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«La compagna Natalia», negli anni'60 noi crescevamo così

Gabriele Vacis presenta il romanzo postumo della moglie Antonia Spaliviero. Storia al femminile tra inquietudine adolescenziale e beat generation

Paolo Gualandris

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pgualandris@laprovinciacr.it

30 Marzo 2022 - 05:25

CREMONA - «Un vecchio e un bambino si presero per mano e andarono insieme incontro alla vita...». Citando una delle canzoni più note di Francesco Guccini si entra, anche, nel «mondo» de «La compagna Natalia», romanzo di formazione al femminile ambientato a fine anni Sessanta, meravigliosi e al tempo stesso dolorosi, di Antonia Spaliviero. Volendolo dedicare proprio alle nuove generazioni, questo libro aiuta a scoprire il mondo nel quale sono cresciuti i loro genitori, o più probabilmente i loro nonni.


Il romanzo è al centro della videorubrica «Tre minuti un libro», curata da Paolo Gualandris, da oggi online sul sito www.laprovinciacr.it. A parlarne è Gabriele Vacis, noto regista teatrale e drammaturgo. È la prima volta che a presentare del libro non è l’autore: «Perché Antonia non c’è più, è morta nel 2015, era mia moglie - spiega con grande dolcezza e coinvolgimento emotivo Vacis-. Con nostra figlia Giulietta abbiamo rimesso insieme questo romanzo che lei aveva scritto, ma che non aveva mai messo in ordine, un lavoro non facilissimo pur se molto bello perché è stato un po’ come continuare continuare a stare con lei». Antonia Spaliviero, una vita dedicata alla scrittura per il teatro e come agitatrice teatrale, diciamo così, nata a Vo’ nel 1954 e cresciuta a Settimo Torinese. Fondatrice del La-boratorio Teatro Settimo, ha dedicato la vita alla scrittura per il teatro ed al teatro fuori dai teatri: dalle scuole alle fabbriche. Questo è il primo dei romanzi che non aveva pubblicato. È una storia di formazione che racconta, per dirla con le parole dello stesso Vacis, «le giornate di un’adolescente inquieta».

Fine degli anni Sessanta, periferia torinese, una ragazzina, terminate le scuole medie, viene iscritta dai genitori a una scuola sperimentale per segretarie d’azienda, ospitata in un più grande istituto per periti tecnici, esclusivamente maschile e maschilista. Ogni giorno quando arriva in classe trova seduta al suo banco una ragazza diversa dalle altre. È la compagna Natalia, perfetta, inimitabile, per quei libri dalla copertina bianca e dai titoli rossi sul banco o per quei baci scambiati davanti scuola, senza imbarazzo. Forse per questo lei e le compagne tendono «ad evitarla pur essendo, tutte, fortemente attratte dalla sua aura». Dapprima è un’amicizia tra due ragazze, Natalia e la protagonista (che nel libro è senza nome) e i modi spregiudicati dell’amica (arriva fino a baciare davanti a tutte il suo «uomo-maturo» e si fa esonerare dall’ora di religione) sono come un magnete e un contagio: un’amicizia che crescerà per i tre anni della scuola.

Ma non solo, il vento del Sessantotto è arrivato anche in quell’istituto tecnico, lei diventerà una forza di emancipazione per tutte, destinata alla fine, come peraltro accaduto a tutte le avanguardie, a un superbo isolamento. Ma la storia, che si esprime in questa amicizia totalizzante, è solo in parte quella della formazione di una giovane che impara «come gira il mondo». Ci sono due livelli di lettura di questo libro: quello dell’amicizia, del suo nascere, crescere e svilupparsi, a volte perfino contrastata come tutte le amicizie peraltro, e quella del racconto degli anni «con il furore del mutamento», per dirla sempre usando parole di Vacis.


«Racconta di un’adolescenza negli anni immediatamente successivi al ’68 in una periferia dove appena qualche anno dopo sarebbero poi si sarebbero sviluppati fenomeni come Prima Linea e le Brigate Rosse. Non si può parlare di quegli anni senza raccontare questa narrazione. E la compagna Natalia da questo punto di vista credo che sia abbastanza esemplare perché partiamo da una ‘semplice’ compagna di classe, come all’inizio è Natalia, e poi invece diventa la compagna nel senso di comunista, mentre la protagonista è cresciuta in parrocchia. Quindi c’è questo strano connubio, che sfocia nel contrasto. Due personalità completamente differenti, due ragazze molto intelligenti, con grande carattere, che si incontrano e che piano piano scoprono le loro differenze, che poi si proietteranno proprio nel sociale nei grandi eventi di quegli anni. Sono storie personali che a quel punto esplodono nel nella grande Storia».


Il racconto fluisce morbido, la vicenda è «includente», quello di Spaliviero è un talento puro che purtroppo non ha trovato pubblicazione in vita. «Scrivere è sempre stato un suo desiderio- ricorda Vacis-. Però è sempre stata distratta da altre cose e forse io sono anche un po’ responsabile di questo, perché ovviamente la spingevo a lavorare con me e forse avrei dovuto lasciarle più libertà».
Sono gli anni della scoperta del beat, di questo mondo che non ti aspettavi, che viene da lontano, dall’America, che può smuovere gli animi. Un mondo di prosa, letteratura, arte. «Quelli erano gli anni di grande scoperte - sottolinea Vacis-. C’è un personaggio che mi piace molto: la professoressa di italiano, che sembra una bigotta, o almeno le ragazze hanno di lei questa opinione. Natalia la prende perfino un po’ in giro. E poi invece si scopre che il suo beniamino è Jack Kerouac, che lei è costretta a parlare di D’Annunzio dai programmi ministeriali ma che adora l’autore di ‘On the road’, legge le poesie di Gregory Corso. La beat generation è il suo punto di riferimento. Quindi sì, erano momenti di grandi scoperte. Nel romanzo c’è la scena del tradurre il testo di ‘The sound of Silence’ di Simon e Garfunkel: anche questo per le ragazze una scoperta assoluta, perché in italiano queste canzoni venivano tradotte in modo banale tipo ‘se tu guardi gli occhi miei che hanno visto gli occhi i tuoi’ e stupidaggini simili. E poi, finalmente, riuscendo a tradurre il testo dicono: cavolo questo è un altro mondo, esiste un altro mondo».

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