Sua eccellenza, il signor Questore ha dedicato personalmente parte del suo tempo a ricordare la memoria di Stefano ed è per noi motivo di orgoglio poter vivere, insieme alla Polizia di Stato, un momento così significativo e poter ospitare il padre di Stefano, a cui simbolicamente ci stringiamo in un commosso abbraccio. La cerimonia di oggi si inserisce in un quadro pedagogico e didattico noto come ‘Educazione alla legalità’ che comprende progetti, attività, proposte all’interno delle nostre classi con l’obiettivo di creare un legame virtuoso tra i giovani cittadini, le Istituzioni e le forze dell’Ordine e promuovere il senso di responsabilità del singolo verso la collettività, l’educazione alla legalità e il contributo che l’istituzione scolastica offre affinché possano ridursi, nell’immaginario azzerarsi, quelle circostanze che hanno portato ad armare una mano, a premere un grilletto, a commettere un atto illecito. La scuola è comunità educante e lo vuole essere, sensibilizzando i ragazzi e facendo loro conoscere anche eventi come questo affinché l’agente Stefano Villa diventi per tutti un simbolo di legalità e sacrificio. Mantenere viva la memoria di Stefano si traduce per noi in un impegno a promuovere altre e sempre nuove iniziative di supporto alla legalità, al rispetto delle regole, alla partecipazione al bene comune".

L’intervento di Elena Anghinoni, 18 anni, studentessa al quarto anno del Ghisleri, a nome di tutti gli studenti

"Siamo qui oggi riuniti in questo giorno speciale per onorare la memoria di Stefano Villa, il quale ha frequentato il nostro Istituto. L’intervento e la collaborazione del Corpo di Polizia di Cremona e del Signor Questore ci hanno dato la possibilità di conoscere la grande persona quale è stata. La sua storia è stata profondamente toccante in quanto esempio di coraggio, forza di volontà, amore per la divisa e per la Patria che ha degnamente rappresentati durante la sua carriera. Dalla presentazione abbiamo colto quanto valore avesse per lui il senso di responsabilità, la dedizione per il lavoro svolto e la tenacia con cui ha affrontato le situazioni più complicate. E’ importante che non svanisca il suo ricordo affinché possa essere un punto di riferimento e un simbolo di sacrificio verso il prossimo anche per le generazioni future come lo è per noi".


La lettera di papà Enrico allo studente Loris

Il 21 aprile scorso, Loris aveva fatto una domanda al questore e alla comandante provinciale Deledda: "Perché non viene commemorato il malvivente? Mi spiego: aveva una sua vita, non sappiamo i suoi problemi, era stato licenziato, magari anche lui aveva un figlio, magari anche lui stava cercando di guadagnare per suo figlio". Alla cerimonia di oggi, papà Enrico è arrivato con un foglio: 15 righe, la sua risposta a Loris. "Carlo Loris, sono Enrico, il papà di Stefano Villa, cercherò di rispondere alla tua lecita domanda, a cui mi pare tu abbia in parte già risposto, chiamandolo bandito. Una persona di questo livello dovrebbe essere ricordata? Dai suoi genitori e parenti certamente sì, da me no e ti dirò di più: da informazioni ricevute da chi ha svolto le indagini è emerso lo squallore di questa persona, in quanto risulta avesse avuto un tenore di vita molto superiore alle sue possibilità. Possedeva una moto di grossa cilindrata, un Rolex d’oro, una catena d’oro di alto valore e spesso e volentieri frequentava sale da gioco e night club, oltretutto si prendeva gioco delle forze dell’ordine con telefonate ingannevoli per depistare eventuali indagini. Caro Loris, per me e per mia moglie il 27 settembre 1995 è finito il mondo, mentre per lui era solamente la ventisettesima rapina. Con affetto e stima, Enrico Villa".


Il conforto del vescovo Antonio Napolioni

"Voglio portare avanti la figura di Stefano", dice, commosso, papà Enrico, al quale arriva il conforto del vescovo Napolioni attraverso le parole di monsignor Zucchelli.

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