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LA MOSTRA

A Villa Medici del Vascello nel «mare» di Lanfredini

Diciotto opere e cinquantadue poesie da tutto il mondo per trovare una rotta oltre le colonne d’Ercole

Marco Bencivenga

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mbencivenga@laprovinciacr.it

27 Aprile 2022 - 05:30

SAN GIOVANNI IN CROCE - Diciotto opere uniche in un contenitore straordinario: Villa Medici del Vascello. Si intitola «Traversamenti» la mostra evento che, inaugurata sabato a San Giovanni in Croce, sarà visitabile fino al 5 giugno nelle stanze e nel parco della storica dimora di Cecilia Gallerani, la nobildonna milanese divenuta celebre come la «Dama con l’Ermellino» di Leonardo Da Vinci.

Protagonista assoluto dell’esposizione: Italo Lanfredini, lo scultore di Sabbioneta noto al grande pubblico per «La Silenziosa», l’incredibile casa-laboratorio che ha creato a Commessaggio, e per aver creato il «Labirinto di Arianna», monumentale opera di arte contemporanea sui Monti Nebrodi (in Sicilia) che nel 1988 vinse il Concorso di scultura internazionale indetto da Antonio Presti e che con altre undici meraviglie dà vita al museo all’aperto «Fiumara d’arte».

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L’esposizione si snoda nel parco e negli interni della villa che fu dimora di Cecilia Gallerani la «Dama con l’Ermellino»

A Villa Medici del Vascello Lanfredini ripropone la sua arte fatta di opere che non sono da ammirare a distanza, ma da attraversare, da toccare, da calpestare. Insomma, da vivere.

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«La soglia del viandante smarrito» (sette elementi in quercia e olmo che accompagnano il visitatore verso il parco)

Sono sculture, soglie e installazioni che dialogano fra loro e con il palazzo e il parco che le ospita, coniugando materia e poesia, oggettività e suggestioni. Opere che sorprendono, che indagano il senso della vita ed esaltano l’importanza della luce. Un’opera, in più, rende omaggio ai cent’anni di Mario Lodi, il pedagogista di Piadena che a San Giovanni insegnò per oltre sette anni, di cui l’artista fu amico personale: è «La scernita», opera composta da oltre mille terracotte filtrate da un grande setaccio. Non meno suggestivi sono i «Nidi» che si elevano verso il cielo all’ingresso della villa-fortezza, «La soglia del viandante smarrito» (sette elementi in quercia e olmo che accompagnano il visitatore verso il parco) e le «Piroghe - Mari» arricchite da ben 55 poesie composte da autori di tutto il mondo: fra gli altri, Mathura, John Kinsella, Evelina Schatz, Jean François Bory, Alice-Catherine Carls e Maria Grazia Calandrone. Ognuno racconta nella sua lingua d’origine il mare, il navigare, i viaggi interiori e le traversate nell’ignoto, legami interrotti e invisibili connessioni. 

Ho invitato cento poeti a navigare e a remare nel mare insieme a me, inviando a ognuno di loro le immagini delle mie piroghe, senza aggiungere niente, perché sono contrario a ogni muro e a ogni limitazione

«Ho invitato cento poeti a navigare e a remare nel mare insieme a me, inviando a ognuno di loro le immagini delle mie piroghe, senza aggiungere niente, perché sono contrario a ogni muro e a ogni limitazione - rivela Lanfredini -. Mi hanno risposto 15 poeti italiani e altri 37 da ogni parte del mondo: Australia, Grecia, Ecuador, Turchia, Francia, Russia, Norvegia, Cina, Giappone, perfino un’indiana d’America.. Sono quasi tutti docenti universitari e poeti di successo. Alcuni mi hanno mandato testi scritti di loro pugno, altri versi dattiloscritto che ho copiato e riportato con la mia grafia sulle matrici cromatiche che completano l’opera. Il mare è di per sé un invito al viaggio e alla conoscenza e la poesia mi ha dato la possibilità di dirigere la mia prua in mille direzioni. Le Colonne d’Ercole esistono? Sì, ma come diceva Paul Gauguin per attraversarle basta «voler volere»: il giovane tenta, si butta; chi rinuncia, chi non traversa, al contrario, si condanna alla vecchiaia. Il lavoro preparatorio di quest’opera è durato due anni, ma ora il frutto di tanto impegno è qui da vedere».

E non poteva aver contenitore migliore di una villa che si chiama Medici… del Vascello. «Essendo nato a Sabbioneta, ho sempre bazzicato da queste parti e sono sempre stato affascinato dalla figura di Cecilia Gallerani, non una donna di facili costumi, come si pensa subito quando si parla di un’amante, ma una raffinatissima umanista, aperta all’arte e alla poesia, dalla quale l’innamoratissimo Ludovico il Moro ebbe un figlio, Cesare, morto purtroppo a soli vent’anni a causa della sua obesità – ricorda Lanfredini -. Quando Leonardo da Vinci la ritrasse, Cecilia Gallerani mandò un cavaliere a Mantova per mostrare per trenta giorni alla sua amica Isabella d’Este il capolavoro che sarebbe diventato famoso in tutto il mondo come la Dama con l’Ermellino. Anche quella fu una traversata molto impegnativa…».

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Italo Lanfredini e le «Piroghe - Mari» arricchite da ben 55 poesie composte da autori di tutto il mondo

Fuori dalla villa suscitano meraviglia «Shangai» (un gioco artistico vicino alla casina olandese), «Kouros e Korai» (con una magìa di specchi nel pozzo) e - oltre il laghetto - «Grembo del seme», un nido con dodici uova che dall’alba al tramonto come ingranaggi di un orologio si girano in rapporto al sole. L’opera vuole essere un omaggio al grande scultore Costantin Brâncusi e nasconde una sorpresa all’interno di ogni uovo, oltre a ricordare l’importanza della memoria, perché – come ammonisce Lanfredini - «non si può andare avanti se ogni tanto non ci si guarda indietro».

(MONTAGGIO: ANGELO GHIDELLI)

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