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Maurizio Codogno presenta "Chiamatemi Pi Greco"

A raccontarne la storia, in maniera anche aneddotica e divertente è un “matematto divagatore” laureato in matematica e in informatica, già autore di numerosi libri

Paolo Gualandris

Email:

pgualandris@laprovinciacr.it

13 Aprile 2022 - 05:25

CREMONA - La maggiore approssimazione fin qui raggiunta è di 62 mila 800 miliardi di cifre decimali, cioè dopo la virgola. Un numero così complicato che è perfino difficile riuscire a dirlo. Lo hanno individuato, grazie a un super computer i matematici dell’università svizzera dei Grigioni. Ma ancora non è quello giusto. Perché quello definitivo, finale, non esiste.

La cifra si riferisce a uno dei più grandi misteri della storia dell’umanità e della scienza: il valore esatto del Pi Greco - π – sul quale si sono scervellati studiosi di ogni epoca e di ogni latitudine senza arrivare a individuare un numero finito. Tutto viene dalla domanda primigenia: «Il volume della sfera qual è? Quattro terzi Pi Greco erre tre».

E’ un numero, ma si chiama con una lettera; si dice che vale 3,14…, eppure nessuno sa esattamente il suo vero valore, nasce insieme alla circonferenza e appare nei posti più impensati.

A raccontarne la storia, in maniera anche aneddotica e divertente (“Perché solo così ci si può scrivere sopra un libro senza annoiare” ) è Maurizio Codogno, “matematto divagatore” laureato in matematica e in informatica, già autore di numerosi libri di divulgazione, tra cui Matematica in pausa caffè, Numeralia e Scimmie digitali, oltre che essere uno dei più longevi contributori di Wikipedia e socio fondatore nonché portavoce di Wikimedia Italia. Il suo blog sul «Post» è tra i più seguiti. Lo ha fatto nel volume “Chiamatemi Pi Greco, biografia del numero più famoso della matematica”, che presenta nella videorubrica “Tre minuti un libro”.

“L’idea di partenza – ricorda - era raccontare il Pi Greco ai miei gemelli di 12 anni, ho recuperato tutte le informazioni che riuscivo a trovare e le ho assemblate in maniera spero divertente perché altrimenti davvero non vale la pena di leggere un libro di questo tipo”.

Tanto per stare in tema di stranezze, va ricordato che Pi Greco è un numero rappresentato da una lettera greca, che però non è stata assegnata a quel numero da dei greci. Codogno sottolinea che “soltanto in un libro del 1706 di William Jones è stato definito il rapporto tra la circonferenza il diametro di un cerchio con l’iniziale della parola greca periferia che significa non soltanto periferia, ma per i matematici anche circonferenza. Però Archimede che è stato il primo ad aver davvero cominciato a capire quante cose stessero dietro P Greco non l’aveva assolutamente chiamato così, anzi non l’aveva nemmeno chiamato, aveva semplicemente detto: il rapporto sta più o meno vicino a tre è un settimo al limite e 3:10 settantunesimi di più non sappiamo dire al momento”.

La cosa stupefacente è che lo studio del Pi Greco è un fenomeno mondiale che attraversa l’intero arco dell’umanità, ha visto impegnati scienziati indiani, asiatici, gli scienziati antichi e del Medioevo, i moderni.

“Bisogna anche tenere conto che noi generalmente quando studiamo a scuola la matematica vediamo quasi soltanto la parte greca – ricorda Codogno- che è sicuramente importante perché i greci sono i primi ad aver cominciato a fare davvero matematica. Ma ci dimentichiamo che ovviamente non è che la matematica fosse appannaggio solo dei greci, lo era di tutto il mondo. Il Pi Greco è concetto facile da vedere anche se non da calcolare esattamente.

Già gli antichi egizi e i babilonesi cominciarono a dare delle stime; poi ci sono stati dei cinesi, ci sono stati degli indiani che, tra l’altro, hanno lasciato stime molto migliori di quelle che avevamo noi fino al Medioevo. Chiaramente, nell’età moderna i recordmen del Pi Greco sono di tutto il mondo. I giapponesi, per esempio, erano stati bravissimi negli anni ‘70 e ‘80 del secolo scorso. Adesso il record mondiale ce l’ha l’università svizzera dei Grigioni”.

Una realtà impressionante è che neppure l’arrivo degli onnipotenti, onnipresenti, onniscienti computer ci aiutato a risolvere definitivamente questo problema, che è destinato a restare un mistero per l’eternità.

“Probabilmente sì – ammette Codogno - perché io sarei già molto stupito se con il computer o senza il computer riuscissimo a scoprire che Pi Greco è un numero normale e fa ridere a sentirlo così, perché in matematica è significativo come un numero normale è praticamente un numero non si distingue da un numero casuale. Ovviamente Pi Greco è tutto meno che casuale, però penso che praticamente tutti i matematici siano convinti che ha le stesse probabilità di un numero casuale”.

Questa grande insicurezza poi in realtà ha stimolato un grande dibattito (e anche un gioco di prese in giro reciproche) tra scrittori e matematici, alcuni passaggi del quale vengono ricordati nel libro.

Conclude Codogno: “Tra gli scrittori ci sono poesie sul Pi Greco. Umberto Eco ne ha parlato all’inizio del Pendolo di Foucault, in maniera un pochino strana diciamo, tanto che non sono riuscito a capirlo esattamente. I matematici, però, generalmente vanno avanti per conto loro e su queste cose lasciano la letteratura ai letterati e proseguono per la loro strada. C’è anche un intervento di Dante, che però non era direttamente sul P Greco. Nel Paradiso spiega come ci sono i ‘poveri geometri’ che cercano di quadrare il cerchio, quindi appunto di calcolare esattamente il valore del Pi Greco, e non ci riescono. Il che dimostra, tra l’altro, che l’Alighieri, oltre che essere un letterato, aveva comunque una certa quantità di conoscenze matematiche, come peraltro tutte le persone colte del suo tempo, quindi sapeva, o intuiva, il problema dietro il Pi Greco: nessuno ne conosceva il valore".

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