Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

SHOW AL PONCHIELLI

Giacobazzi: «La Provincia, auguri per i tuoi 75 anni»

Venerdì 29 aprile è il compleanno del quotidiano. E la dedica speciale è dell'attore comico. Il presidente Crotti: «Una serata di allegria»

Nicola Arrigoni

Email:

narrigoni@laprovinciacr.it

28 Aprile 2022 - 05:25

CREMONA - Una dedica tutta speciale per il giornale La Provincia di Cremona e Crema che domani, venerdì 29 aprile, compie 75 anni. «Anche Giacobazzi legge la Provincia, arrivo a Cremona e mi informo» - afferma simpaticamente l'attore e cabarettista in città per il suo show «Noi. Mille volti e una bugia» al Teatro Ponchielli

«Beh, anche Giacobazzi legge La Provincia. Arrivo a Cremona, mi informo. La Provincia, 75 anni, i miei migliori auguri per altri 75».

Ieri sera Andrea Sasdelli, in arte Giacobazzi, prima di andare in scena al Teatro Ponchielli con il suo show «Noi-Mille volti e una bugia», ha voluto regalare una clip ai lettori del nostro giornale che domani compirà 75 anni, celebrando le nozze di platino con i cremonesi. «Una serata di allegria, un’occasione per distrarsi: ce n’è bisogno, ne sentiamo tutti la necessità — ha dichiarato Riccardo Crotti, presidente della Società Editoriale Cremonese —. Credo che un po’ di leggerezza faccia bene a tutti».

dedica ai lettori

La pagina che La Provincia ha realizzato per ringraziare i suoi lettori

«La Provincia» tornò in edicola il 29 aprile 1947, anno primo, numero 1, dopo la caduta del fascismo e la chiusura del giornale voluto da Roberto Farinacci, «Il Regime fascista» .

Ieri sera teatro tutto esaurito per lo spettacolo «Noi. Mille volti e una bugia», appuntamento promosso da Puzzle S.r.l. in collaborazione con «La Provincia Quotidiano di Cremona e Crema».

L'ultima volta di Giacobazzi al Ponchielli è stato il 13 febbraio 2020. Dopo una settimana sarebbe accaduto l’imprevedibile, compresa la chiusura dei teatri a causa del Covid... E da qui, quasi da un non detto: «Dove eravamo rimasti» ha preso il via l’one man show di Giacobazzi che non può non ripensare a due anni di stop, al lockdown, a un periodo duro per tutti in cui Andrea Sasdelli se l’è dovuta vedere con madre, moglie e figlia, la triade malefica. «A me, intellettuale di casa, mia moglie ha dato il compito di seguire mia figlia in Dad... Quando non sapevo rispondere alle domande della maestra, mi bastava staccare la connessione ed era fatta. Poi sono dovuto andare a fare la spesa: ricordate eravamo vestiti come quelli di CSI Miami». La caccia al lievito, il pane fatto in casa duro come marmo: la comicità di Giacobazzi riporta alla mente lo stop di due anni fa, ma con leggerezza e c’è spazio anche per una confessione sussurrata: «Io temevo di non rivedervi più».

Premessa dovuta, ma non scontata che s’inserisce nel racconto autobiografico che il comico fa di sé, sostenuto da una scenografia luminosa che ricorda l’interno di un camerino, anche se la maschera che Sasdelli si è inventato non nasce in teatro, ma bensì dall’esperienza radiofonica della metà degli anni Ottanta, dalle figure di una Romagna felix in cui le voci della notte radiofonica costruivano corpi e sogni. E se si parte con la citazione di «Uno, nessuno e centomila» di Luigi Pirandello, piuttosto che del Ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde, è un attimo «scivolare nel Grande Fratello Vip per consolarsi e non sentirsi proprio così scemi e messi mali», afferma Giacobazzi che a stento trattiene la risata, che confessa che i comici sono quelli che cuccano meno e una risata di una signora da un palco lo costringe a ridere a sua volta.

«Noi. Mille volti e una bugia» è una confessione divertita, una racconto che incoraggia la risata, in cui le maschere che ogni giorno indossiamo la fanno da protagoniste. Parlare di maschere vuol dire parlare di Carnevale, della giornata con gli amici, tutti vestiti da carte da gioco, «tranne Carlo mascherato da Marilyn Monroe, in realtà da Alice nel paese delle meraviglie. In quel carnevale Carlo dichiarò di essere gay, ma gli amici già lo sapevano», racconta Giacobazzi. Anche perché dietro le maschere ci si rivela, anche se «per Samu carnevale era l’occasione per prendersi delle sbornie pazzesche».

Indossare le maschere è un’arte che s’impara da bambini quando al no di mamma e di papà si passa dai nonni per ottenere quello che si vuole. «A scuola dalla pianta di cactus al cavallo che non ho mai avuto, agli zii, prozii, ho fatto una strage pur di non essere interrogato, afflitto da lutti improbabili» racconta. E allora, al di là delle singole battute, al di là dei personaggi, veri o inventati che Giacobazzi descrive, al di là di tutto questo, ciò che fa Andrea Sasdelli è rendere omaggio alla magia del teatro che è l’incontro fra persone vive, non in call, non in chiamata, ma presenti, in carne e ossa una a fianco all’altra, l’una di fronte all’altra, all’attore che recita e si racconta, forse si confida e si svela.

Giacobazzi qualche bugia ieri sera l’avrà pure detta, ma le maschere in cui si è specchiato ci appartengono, hanno saputo divertire e anche commuovere, si sono mostrate in tutta la loro magica fragilità, una, nessuna e centomila maschere di cui si è riso, sorriso, in cui ci si è specchiati, consapevoli che alla fine sono solo maschere. E peccato che in latino maschera si dica persona e qualcosa vorrà pur dire. Alla fine l’applauso di un Ponchielli strabocchevole è caloroso, interminabile e non potrebbe essere altrimenti.

FOTO E VIDEO: FOTOLIVE/SALVO LIUZZI

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400