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AL PONCHIELLI: IL VIDEO

Il concerto. Fiorella Mannoia, speranze e cicatrici

La cantante ritrova il calore del pubblico cremonese. «Il teatro pieno è una festa anche se abbiamo un peso sul cuore»

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29 Aprile 2022 - 08:40

CREMONA - «Qui c’è gente che spera, in mezzo a gente che spara»: Fiorella Mannoia sceglie Padroni di niente, una canzone che fa inequivocabilmente riferimento alla guerra, per inaugurare la scaletta del suo ritorno a casa teatrale, nella città che, da sempre, la accoglie a braccia aperte. «È bellissimo tornare dopo tanto tempo in un teatro che sento un po’ mio come questo. Non sapete che gioia proviamo noi dal palco nel rivedere i teatri pieni. Per noi è una festa, sarebbe una festa completa se non fosse per questo peso nel cuore che tutti ci portiamo dentro, causato dalle immagini che ogni giorno vediamo. Ma ognuno continua a fare il proprio lavoro. Noi cercheremo di darvi due ore di emozioni. Vi ringrazio doppiamente per esser qui».

Raffinatissima come sempre, ma mai come in questa serata disposta a cantare cicatrici, paure, speranze e quel coraggio da combattente che da sempre attraversa il suo repertorio, Fiorella Mannoia torna nei teatri arricchita da un’esperienza importante: la della conduzione del programma televisivo La versione di Fiorella, dalla quale il tour in corso prende il nome. «Ci sono canzoni che cambiano di significato a seconda dei tempi che viviamo. Questa pesa come un macigno sul cuore: io sto col popolo ucraino. Questi potenti che bombardano popolazioni civili inermi mi fanno schifo», dice dopo aver cantato Il peso del coraggio, un brano che arriva tra un classico come I treni a vapore, un omaggio a Lucio Battisti con Io vivrò senza di te, e uno a Fred Bongusto con Amore fermati.

Se nella platea del teatro si nota l’amico Frankie Hi-NRG ad applaudirla - insieme a un pubblico che sfiora il tutto esaurito - è di un altro amico, Samuele Bersani, l’intensa interpretazione di Crazy boy. Ma è una scaletta davvero costellata di omaggi quella di ieri sera, fitta di citazioni incrociate, di andate e ritorni da un artista all’altro, tutti cari a Mannoia e tutti in qualche modo organici alla poetica della cantante romana. Fra loro anche Renato Zero con il classico Cercami del 1988, Lucio Dalla con Cara (correva l’anno 1980), Princesa firmata da De André e Fossati in Anime Salve, Generale di De Gregori e Sally di Vasco Rossi. Una scaletta che fa tappa, ovviamente, anche lungo i capitoli più celebri della carriera di Fiorella: Il cielo d’Irlanda, Quello che le donne non dicono, Come si cambia.

La band, composta da Diego Corradin alla batteria, Claudio Storniolo al pianoforte e alle tastiere, Luca Visigalli al basso, Max Rosati e Alessandro De Crescenzo alle chitarre, e Carlo Di Francesco alle percussioni e alla direzione musicale, sembra cambiare rotta rispetto agli ultimi tour: Fiorella rinnova gli arrangiamenti, ma senza voler suonare nuova a tutti i costi e senza cedere alle sirene del pop più luccicante. Gli strumenti acustici sul palco abbondano - a metà scaletta spunta anche una fisarmonica -, qua e là le venature rock si fanno sentire con solide chitarre elettriche, mentre i momenti più intimi sembrano davvero avvicinare le pareti del teatro, e trasformare la sala in un palco domestico. Tutto appare schietto, naturale, per nulla filtrato. Se ormai si perde il conto di tutte le grandi serate regalate da Mannoia al pubblico di Cremona - forte di una alchimia innegabile con i fan che puntualmente affollano il Ponchielli a ogni sua uscita - quella di ieri sera, da oggi, è incastonata fra le migliori performance di sempre. Ed è già conto alla rovescia per la data di domani con Claudio Baglioni.

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